Dovremmo confessarci sul sesso, di nuovo

Mi piacerebbe molto che qualcuno facesse qualcosa di simile a quello che fece Gabriella Parca dal 1959 al 1965, cioè indagare sulle esperienze e i problemi di donne e uomini riguardo il sesso e l’amore e raccontarlo in un libro, due nel suo caso: Le italiane si confessano e I sultani. Mentalità e comportamento del maschio italiano.

Il primo raccoglie quasi trecento lettere mandate da donne italiane di diverse età a rubriche di posta del cuore: alcune fanno sorridere per l’ingenuità di chi le scrisse, persone che potrebbero essere le nonne o le bisnonne di chiunque; molte trasmettono una forte angoscia per le tragiche conseguenze che cose come fare sesso per la prima volta potevano avere sulla vita di una donna nella società dell’epoca. Alcune parlano di omosessualità: quella di altre donne, che spaventa e attrae, quella degli uomini che si è sposato e che viene vissuta come una condanna. Ce ne sono alcune che sembrano racconti di #quellavoltache (peraltro da oggi raccolti in un libro). Tutte insieme le lettere danno un’idea precisa di quanto siano cambiate le cose. E fanno venire voglia di telefonare alle nonne che ci sono ancora per chiedere cos’era stata per loro la “prova d’amore”, se la loro vita sarebbe stata diversa se ci fosse stato il divorzio prima, se non hanno lavorato perché la persona che hanno sposato non voleva che lo facessero.

Una piccola selezione:

I sultani invece è il risultato di un’indagine fatta dalla stessa Parca e dalla sua collaboratrice Maria Luisa Piazza per capire quale fosse il punto di vista degli uomini italiani sugli argomenti di cui le donne scrivevano alla posta del cuore. All’inizio degli anni Sessanta Parca e Piazza girarono l’Italia per intervistare 1.018 uomini di diverse età e condizioni sociali: gli chiesero cose come «Che cosa pensa di una donna che innamorata di un uomo prenda l’iniziativa verso di lui?», «Come dovrebbe reagire un uomo se sapesse di essere tradito dalla moglie?» e «Fra i suoi conoscenti, c’è qualcuno che ha rapporti con persone del proprio sesso?». Per farlo dovettero servirsi di sindacalisti, assistenti sociali, medici e parroci come fixer, perché era inaudito che due giovani donne andassero in giro a parlare di sesso con uomini sconosciuti. Non a caso il Giornale di Sicilia parlò della loro indagine definendole «due maniache sessuali».

Parte dell’intervista a uno studente di medicina fuoricorso siciliano, di 29 anni, celibe, cattolico praticante e residente in un paese in Sicilia; la si potrebbe intitolare “Dick pic”  (da “I sultani” di Gabriella Parca)

Per la sua diversa genesi I sultani è molto più completo di Le italiane si confessano – si parla molto di più di omosessualità, prostituzione e divorzio – e la cosa più notevole che ne emerge è il fatto che per gli uomini esistesse una doppia morale sul sesso, una per gli uomini e una per le donne, e una separazione tra sesso e amore che spesso era all’origine dei problemi delle donne che scrivevano alla posta del cuore. Entrambi i libri comunque sono interessanti da leggere anche per il contesto delle storie che raccontano: quello delle divisioni sociali e territoriali degli anni Cinquanta e Sessanta. Ad esempio, ci sono molti pregiudizi delle persone del nord Italia nei confronti di quelle del sud.

Ho scoperto Le italiane si confessano e I sultani qualche mese fa e sono stati due delle letture più entusiasmanti del mio ultimo anno. Realizzati con metodo e senza inventare nulla, ma appassionanti come un romanzo d’intrattenimento, sono ingiustamente dimenticati. Quando furono pubblicati ebbero moltissimo successo commerciale, tanto che furono tradotti in altre lingue e da Le italiane si confessano fu anche tratto un film, Le italiane e l’amore. È un lungometraggio fatto di undici episodi, scritti partendo da alcune delle lettere del libro scelte da Cesare Zavattini; uscì nel 1961. È anche probabile che il libro ispirò Pier Paolo Pasolini (che come Zavattini ne scrisse una prefazione) per la realizzazione di Comizi d’amore (1965). Sia Le italiane si confessano che I sultani fecero molto discutere, perché gli uomini italiani non ne uscivano benissimo, soprattutto nel secondo. La stessa Parca lo raccontò in una bella intervista fattale da Chiara Galeazzi per Vice nel 2013: «Mi causò ancora più insulti, amici che non mi salutavano più, telefonate minacciose».

Oltre a Le italiane si confessano e a I sultani, Gabriella Parca scrisse molti altri libri di inchiesta sulla vita delle donne, tra cui Voci dal carcere femminile (1973), I separati – Inchiesta sul matrimonio in Italia (1969) e Lo sballo. Intervista a una ragazza che ha smesso di bucarsi (1980). Fu tra le fondatrici di Effe, il primo mensile italiano femminista, e nel 1975 fondò uno dei primi consultori laici d’Italia, il Centro Problemi Donna (ora Centro Progetti Donna) di Milano. È morta nel 2016. Prima di essere attratta per caso dalla copertina di I sultani sul negozio di libri usati Libri Belli non l’avevo mai sentita nominare, a differenza di altre famose femministe italiane di quegli anni. In giro su internet non c’è molto su di lei. In questa Giornata internazionale della donna penso che vorrei che il suo lavoro fosse più conosciuto.

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Uno degli aspetti più interessanti dell’odierno dibattito internazionale sui rapporti tra uomini e donne nel lavoro e nella vita privata, sull’identità di genere, sulla rappresentanza e la presenza delle voci femminili – dibattito che non è altro che la ripresa di una discussione pluricentenaria – è quello che riguarda il sesso e le relazioni. Di sesso e relazioni si è sempre parlato, almeno sulle riviste femminili, ma sempre un po’ con un approfondimento da «gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere». Ha senso parlare e confrontarsi su questi argomenti perché anche se è vero che la rivoluzione sessuale fu cinquant’anni fa, oggi è un buon momento per darle delle aggiustatine.

Mi piacerebbe che il dibattito attuale, con la sua portata che va oltre le copertine dei femminili e coinvolge anche gli uomini, si occupasse tra le altre cose del sesso in sé e di tutto ciò che lo riguarda: dai siti di incontri alla contraccezione ormonale, dalla pornografia allo stato dei tabù nei mezzi di comunicazione e nella testa delle persone, dalla percezione del consenso alle insicurezze e alle insoddisfazioni, sia maschili che femminili, legate ai rapporti sessuali. Su questi argomenti è uscito l’anno scorso Future Sex, un saggio molto interessante scritto da una giornalista americana, Emily Witt, che però ha il difetto di parlare di una fetta minoritaria della popolazione degli Stati Uniti, cioè persone giovani e acculturate che vivono sulla costa est del paese e in California: parla appunto del sesso “del futuro”, non di quello del presente. Per conoscere quello servirebbe che qualcuno rifacesse oggi le ricerche di Gabriella Parca.

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Aggiornamento: una persona che ha letto questo post mi ha segnalato un libro uscito a febbraio, Non resta che l’amore. Paesaggi sentimentali italiani della sociologa Gabriella Turnaturi, perché secondo lei poteva contenere quel tipo di ricerca che mi piacerebbe venisse fatta. L’ho sfogliato velocemente: è un libro interessante, mette insieme cose che vengono da romanzi, canzoni e programmi televisivi con racconti personali di diverse persone. Non mi sembra però il libro che mi auspicavo, per due ragioni. La prima è che parla quasi solo di relazioni sentimentali: non di masturbazione ad esempio, non del sesso dopo vent’anni di matrimonio, non del poliamore e di tante altre cose che alcune persone sperimentano. La seconda è che non è stato fatto con il metodo che Parca usò per I sultani, trovando un campione statistico di uomini di età, residenza e condizione sociale diverse. A me piacerebbe di più un rapporto ISTAT, più che considerazioni sociologiche, per intenderci.

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