Israele, senza paragoni
Sono stato la prima volta in Israele ventidue anni fa (l’ultima all’inizio di quest’anno): potrei dire che sia impressionante quanto le cose viste e ascoltate allora siano ancora attuali e uguali, ma sarebbe supponente nei confronti di chi oggi potrebbe scrivere lo stesso incipit parlando a sua volta di “trent’anni fa”, “quarant’anni fa” o “cinquant’anni fa”. Quindi scrivo un po’ di pensieri e riflessioni personali a beneficio di chiunque possa trovarli utili da essere aggiunti ai propri: l’unicità “senza paragoni” di quello che succede in quel paese rende incompleta e parziale qualunque ricostruzione e opinione si possa avere, e a generarne mille oppure nessuna. La cosa più utile e sana è saperne sempre di più, capirne sempre di più: e non è mai abbastanza.
Per me fu prezioso trovarmi a leggere quotidianamente per diversi mesi i giornali israeliani, e diversi libri (su Israele, dalla parte dei vincitori, consiglio sempre La mia terra promessa di Ari Shavit, malgrado i guai in cui si è cacciato l’autore). E poi naturalmente tornare, con la fascinazione per una storia e un paese unici, e il senso di colpa di conoscere sempre un po’ meno dei vinti, in quella storia. (Segue)



