Gli ultimi saranno gli ultimi

L’indimenticato Ministro delle Telecomunicazioni Salvatore Cardinale nell’anno 2000 rilasciò all’Ansa la seguente dichiarazione:

“La possibilità di far convergere audio, video e dati in un telefonino mette in condizione ogni cittadino di avere Internet in tasca. Ciò abbatte quel diaframma “computer” a cui i cittadini del nostro paese mostrano una certa resistenza, e permetterà – secondo le mie opinioni e stime di esperti – la esplosione nel nostro paese di Internet. Considerato che dal primo gennaio 2002 l’UMTS sarà operativo e considerati i tempi di penetrazione, è ragionevole pensare che il nostro paese, gia nel 2004, occuperà i primi posti nella graduatoria europea della diffusione di Internet”.

Oggi, con tutto il confort del senno di poi, sappiamo che la frase del Ministro, quasi certamente suggerita da analisti tecnologici non troppo illuminati, era non solo sbagliata nei tempi ma anche profondamente errata nella sostanza. La pratica potrebbe andare archiviata senza ulteriori accanimenti se non fosse che questa storia del paese che riscatterà le proprie pessime performance di accesso alla rete mediante i terminali mobili continua ad essere abbondantemente frequentata. All’inizio degli anni 2000, ed in misura minore anche nel quinquennio precedente, mentre gli altri cittadini europei cominciavano a collegarsi a Internet dalle loro case, gli italiani spendevano i loro soldi in telefoni cellulari sempre più costosi. Dal 2000 al 2002 secondo Eurostat, e solo per fare un esempio, la media di nuovi server collegati a Internet è cresciuta in Europa di circa il 20%. In Italia del 2%.

Occorrerebbero a questo punto prendere atto dell’evidenza dei fatti: lo sviluppo di Internet e quello della telefonia mobile sono stati in Italia, in passato e anche ora, scelte tecnologiche antitetiche, è probabile che la crescita di una abbia influenzato negativamente l’altra. Dove le reti di computer si sono sviluppate in maniera significativa (vale a dire in tutti i maggiori paesi europei coi quali siamo soliti confrontarci) i servizi di accesso alla rete in mobilità, per quanto sempre maggiormente utilizzati e valorizzati, sono servizi ancillari all’accesso da postazione fissa. Le cose importanti ed anche quelle utili che facciamo quando siamo collegati a Internet si svolgono nella gran parte attraverso collegamenti stabili a banda larga, quasi mai attraverso terminali da pochi pollici agganciati ad una rete 3G o 4G prossima ventura.

Oggi Federico Cella sul suo bel blog tecnologico su Corriere.it titola “Siamo la bengodi degli smartphone” e citando una ricerca del Politecnico di Milano scrive:

L’Italia entra nel mondo digitale con un salto doppio. Il Paese che non è mai riuscito neanche ad avvicinare una penetrazione del 50% nelle famiglie italiane per quanto riguarda i personal computer, trova la strada per superare il «digital divide» con i dispositivi mobili: siamo la nazione al mondo con la maggiore diffusione di smartphone tra la popolazione. Come raccontano i dati del Politecnico di Milano, il 39% della popolazione che possiede un cellulare — praticamente il 100% dei cittadini maggiorenni — ha un telefono che è «intelligente». Un totale di ameno 20 milioni di smartphone che aprono agli italiani appunto il mondo del digitale: Internet, servizi, contenuti e social.

Rincara la dose Andrea Rangone del Politecnico:

«Fin dagli anni Novanta siamo sempre stati all’avanguardia per le tecnologie mobili, grazie anche a degli operatori illuminati», spiega Andrea Rangone, professore esperto di e-business all’università milanese. «Di conseguenza sono cresciute molto presto nel Paese attività imprenditoriali che hanno capito le potenzialità del telefonino sempre in tasca che andassero oltre le telefonate e gli sms. Dalle suonerie dei primi tempi alle app di oggi».

Già, le suonerie.

Sono passati dieci anni e nulla sembra essere cambiato nella visione dei nostri tecnologi. Tento anch’io, senza averne alcun titolo, un facile previsione: gli italiani non entreranno, nemmeno questa seconda volta, nemmeno a passo di carica, come diceva Cardinale un decennio fa, nelle classifiche dei paesi collegati a Internet in virtù del proprio innamoramento per i telefoni intelligenti. Continuerà invece ad accadere l’esatto contrario. Alla rete aperta, neutrale e tutto sommato (per ora) libera, accessibile in larga banda, per (quasi) tutte le famiglie, a costi tutto sommato modesti, continueremo a preferire altro, magari una puntatina su Facebook o su Twitter in mobilità sui luccicanti schermi dei nostri smartphone. Una delle tante, deprimenti e fenomenali miopie di questo Paese.