Ancora con questi preservativi, veramente?

Ieri l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato un rapporto sulla diffusione mondiale di quattro delle più comuni infezioni sessualmente trasmissibili: clamidia, gonorrea, tricomoniasi e sifilide. Sono tutte curabili, e non molto preoccupanti nei paesi ricchi, ma secondo le stime dell’OMS basate sugli studi sul tema pubblicati nel mondo, i casi di infezioni sono rimasti più o meno gli stessi dal 2012, anno a cui si riferiva il precedente rapporto, al 2016, a cui si riferisce questo.

Gli ultimi dati sull’Italia, messi insieme dal Sistema di sorveglianza sentinella dell’Istituto Superiore di Sanità, risalgono sempre al 2016 e dicono che tra il 2010 e il 2015 il numero totale di infezioni sessualmente trasmissibile è aumentato. È aumentato anche dagli anni Novanta, anche se magari, chissà, è perché un tempo ci si vergognava di più (qui trovate qualche dato più contestualizzato).

(Notiziario dell’Istituto superiore di sanità, luglio-agosto 2017)

Nel 2017 invece, ci sono state 2.700 nuove infezioni da HIV in Italia.

Oggi poi il Censis ha presentato al Senato un rapporto sui comportamenti sessuali degli italiani fatto con il sostegno dell’azienda farmaceutica Bayer. È un rapporto con vari limiti – contiene una parte sulla contraccezione, ma non fa riferimento a malattie sessualmente trasmissibili e non fa grandi distinzioni tra rapporti sessuali di lungo corso e occasionali – ma dà alcuni altri dati interessanti: il 33,9 per cento degli uomini 18-40enni intervistati percepisce la contraccezione come una limitazione, e così il 23,3 per cento delle donne. Circa il 16 per cento di donne e uomini non è disposto a sostenere i costi della contraccezione. Tra quelli che nell’ultimo anno hanno fatto sesso senza usare contraccettivi, il 15,1 per cento (22,5 per cento tra gli uomini) lo ha fatto perché «la persona con cui ero ha detto che andava bene anche senza contraccettivi». Il 3,8 per cento (il 6 per cento tra le donne) perché «la persona con cui ero si è rifiutata di usare contraccettivi». Il 7 per cento (l’8,4 per cento tra gli uomini) perché «eventualmente si può fare ricorso alla contraccezione di emergenza».

Questi dati sono parziali e per contestualizzarli bene servirebbe un’analisi più dettagliata, con maggiori informazioni (quando c’entra il sesso è sempre così), ma anche presi da soli mi hanno fatto tornare in mente tutte quelle volte in cui un’amica mi ha raccontato di essere uscita con un tipo – parliamo di nuovi incontri e di situazioni in cui non era stato chiarito con quante altre persone si stessero intrattenendo relazioni sessuali, talvolta organizzate attraverso Tinder – e di essersi sentita dire una cosa come «Ma dobbiamo proprio usarlo, il preservativo?».

Davvero? Ancora serve rispondere? Portiamo a 0 qualche percentuale, le malattie sessualmente trasmissibili ce le hanno maschi e femmine.

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