In doppia fila sullo sfondo

In un sabato pomeriggio di inizio primavera, Raffaele Clemente, Comandante Generale della Polizia Locale di Roma Capitale (definizione che già da sola meriterebbe qualche approfondimento), twitta a ripetizione le foto di una Ferrari grigia abusivamente parcheggiata in Via del Corso. Sembra un acquerello mediterraneo: molte energie sprecate, assembramenti di curiosi accanto al macchinone e su Twitter, gente che suggerisce di buttare l’auto nel fiume (il famoso odio in rete di Laura Boldrini), il Comandante che comunica, sempre via Twitter, che fra la gente lì intorno è scattato l’applauso. Poi arriva il carro attrezzi, arrivano le ganasce, da ultimo anche l’automobilista impenitente si fa vivo (forse qualcuno lo ha avvisato via Twitter), paga la multa e se ne va “come un comune automobilista“.

Scartata l’ipotesi di citare il solito Flaiano, come verrebbe spontaneo fare in casi del genere, resta evidente l’enorme confusione di ruoli e sentimenti di tutta la vicenda.

A che titolo, per esempio, il Capo della Polizia locale twitta le mirabolanti gesta del servizio che dirige? Chi lo ha investito di un simile compito? Francamente non si capisce. Se queste sono le scelte comunicative (scelte d’avanguardia e un po’ spericolate) della Polizia di Roma perché mai deve essere proprio il suo massimo dirigente ad occuparsene personalmente? Oppure la grande visibilità social di Clemente è un plus che il Comandante aggiunge alle sue già vaste responsabilità?

Esiste in ogni caso un problema di ruoli e di opportunità che non dovrebbe consentire eccessive approssimazioni. La Polizia Locale di Roma Capitale in questi mesi è stata sovente al centro delle cronache per aver più volte invitato i cittadini a segnalare via Twitter violazioni del codice da sanzionare. Lo ha fatto con grande leggerezza, senza troppo curarsi delle complesse questioni di privacy che separano le conversazioni di rete fra pari dal ruolo dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini.

Così prima Clemente invitava con decisione su Twitter a segnalare la targa dei veicoli da multare, poi indicava ai cittadini, attraverso la policy del profilo Twitter della Polizia da lui diretta, l’esatto contrario:

Occorre dire che la diffusione online, senza i presupposti di legge, di un dato personale, quale la foto della targa di un’auto in sosta irregolare o che ritragga i passeggeri della medesima, o passanti sulla pubblica via, potrebbe configurare una violazione delle norme sulla protezione dei dati personali.

Entusiasmo ed approssimazione insomma e anche qualche condizionale di troppo visto che era evidente fin da subito che pubblicare online simili dati era una chiara violazione delle norme vigenti. Ma prima ancora di tutto questo twittare a ripetizione, questa storia racconta una banalizzazione degli strumenti di rete da neofita assoluto. Zero analisi, nessuna comprensione, solo un’intuizione superficiale nella quale la buona fede sembra l’unica dote richiesta per sconfiggere i cattivi ed avvicinare il proprio ruolo istituzionale al sentimento dei cittadini.

Bastasse questo la politica sarebbe tutta rose e fiori digitali. Buffetti amichevoli e pacche sulle spalle fra grandi amici: purtroppo non è così semplice.

Esiste uno spazio di collaborazione digitale molto ampio fra cittadini e forze dell’ordine, fra amministrati ed amministratori: per esempio il Sindaco Marino potrebbe in tempi brevi e con strumenti informatici che già esistono da anni mettere in piedi un sistema on line di segnalazione e riparazione delle migliaia di buche che interessano le strade della Capitale. Certamente la Polizia locale potrà, senza grandi difficoltà tecniche, implementare un sistema di segnalazione e di presa in carico dei problemi del traffico simile a quello grossolanamente immaginato da Raffaele Clemente attraverso Twitter. In questo e in molti altri casi sarà possibile, come dice la Polizia di Roma Capitale, “aprire un canale diretto e reciproco tra voi ed il vostro Corpo di Polizia Locale e di rafforzare la partecipazione civica“.

Tutto questo però con una sola significativa differenza. Nel caso di strumenti tecnologici adeguati i cittadini giudicheranno l’operato di amministratori e controllori attraverso i risultati effettivamente raggiunti che il sistema on line sarà in grado di monitorare; nel caso dell’utilizzo estemporaneo di Twitter per simili pratiche l’aspetto comunicativo e di marketing travolgerà più o meno intenzionalmente qualsiasi cosa. La Ferrari in via del Corso sarà il problema, il Comandante dei Vigili correrà al live twitting, i giornali ne scriveranno, i cittadini torneranno a casa con la certezza che finalmente qualcuno ha iniziato a fare qualcosa per loro. Tutto il resto, il 99,99% del tutto potrà tranquillamente rimanere parcheggiato in doppia fila sullo sfondo.