Grillo e i commenti d’odio

Credo anch’io, come altri, che l’odio in rete sia uno dei linguaggi comunicativi di Beppe Grillo. Credo che venga da lontano, da una delle molte idee sulla rete che Grillo si porta dietro e propone da anni. È la Internet raccontata dalla sintesi euforica e superficiale di Casaleggio, che esiste, da sempre, solo nella testa di Casaleggio e di pochi altri vecchi retori dell’anarchismo digitale californiano degli anni 90. I quali nel frattempo, con ogni probabilità, avranno cambiato idea.

Credo anch’io che una simile estrema tolleranza verso i commenti in rete sia stato un fattore di proselitismo importante e come tale non sia stato sottovalutato da Grillo e Casaleggio che lo hanno anzi cavalcato come una opportunità. I rumoristi dei commenti Internet, gli urlatori dal Caps Lock bloccato si facevano banda, si citavano uno con l’altro dietro quattro slogan sempre uguali e questo era doppiamente utile alla causa. Da un altro si raccattava in rete una varia umanità di differente scontento disposta a farsi grancassa, dall’altro si raccontava al mondo della comunicazione convenzionale la propria diversità. Noi non siamo come voi, dicevano non solo i post ma anche i commenti del blog di Grillo (e più recentemente del suo profilo Facebook), siamo diversi, più diretti, più autentici. Noi siamo il nuovo della comunicazione liberata, voi siete i vecchi professionali della parola collusi col potere.

È in fondo una delle molte semplificazioni che attraversano il movimento grillino e questa retorica sopravvive da tempo a tutte le evidenze di segno contrario, per esempio la assai meno libertaria tendenza dello staff di Grillo a cancellare o rendere meno rintracciabili i commenti troppo dissonanti con la linea del Capo.

Solo che a un certo punto questa sorta di urlata appartenenza si è spinta troppo avanti, i commenti, per distinguersi nel grande mare delle invettive tutte uguali si sono fatti più acri ed offensivi, sono aumentati di numero e intensità diffamatoria. Sono stati, soprattutto, utilizzati dall’avversario politico e dai media come clava contro il Movimento in modo non più solo strumentale, come spesso accaduto in passato, ma con riscontri oggi difficilmente discutibili, specie i recenti attacchi sessisti contro Laura Boldrini o certe sceneggiate di gente che brucia libri e mette le foto su Facebook.

Grillo si è spinto troppo avanti (con la complicazione dei suoi parlamentari che ne replicano le forme comunicative con assai minore efficacia) ed ora è complicato cambiare traiettoria. Farlo, del resto, avrebbe il sapore di una tardiva abiura, ammettere la caduta di un castello di carta ben più grande di quello dei commenti diffamatori su Internet e della evidente necessità di censurarli ma che comprende alla base l’essenza digital-populista di tutto il movimento, il suo affidarsi alla presunta intelligenza della rete, alla trasparenza di non si sa bene chi camuffata dietro i server di Casaleggio Associati, alle invettive in serie postate su Internet e riproposte dai media.

I commenti in rete di tanti sostenitori del M5S sono la rappresentazione di un progetto che, se fosse vero, semplicemente non potrebbe funzionare. Non c’è nessuna democrazia al mondo che si regge su proprie gambe interamente digitali, da nessuna parte nel pianeta e questo per una ragione banale: che la complessità della democrazia non è oggi riproducibile in formato digitale. Da nessuno tantomeno da Casaleggio coi suoi schemini elementari.

Ma poiché, come è del tutto evidente, il progetto di rinascimento digitale di Grillo vero non è e la sua rappresentazione che va in onda da qualche anno è solo la scenografia costruita ad arte per chi è disposto a crederci (e in un Paese come il nostro con pochissime persone che utilizzano compiutamente Internet il pubblico disposto a credere a Grillo è più vasto che altrove), qualche piccolo aggiustamento (magari un po’ più consistente di affermare come ha fatto Grillo per molto tempo che i commenti diffamatori sul suo blog li mettevano quelli del PD) sarà forse necessario per riparare lo strappo che troppo spesso ormai consente a tutti di osservare il vuoto dietro il tendone del palcoscenico. Non a caso oggi per la prima volta gli amministratori della pagina Facebook di Grillo hanno annunciato pubblicamente di aver cancellato una manciata di commenti ingiuriosi e diffamatori (in ogni caso fra blog e FB ne restano ancora molte decine e controllare se davvero lo si vorrà fare sarà un lavoro improbo).

Assai difficilmente Grillo accetterà l’evidenza banale che gli idioti in rete, che sono tanti e ben variegati, devono essere emarginati e non possono essere utilizzati come strumento di lotta politica. E che non è il caso di titillarli ogni giorno in ogni maniera possibile per ottenerne un ipotetico vantaggio comunicativo che ormai rischia di rivelarsi controproducente.

A forza di ripetere che la rete è democratica e metterà a posto tutto, che i giornalisti moriranno, che i partiti verranno distrutti, che quello è un ladro e l’altro ha una brutta faccia, una volta insomma cancellato tutto, resterà un sacco di spazio libero dentro il quale nessuna parola avrà più un senso, neanche la genovese ossessione grillina sui soldi che tanto affascina gli italiani, nemmeno il racconto fiabesco ed infantile della nuova frontiera elettronica di cui il Movimento è innamorato ed al quale è così difficile credere.

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