Da lunedì si parla sempre di più di questo piano di pace in 15 punti che gli Stati Uniti hanno presentato all’Iran. Dovrebbe servire come base di partenza per i negoziati per la fine della guerra, ma sono moltissimi gli aspetti ancora non chiari.
Per prima cosa, il testo non è stato condiviso pubblicamente, né sono riusciti a consultarlo i principali giornali internazionali, e per questo del suo contenuto si sa ancora poco: riguarda i programmi missilistici balistici e nucleari dell’Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz, e probabilmente contiene anche una richiesta per l’Iran di smettere di finanziare i gruppi armati della regione, fra cui il libanese Hezbollah. Secondo la rete televisiva israeliana Channel 12, includerebbe anche la proposta di un cessate il fuoco di un mese, durante il quale l’Iran e gli Stati Uniti negozierebbero sui 15 punti.
Non è chiaro quanto e se Israele abbia partecipato alla stesura di questo piano.

Donald Trump all’aeroporto di Palm Beach, in Florida, il 23 marzo del 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Da quando, martedì sera, gli Stati Uniti hanno consegnato il piano all’Iran tramite il Pakistan, che ha agito da intermediario, la situazione si è fatta ancora più confusa. Da una parte, gli Stati Uniti si sono mostrati molto sicuri di riuscire ad arrivare a un accordo in tempi brevi: oggi la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che fra i due paesi si stanno tenendo delle «discussioni costruttive» e Channel 12 ha riferito che il presidente Donald Trump potrebbe annunciare un cessate il fuoco già questo sabato (un’indiscrezione che non è però stata confermata da altri giornali, e che quindi va presa con molta cautela).
Dall’altra parte, pubblicamente l’Iran ha criticato molto il piano, definendolo fra le altre cose «irragionevole». A un certo punto mercoledì pomeriggio la tv di stato iraniana aveva anche dichiarato che il paese l’aveva già rifiutato, ma Reuters ha poi smentito questa notizia, citando un funzionario di alto livello iraniano che diceva che il piano era ancora in fase di valutazione.
Mercoledì sera però il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che i due paesi stessero negoziando, dicendo che si stavano solo scambiando dei messaggi, ma che da parte dell’Iran non c’era alcuna volontà di trovare un accordo al momento.
Intanto, gli Stati Uniti stanno continuando a inviare truppe specializzate in operazioni di terra in Medio Oriente: secondo quanto riferito da diversi giornali internazionali starebbero valutando di invadere l’isola di Kharg, che si trova in un punto strategico del Golfo Persico e che ospita gli impianti da cui passa il 90 per cento delle esportazioni di petrolio iraniano. È però anche possibile che l’invio di truppe sia una strategia per mettere pressione all’Iran e convincerlo ad accettare un accordo.