Il governo ha perso

Al referendum sulla giustizia il No ha superato il 53 per cento, Meloni ha preso atto della sconfitta: cosa è successo oggi

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Roberto Monaldo/ LaPresse)

I dati del referendum sulla giustizia sono ormai pressoché definitivi e confermano la vittoria dei No. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

Referendum Giustizia

Sezioni scrutinate 63739 su 63740
Affluenza 55,69%
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Come sono andate le suppletive in Veneto

Oggi in Veneto, in alcuni comuni in provincia di Rovigo e altri in provincia di Padova, si è votato anche per le elezioni suppletive nei collegi uninominali della Camera lasciati vacanti dai leghisti Alberto Stefani e Massimo Bitonci, diventati presidente e assessore regionale.

Lo spoglio è ancora in corso, ma il candidato di centrosinistra a Rovigo Giacomo Bovolenta, avvocato di Italia Viva, ha già ammesso la sconfitta.

Alberto Di Rubba, vicino a Matteo Salvini, ex tesoriere del partito e sostenuto dalla coalizione di centrodestra, ha su di lui il 23 per cento di vantaggio e subentrerà dunque al posto di Stefani.

Anche a Padova è in nettissimo vantaggio il candidato di centrodestra, Giulio Centenaro, che è stato consigliere regionale nella lista “Zaia Presidente” e che alle ultime regionali è arrivato primo tra i non eletti.

Perché l’affluenza complessiva sta dimunuendo

Nelle ultime ore l’affluenza complessiva, cioè quella che raggruppa il dato dell’Italia e delle circoscrizioni estere, sta diminuendo. In questo momento è attorno al 56,2 per cento.

Il motivo è la bassa affluenza degli elettori all’estero, intorno al 28 per cento. Gli scrutini delle circoscrizioni estere però sono in corso, quindi il risultato potrebbe ancora cambiare.

Se vi state chiedendo come mai questi dati ci stiano mettendo così tanto ad arrivare, lo abbiamo spiegato qui

La bassa affluenza dell’estero è normale: fuori dall’Italia la partecipazione tende a essere minore. Per dare un’idea, negli ultimi referendum costituzionali il dato non si era distanziato molto da quello attuale (aveva oscillato tra il 23 e il 31 per cento, circa, a seconda delle consultazioni).

Schlein e gli altri in corteo a Roma

Migliaia di persone sono partite da piazza Barberini e hanno marciato fino a piazza del Popolo. Al corteo hanno partecipato anche la segretaria del PD Elly Schlein, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, deputato di Europa Verde. Con loro anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)


(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il voto è politico, dicono all’estero

Il racconto della vittoria del No sui siti di alcuni giornali internazionali contraddice l’interpretazione che il governo Meloni e diversi esponenti della sua maggioranza stanno dando ai risultati, dicendo che questo voto non ha un significato politico.

Politico, nel titolo, attribuisce la perdita del referendum direttamente a Giorgia Meloni scrivendo poi, nelle prime righe dell’articolo, che «Meloni ha perso lunedì un referendum cruciale sulla riforma della giustizia» e che questo risultato «indebolirà probabilmente» la sua «posizione politica, soprattutto in vista delle elezioni politiche in calendario entro la fine del prossimo anno».

Anche il sito Euractiv parla di «un duro colpo politico per Giorgia Meloni».

Il quotidiano francese Le Monde riprende l’espressione «duro colpo per Meloni», sottolinea che Meloni ha ammesso la sconfitta e riporta il commento di Daniele Albertazzi, docente di scienze politiche all’Università del Surrey, nel Regno Unito, che dice: «L’immagine di invincibilità di Meloni non è più attuale».

Il New York Times scrive che «gli italiani hanno respinto un progetto di riforma del sistema giudiziario infliggendo il primo duro colpo all’autorità della prima ministra Giorgia Meloni dai tempi della sua elezione, tre anni fa».

Il quotidiano spagnolo El País sostiene che «Meloni ha subito la sua prima sconfitta elettorale dal 2022».

In 27 comuni italiani è finita in perfetto pareggio

Nel senso che Sì e No hanno preso lo stesso numero di voti. In tutti i casi si tratta di comuni molto piccoli: quello con più abitanti è Torre Orsaia, in provincia di Salerno (356 voti ciascuno), il più piccolo Rondanina, in provincia di Genova (13 voti ciascuno).

In Italia sono stati contati quasi tutti i voti

Mancano sette sezioni su 61.533, possiamo considerare concluso lo scrutinio per quanto riguarda chi ha votato in Italia; per i dati dall’estero sarà necessario più tempo, per le ragioni che avevamo spiegato qui: e mancano circa 600 sezioni.

Gli altri referendum sulla giustizia

Quello di lunedì è stato il primo referendum costituzionale su una riforma della giustizia, ma non la prima consultazione su questi temi.

Tra il 1987 e il 2022 ne sono stati organizzati altri quattro: in tutti i casi si trattava di referendum abrogativi, cioè indetti per cancellare una legge ordinaria o un atto avente forza di legge e per la cui validità è necessario raggiungere il quorum (cioè il voto di più del 50 per cento degli aventi diritto, a differenza dei referendum costituzionali come l’attuale, che non lo richiedono).

Il primo, nel 1987, riguardava la responsabilità civile dei magistrati e si concluse con una vittoria molto larga del Sì (80,2 per cento).

Dieci anni dopo si votò per eliminare il sistema di avanzamento delle carriere dei magistrati e per impedirgli di ricoprire incarichi al di fuori delle loro funzioni giudiziarie, ma non fu raggiunto il quorum.

Accadde lo stesso nel 2000, in occasione del referendum che proponeva di abolire il voto di lista per i cosiddetti membri togati (cioè provenienti dalla magistratura) del Consiglio superiore della magistratura.

Infine, nel 2022 non riuscirono a raggiungere il quorum cinque quesiti riguardanti l’ordinamento giudiziario italiano e alcuni argomenti specifici in materia di processo penale e di contrasto alla corruzione. Erano stati promossi da Lega e Radicali.

In diverse città si festeggia in piazza

Qualche foto dalle manifestazioni in corso per festeggiare la vittoria del No e per chiedere le dimissioni di Giorgia Meloni.

Palermo, 23 marzo 2026 (ANSA/Lara Sirignano)


Napoli, 23 marzo 2026 (ANSA/CIRO FUSCO)


Torino, 23 marzo 2026 (ANSA/TINO ROMANO)


Roma, 23 marzo 2026 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Perché i risultati del voto all’estero arrivano sempre così tardi

Lo scrutinio dei voti all’estero è, in ogni elezione, l’ultimo a terminare. Ci sono ragioni tecniche: il voto dei cittadini residenti all’estero avviene per corrispondenza, e le buste vengono tutte raccolte e portate in cinque sedi (Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli) dove avviene lo scrutinio.

Vista la vulnerabilità ai brogli del voto per corrispondenza (non solo di quello italiano: è un sistema per definizione molto fragile), è previsto un sistema di verifica per cui a ogni busta che contiene la scheda con il voto è associato un codice che corrisponde a quello dell’elettore. Durante lo spoglio, prima di inserire la scheda nell’urna, gli scrutatori devono assicurarsi che il codice contenuto nel plico corrisponda effettivamente a un singolo elettore. Il procedimento è molto macchinoso e quindi decisamente lento.

È solo uno dei problemi del voto all’estero: avevamo parlato degli altri in questo articolo.

Ad Arcore ha vinto il No

Nel comune di Arcore, in provincia di Monza e Brianza, il No ha vinto con un vantaggio di soli 47 voti, mentre nel resto della provincia ha vinto il Sì. Arcore è il comune diventato famoso per essere la residenza del fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi che, mentre era in vita, era stato il principale sostenitore della necessità di una riforma della magistratura. Ad Arcore, infatti, si trova villa San Martino, la residenza della famiglia Berlusconi, dove lo stesso Silvio Berlusconi ha abitato fino alla sua morte nel giugno del 2023.

Villa San Martino ad Arcore, in provincia di Monza e Brianza (ANSA/Matteo Corner)

Nelle elezioni politiche del 2022 ad Arcore vinse la coalizione di centrodestra (formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia), che prese una maggioranza del 47 per cento, quindi anche superiore alla media nazionale del 43 per cento.

«È anche una vittoria della magistratura»

Il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia ha festeggiato con decine di magistrati la vittoria del No nell’Aula magna del palazzo di Giustizia.

Ha detto che questa è «in parte anche una vittoria della magistratura, che non meritava da parte della politica i continui attacchi e le continue delegittimazioni»: «abbiamo i nostri limiti, facciamo i nostri errori, dobbiamo migliorare in moltissime cose, ma siamo un’istituzione dello Stato».

Il presidente dei tribunale di Milano Fabio Roia a Palazzo Marino, sede del comune di Milano, l’11 febbraio 2025 (ANSA/MATTEO CORNER)

È bastato dirlo e Salvini ha detto due parole

Matteo Salvini, unico leader di partito della maggioranza che non aveva ancora commentato il risultato del referendum, ha infine detto la sua: «Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione».

L’unica fascia d’età in cui ha vinto il Sì

Secondo Youtrend è quella delle persone tra i 50 e i 64 anni, in cui ha ottenuto il 53 per cento. Il No ha vinto in tutte le altre, soprattutto in quella dai 35 ai 49 anni: in questo segmento ha ottenuto il 60 per cento.

Matteo Salvini per ora non pervenuto

Come notato dal giornalista di Sky tg24 Marco Di Fonzo, né il segretario della Lega Matteo Salvini né alcun altro esponente del suo partito hanno commentato la sconfitta al referendum (a differenza di Giorgia Meloni e di altri rappresentati del governo e dei vari partiti che avevano promosso la riforma).

Oggi Matteo Salvini ha partecipato a Budapest, in Ungheria, all’assemblea dei “patrioti europei”, ritrovo di vari leader e sostenitori dell’area sovranista per appoggiare il primo ministro Viktor Orbán alle elezioni parlamentari del 12 aprile.

Manca poco ai risultati definitivi

Secondo i dati del ministero dell’Interno, sono state scrutinate quasi 61mila sezioni in Italia e ne mancano circa 500. Quando saranno scrutinate tutte (o quasi), quindi a breve, potremo conoscere i risultati definitivi.

Le percentuali conclusive del Sì e del No non si distaccheranno molto da quelle attuali, cioè attorno al 54 per cento per il No e circa il 46 per cento per il Sì. 

Lo scrutinio delle schede provenienti dall’estero, invece, è ancora molto indietro: sono state scrutinate poco più di 700 sezioni su 2.200. È in realtà una cosa piuttosto normale, visto che lo scrutinio dei voti esteri è sempre più lento rispetto a quello delle sezioni italiane. 

Per l’affluenza, invece, mancano una sola sezione tra quelle italiane e circa 1.500 di quelle estere.