Quello di lunedì è stato il primo referendum costituzionale su una riforma della giustizia, ma non la prima consultazione su questi temi.
Tra il 1987 e il 2022 ne sono stati organizzati altri quattro: in tutti i casi si trattava di referendum abrogativi, cioè indetti per cancellare una legge ordinaria o un atto avente forza di legge e per la cui validità è necessario raggiungere il quorum (cioè il voto di più del 50 per cento degli aventi diritto, a differenza dei referendum costituzionali come l’attuale, che non lo richiedono).
Il primo, nel 1987, riguardava la responsabilità civile dei magistrati e si concluse con una vittoria molto larga del Sì (80,2 per cento).
Dieci anni dopo si votò per eliminare il sistema di avanzamento delle carriere dei magistrati e per impedirgli di ricoprire incarichi al di fuori delle loro funzioni giudiziarie, ma non fu raggiunto il quorum.
Accadde lo stesso nel 2000, in occasione del referendum che proponeva di abolire il voto di lista per i cosiddetti membri togati (cioè provenienti dalla magistratura) del Consiglio superiore della magistratura.
Infine, nel 2022 non riuscirono a raggiungere il quorum cinque quesiti riguardanti l’ordinamento giudiziario italiano e alcuni argomenti specifici in materia di processo penale e di contrasto alla corruzione. Erano stati promossi da Lega e Radicali.