• Live
  • Mondo
  • Giovedì 26 marzo 2026

L’Iran continua a negare di stare negoziando con gli Stati Uniti

Nonostante quello che dice Trump da giorni: intanto continuano i bombardamenti

Una donna in una casa distrutta da un bombardamento di Israele e Stati Uniti a Tabriz, nel nord-ovest dell'Iran (AP Photo/Matin Hashemi)

Siamo nel ventisettesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Si sa ancora molto poco del piano che gli Stati Uniti hanno proposto all’Iran per la fine della guerra: l’Iran lo ha molto criticato, e ha continuato a negare che ci siano dei negoziati in corso. Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. Continuano gli attacchi dell’Iran contro Israele e i paesi del Golfo, quelli di Israele e Stati Uniti sull’Iran e quelli di Israele sul Libano. Il Post segue le notizie con questo liveblog.

Liveblog

Intanto il prezzo del petrolio è tornato a crescere

In questo momento la quotazione del petrolio Brent, che viene usata per calcolare il prezzo del petrolio venduto in Europa, è tornata sopra ai 100 dollari a barile.

Dopo che Trump aveva parlato di possibili negoziati tra Iran e Stati Uniti era calata, scendendo a circa 93 dollari al barile mercoledì: nelle ultime ore però per l’appunto è risalita.

L’andamento della quotazione del petrolio Brent dal pomeriggio di martedì in poi (Investing.com)

Il Giappone ha iniziato a usare il petrolio delle proprie riserve d’emergenza

Alle 10:59 di giovedì (le 2:59 di notte, in Italia). Il governo giapponese era stato uno dei primi governi ad annunciare che lo avrebbe fatto, come parte del più grande piano di sempre dell’Agenzia internazionale dell’energia, per cercare di contenere gli effetti della crisi energetica provocata dalla guerra.

Il Giappone è tra i paesi più colpiti dal blocco dello stretto di Hormuz, dal momento che la maggior parte del petrolio che importava passava di lì. In tutto il Giappone dovrebbe usare 79,8 milioni di barili delle proprie riserve strategiche, su un totale di 470 milioni.

Il portavoce delle forze armate iraniane è un tipo notevole

Si chiama Ebrahim Zolfaghari, e parla spesso in inglese, rivolgendosi a Donald Trump. I suoi interventi sono parte di una strategia più ampia, che serve a far sembrare il regime calmo e rilassato, e che sfrutta alcuni stili della comunicazione propri dei social network, basati sulle provocazioni e sulle prese in giro.

In questo, per esempio, si è rivolto direttamente a lui dicendogli «ehi Trump, sei licenziato!», facendo il verso a un’espressione che Trump ha usato spesso nel reality televisivo The Apprentice, di cui era stato il conduttore per un periodo.

In un altro discorso, riferendosi alle difficoltà che la guerra sta creando a Donald Trump, ha suggerito di cambiare il nome dell’operazione militare statunitense da «Epic Fury» (furia epica) a «Epic Fear» (paura epica).

Il video di un attacco iraniano su Israele con munizioni a grappolo

L’attacco è avvenuto giovedì mattina nella città di Kafr Qasim, circa 20 chilometri a est da Tel Aviv. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso due persone che corrono fuori dal loro veicolo per cercare riparo, pochi istanti prima che la bomba colpisca l’area, ribaltando due auto. Cinque persone sono state ferite dall’esplosione.

I frammenti di un missile iraniano hanno ucciso due persone ad Abu Dhabi

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha spiegato che il missile era stato intercettato dai propri sistemi di difesa antiaerea. Altre tre persone sono state ferite.

Il New York Times dice che Israele sta intensificando i bombardamenti in Iran, in vista di un possibile cessate il fuoco

Secondo il New York Times martedì il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe dato l’ordine di colpire quanti più obiettivi possibili nelle successive 48 ore, temendo che Stati Uniti e Iran possano raggiungere un accordo e fermare la guerra. Lo scrive basandosi sulle dichiarazioni di alcuni importanti ufficiali dell’esercito israeliano, e altri funzionari israeliani.

Netanyahu avrebbe dato l’ordine dopo aver ricevuto la bozza di un piano statunitense per mettere fine alla guerra, temendo che Trump potesse annunciare l’inizio di negoziati ufficiali e un cessate il fuoco.

Negli ultimi giorni si è parlato molto di un ipotetico piano in 15 punti per fermare la guerra, ma in modo molto confuso. Il governo statunitense non ha confermato né smentito l’esistenza del piano, e l’Iran continua a negare che stia negoziando con gli Stati Uniti.

Benjamin Netanyahu (AP/Ronen Zvulun)

Benjamin Netanyahu (AP/Ronen Zvulun)

Secondo i media iraniani il parlamento vuole introdurre un pedaggio per attraversare Hormuz

Le agenzie Fars e Tasnim hanno riportato le dichiarazioni di un parlamentare, Mohammadreza Rezaei Kouchi, che dice che il parlamento sta approvando una legge per stabilire il controllo dell’Iran sullo stretto, e introdurre ufficialmente un pedaggio per poterlo attraversare.

«Noi garantiamo la sicurezza dello stretto, ed è naturale che le navi e le petroliere paghino questi pedaggi», ha detto Rezaei Kouchi.

Dall’inizio della guerra l’Iran ha sostanzialmente chiuso lo stretto di Hormuz, un passaggio marittimo importantissimo per il commercio di petrolio e gas naturale. Solo pochissime navi possono attraversarlo, per lo più di paesi alleati dell’Iran. Nei giorni scorsi era circolata la notizia che l’Iran aveva iniziato a chiedere un pagamento fino a circa 1,7 milioni di euro per poterlo attraversare, in modo non sistematico.

La Russia sta fornendo droni all’Iran, dice il Financial Times

Lo scrive sulla base di un rapporto di intelligence di un governo occidentale (nell’articolo non è specificato quale). La Russia avrebbe iniziato a fornire droni all’Iran a inizio marzo, insieme a cibo e medicine.

Il governo russo sostiene l’Iran e dall’inizio della guerra lo ha aiutato, per esempio condividendo con il governo iraniano informazioni di intelligence e tecnologia militare. Questa però è la prima volta che si parla della fornitura di armi.

Un possibile scopo dell’invio di droni è anche aiutare l’Iran a migliorare i propri e a renderli più efficaci. La Russia infatti produce un tipo di drone militare, il Geran-2, che è basato sui droni Shahed prodotti dall’Iran ma è più avanzato.

In pubblico il governo russo ha detto di avere spedito all’Iran aiuti umanitari, ma ha negato di averlo sostenuto militarmente.

Due droni Geran-2 durante la parata militare del 9 maggio 2025 a Mosca (AP/Pavel Bednyakov, Pool)

Due droni Geran-2 durante la parata militare del 9 maggio 2025 a Mosca (AP/Pavel Bednyakov, Pool)

Trump dice che i leader iraniani hanno paura ad ammettere che stanno negoziando

«Stanno negoziando, e vogliono fare un accordo disperatamente, ma hanno paura di dirlo perché immaginano che saranno uccisi dal loro stesso popolo. Hanno anche paura di essere uccisi da noi», ha detto il presidente statunitense alla cena di una raccolta fondi per il Partito Repubblicano.

Trump sta quindi ripetendo quanto detto nei giorni scorsi, e cioè che ci sono trattative in corso con l’Iran, che però almeno pubblicamente i leader iraniani hanno smentito più volte.

Cos’è successo oggi, nel ventiseiesimo giorno di guerra

– La notizia principale è che l’Iran ha criticato pubblicamente il piano in 15 punti che ieri gli Stati Uniti avevano proposto come punto di partenza per i negoziati per porre fine alla guerra (abbiamo riassunto tutto quello che si sa sul piano qui). Nel pomeriggio alcuni giornali avevano detto che l’Iran l’aveva rifiutato, ma questa notizia è stata smentita: l’Iran infatti lo starebbe ancora valutando, ma secondo alcune fonti sentite da Reuters vorrebbe che fosse inserito un punto sulla fine degli attacchi israeliani sul Libano. 

– In serata comunque il ministro degli Esteri iraniano ha detto che gli Stati Uniti e l’Iran non starebbero negoziando, ma solo scambiandosi dei messaggi, e ha ribadito la posizione ufficiale dell’Iran, ossia di non essere disposto a trattare. 

– Gli Stati Uniti invece a parole si sono mostrati, come prevedibile, molto più ottimisti: lo speaker della Camera statunitense Mike Johnson ha detto di credere che l’operazione in Iran sia quasi conclusa e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito le conversazioni fra i due paesi «costruttive».

– Intanto però il Pentagono si è accordato coi fornitori per aumentare la produzione dei sistemi di difesa e stamani ha spostato altri 2mila paracadutisti in Medio Oriente, che si aggiungono agli altri 5mila militari inviati negli ultimi giorni, tutti specializzati in operazioni via terra. 

– La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha detto che la banca potrebbe alzare i tassi d’interesse per la prima volta da quando aveva iniziato a diminuirli nell’estate del 2024, per far fronte a un’eventuale inflazione eccessiva causata dall’aumento del costo del petrolio e del gas naturale.

– L’Iran ha iniziato a chiedere una specie di pedaggio alle navi che vogliono passare dallo stretto di Hormuz, sostenendo che sia chiuso solo a quelle dei «nemici». Tra questi non c’è la Cina e la più grande compagnia di navigazione cinese conta di riprendere i transiti. Nel dubbio, l’Agenzia internazionale dell’energia dice di essere pronta ad attingere ancora alle sue riserve di petrolio d’emergenza, oltre ai 400 milioni di barili già messi a disposizione due settimane fa. 

– Il Qatar ha di nuovo reso possibile organizzare eventi all’aperto, dopo averli vietati dal 19 marzo, e in Kuwait 6 persone che avrebbero legami con il gruppo libanese filorianiano Hezbollah sono state arrestate per aver pianificato l’uccisione dei leader del paese.

Il Libano sarà incluso nel piano di Trump?

È uno dei molti punti di cui ancora non si sa praticamente nulla: secondo alcune fonti vicine all’Iran sentite dall’agenzia di stampa Reuters, il regime iraniano sarebbe favorevole ad accettare un piano per finire la guerra solo se questo includesse anche la fine degli attacchi di Israele contro il Libano.

«L’Iran sta dando la priorità al Libano – non accetterà violazioni israeliane in Libano come quelle successe dopo il cessate il fuoco del 2024», ha detto una delle fonti, riferendosi agli attacchi di Israele contro il Libano continuati nonostante un accordo per il cessate il fuoco della fine del 2024 tra Israele e Hezbollah.

Al momento non ci sono segnali che Israele voglia diminuire gli attacchi contro il Libano, e anzi il governo israeliano ha detto di voler occupare il sud del paese fino al fiume Litani (o Leonte), dove l’esercito ha distrutto i ponti e fatto limitate operazioni di terra, considerate il preludio di un’invasione.

In Kuwait 6 persone sono state arrestate per aver pianificato l’uccisione dei leader del paese

Il ministero dell’Interno del Kuwait ha detto che le persone arrestate sarebbero legate ai miliziani libanesi di Hezbollah, sostenuti dall’Iran: sono accusate di aver pianificato l’uccisione di alcuni leader del paese del Golfo Persico, ma non è stato detto quali.

Il ministero ha detto che cinque degli arrestati sono cittadini kuwaitiani, e il sesto aveva avuto in passato la cittadinanza del Kuwait ma gli era stata revocata. Ha aggiunto che sono state identificate altre 14 persone che avrebbero partecipato alla pianificazione degli omicidi, che sono però fuggite dal paese. Secondo il ministero, gli arrestati avrebbero confessato e avrebbero detto di essere stati addestrati da Hezbollah in un paese straniero.

Siete confusi sul piano di Trump? È normale, ecco un riassunto

Da lunedì si parla sempre di più di questo piano di pace in 15 punti che gli Stati Uniti hanno presentato all’Iran. Dovrebbe servire come base di partenza per i negoziati per la fine della guerra, ma sono moltissimi gli aspetti ancora non chiari.

Per prima cosa, il testo non è stato condiviso pubblicamente, né sono riusciti a consultarlo i principali giornali internazionali, e per questo del suo contenuto si sa ancora poco: riguarda i programmi missilistici balistici e nucleari dell’Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz, e probabilmente contiene anche una richiesta per l’Iran di smettere di finanziare i gruppi armati della regione, fra cui il libanese Hezbollah. Secondo la rete televisiva israeliana Channel 12, includerebbe anche la proposta di un cessate il fuoco di un mese, durante il quale l’Iran e gli Stati Uniti negozierebbero sui 15 punti. 

Non è chiaro quanto e se Israele abbia partecipato alla stesura di questo piano. 

Donald Trump all’aeroporto di Palm Beach, in Florida, il 23 marzo del 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Da quando, martedì sera, gli Stati Uniti hanno consegnato il piano all’Iran tramite il Pakistan, che ha agito da intermediario, la situazione si è fatta ancora più confusa. Da una parte, gli Stati Uniti si sono mostrati molto sicuri di riuscire ad arrivare a un accordo in tempi brevi: oggi la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che fra i due paesi si stanno tenendo delle «discussioni costruttive» e Channel 12 ha riferito che il presidente Donald Trump potrebbe annunciare un cessate il fuoco già questo sabato (un’indiscrezione che non è però stata confermata da altri giornali, e che quindi va presa con molta cautela).  

Dall’altra parte, pubblicamente l’Iran ha criticato molto il piano, definendolo fra le altre cose «irragionevole». A un certo punto mercoledì pomeriggio la tv di stato iraniana aveva anche dichiarato che il paese l’aveva già rifiutato, ma Reuters ha poi smentito questa notizia, citando un funzionario di alto livello iraniano che diceva che il piano era ancora in fase di valutazione.

Mercoledì sera però il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che i due paesi stessero negoziando, dicendo che si stavano solo scambiando dei messaggi, ma che da parte dell’Iran non c’era alcuna volontà di trovare un accordo al momento. 

Intanto, gli Stati Uniti stanno continuando a inviare truppe specializzate in operazioni di terra in Medio Oriente: secondo quanto riferito da diversi giornali internazionali starebbero valutando di invadere l’isola di Kharg, che si trova in un punto strategico del Golfo Persico e che ospita gli impianti da cui passa il 90 per cento delle esportazioni di petrolio iraniano. È però anche possibile che l’invio di truppe sia una strategia per mettere pressione all’Iran e convincerlo ad accettare un accordo. 

I danni dei bombardamenti israeliani a Beirut

Un furgoncino del trasporto pubblico passa davanti a un edificio distrutto, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)


Due uomini ripuliscono l’ingresso della loro farmacia da macerie e vetri rotti, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)


Un uomo guarda un edificio distrutto, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)

Il ministro degli Esteri iraniano dice che l’Iran non sta negoziando con gli Stati Uniti, più o meno

In un’intervista alla tv di stato iraniana il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che gli Stati Uniti e l’Iran non starebbero trattando sulla fine della guerra, ma solo scambiandosi dei messaggi.

«Finora non ci sono stati negoziati con il nemico e non abbiamo intenzione di avviare alcun negoziato», ha detto. Ha aggiunto però che «da diversi giorni» gli Stati Uniti hanno «iniziato a inviare vari messaggi attraverso diversi intermediari», «paesi amici» dell’Iran, e che l’Iran ha risposto esponendo le proprie «posizioni ed emettendo avvertimenti». Secondo Araghchi, questo non costituisce «né un dialogo, né una negoziazione, né nulla di simile».

Sono dichiarazioni propagandistiche e che comunque confermano che fra i due paesi è in corso uno scambio, ma che si discostano molto da quelle dell’amministrazione di Donald Trump. Gli Stati Uniti, per motivi opposti, hanno tutto l’interesse a sostenere che i negoziati stiano andando bene, come infatti aveva detto due ore fa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Channel 12 dice che Trump potrebbe dichiarare un cessate il fuoco entro sabato

Secondo l’emittente televisiva israeliana Channel 12, il presidente statunitense Donald Trump potrebbe annunciare un cessate il fuoco entro sabato. Channel 12, che cita fonti anonime interne al governo israeliano, dice che l’annuncio potrebbe arrivare anche se i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran non dovessero portare a un accordo. Al momento non ci sono conferme di queste indiscrezioni.

La portavoce della Casa Bianca dice che Iran e Stati Uniti stanno avendo «conversazioni produttive»

Durante il briefing quotidiano con la stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha negato che l’Iran abbia rifiutato il piano in 15 punti degli Stati Uniti, come aveva sostenuto la televisione pubblica iraniana nel pomeriggio, e che al momento gli Stati Uniti stanno continuando ad avere «conversazioni produttive» con l’Iran. Poche ore fa Reuters aveva riferito, citando come fonte un funzionario iraniano, che l’Iran starebbe ancora valutando il piano. 

Leavitt ha inoltre ripetuto che l’amministrazione statunitense ha previsto che questa guerra dovrebbe durare dalle 4 alle 6 settimane (e quindi finire entro metà aprile) ma, rispondendo a diverse domande dei giornalisti presenti, ha detto di non poter commentare in merito alle migliaia di soldati specializzati in operazioni di terra che il paese sta inviando in Medio Oriente da una decina di giorni. 

Ha anche evitato di dare una risposta chiara quando le è stato chiesto di commentare la recente dichiarazione del presidente della Camera Repubblicano, Mike Johnson, sul fatto che la guerra si stia «avvicinando alla conclusione». Ha detto che gli Stati Uniti stanno raggiungendo i proprio obiettivi «rapidamente», ma che il presidente Donald Trump continua a tenersi aperte diverse opzioni. 

Karoline Leavitt durante il briefing del 25 marzo 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Cos’è successo oggi pomeriggio

– La notizia principale è che l’Iran ha criticato pubblicamente il piano in 15 punti che ieri gli Stati Uniti gli avevano presentato come punto di partenza per i negoziati per porre fine alla guerra. Nel pomeriggio alcuni giornali avevano detto che l’aveva rifiutato, ma questa notizia è stata smentita: l’Iran infatti lo starebbe ancora valutando.  

– Lo speaker della Camera statunitense Mike Johnson ha detto di credere che l’operazione in Iran sia quasi conclusa, probabilmente riferendosi ai negoziati in corso fra Iran e Stati Uniti. Intanto il Pentagono si è accordato coi fornitori per aumentare la produzione dei sistemi di difesa. 

– La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha detto che la banca potrebbe alzare i tassi d’interesse per la prima volta da quando aveva iniziato a diminuirli nell’estate del 2024, per far fronte a un eventuale aumento eccessivo dell’inflazione causato dall’aumento del costo del petrolio e del gas naturale.

– Il Qatar ha di nuovo reso possibile organizzare eventi all’aperto, dopo averli vietati dal 19 marzo.

Qui, invece, trovate un riepilogo delle notizie di stamattina.