Per una persona famosa quando ero piccola

Qualche giorno fa sono capitata sul necrologio del New York Times per Christine Nöstlinger, scrittrice austriaca morta il 28 giugno a 81 anni. Il suo nome mi suonava familiare, ma non avevo idea di dove lo avessi sentito né di quali libri Nöstlinger fosse l’autrice. Allora l’ho googlato e allora ho capito. Era l’autrice di Cara Susi. Caro Paul e di Diario segreto di Susi. Diario segreto di Paul, due libri del Battello a vapore, il primo della serie azzurra, per bambini dai 7 anni in su, il secondo della serie arancio, dai 9 anni in su.

Quando ero bambina, personaggi storici, Pippo Baudo e Raffaella Carrà a parte, le uniche persone “famose” di cui sapevo il nome e avrei saputo dire qualcosa erano alcuni scrittori di libri per bambini. I miei preferiti erano, in quest’ordine, Roald Dahl, Jaqueline Wilson, Eva Ibbotson e Geoffrey McSkimming – sono preferenze formatesi prima che arrivasse Harry Potter e la pietra filosofale. In realtà ovviamente non sapevo quasi nulla su di loro, ma erano le uniche persone di cui avrei potuto provare a scrivere una pagina di “La mia prima Wikipedia”, fosse esistita Wikipedia. Risentirli nominare da adulta fa un effetto strano, soprattutto perché – fatta eccezione per Roald Dahl, che però non solo era il mio preferito in assoluto ma scrisse anche cose da grandi che lessi poi – nonostante questa familiarità di antica data non so quasi nulla di loro.

Quando l’anno scorso ho scoperto che Ibbotson era morta nel 2010 mi sono sentita in colpa: una delle mie beniamine di bambina era morta e nemmeno me ne ero accorta. Qualche tempo fa ho cercato Wilson sui social network, per non mancare più ai miei doveri di fan: ha un profilo su Twitter gestito dalla sua casa editrice, che tra le altre cose mi ha informata del fatto che in autunno uscirà My mum Tracy Beaker, un romanzo con protagonista la figlia di Tracy Beaker, forse il personaggio più memorabile dei libri di Wilson.

Tornando a Christine Nöstlinger, avevo letto quei due sue romanzi per ragazzi prima di scoprire Wilson e Dahl e in generale gl’Istrici di Salani, in piena fase serie blu. Forse Cara Susi. Caro Paul è il primo libro di cui mi sia mai trovata a parlare con le mie amiche (poi nel frattempo tutte cambiate) dato che tutte lo avevamo letto. È un romanzo epistolare, immagino il primo che abbia letto in vita mia. È anche stato il mio primo romanzo su una storia d’amore: almeno così l’avevo intesa io a sette anni, forse per via dei cuori sulla copertina, più o meno identica a quella dell’edizione che si trova ancora in giro.

I protagonisti di Cara Susi. Caro Paul erano due bambini molto amici che smettevano di vedersi e andare nella stessa scuola quando i genitori di Paul decidevano di trasferirsi da Vienna per il lavoro del padre. Ricordo il romanzo come la prima storia di amanti ingiustamente separati dal destino – nella forma di genitori che decidono di trasferirsi altrove – che però continuano a pensare l’uno all’altra. In un qualche modo rafforzò l’idea di amore eterno che avevo imparato da fiabe, cartoni animati e dalle storie da famiglia del Mulino Bianco su come si erano messi insieme i miei genitori. Mi piacque moltissimo.

Tutto un altro discorso per Diaro segreto di Susi. Diario segreto di Paul. Mi aveva affascinato moltissimo per la sua forma, visto che tenendo il libro in un verso si leggeva il diario di Susi, voltandolo e girandolo quello di Paul. Era la storia però che non mi era andata bene: col passare del tempo Susi e Paul cambiano, si allontanano, crescono in modo diverso e Susi si avvicina a un altro ragazzino – Alì, di origine turca, ho ricostruito grazie a internet. Povero Paul, avevo pensato all’epoca. E che antipatica, Susi! Voleva distruggere la mia idea di amore vero ed eterno. Peggio di una spettatrice di Temptation Island che fa un tifo sincero per una coppia senza pensare né agli evidenti grossi problemi che ha né al disegno degli autori del programma, stavo dalla parte di Paul e soffrivo per lui.

Leggere della morte di Nöstlinger mi ha fatto ripensare a questa storia letta da bambina, a quanto me l’ero presa per il fatto che Susi non fosse più “innamorata” di Paul. Vorrei chiedere scusa a Nöstlinger per come avevo reagito male alle cose che aveva provato a insegnarmi – non solo con Diario segreto di Susi. Diario segreto di Paul, ma anche con La vera Susi, ricordo ora, che parlava della scelta del liceo di Susi, che a quel punto detestavo – su come si cresce, sui rapporti tra e con i genitori e sull’amore anche. Forse quella piccola messa in discussione del modello della famiglia del Mulino da qualche parte ha attecchito, per servirmi poi quando ne avevo bisogno. Chissà come funzionano queste cose.

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