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  • Mercoledì 25 marzo 2026

Sul piano degli Stati Uniti per la fine della guerra c’è molta confusione

La tv di stato iraniana dice che è stato rifiutato, e le trattative rimangono molto incerte: intanto continuano i bombardamenti

Il fumo dell'incendio causato da un drone che ha colpito l'aeroporto internazionale del Kuwait, il 25 marzo
Il fumo dell'incendio causato da un drone che ha colpito l'aeroporto internazionale del Kuwait, il 25 marzo (Stringer/Anadolu via Getty Images)

Siamo nel ventiseiesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Secondo vari giornali internazionali gli Stati Uniti hanno presentato all’Iran un piano in 15 punti per la fine della guerra, ma l’Iran l’ha molto criticato, almeno pubblicamente. Lo stretto di Hormuz è ancora chiuso. Continuano gli attacchi dell’Iran contro Israele e i paesi del Golfo, quelli di Israele e Stati Uniti sull’Iran e quelli di Israele sul Libano. Il Post segue le notizie con questo liveblog.

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Cos’è successo oggi, nel ventiseiesimo giorno di guerra

– La notizia principale è che l’Iran ha criticato pubblicamente il piano in 15 punti che ieri gli Stati Uniti avevano proposto come punto di partenza per i negoziati per porre fine alla guerra (abbiamo riassunto tutto quello che si sa sul piano qui). Nel pomeriggio alcuni giornali avevano detto che l’Iran l’aveva rifiutato, ma questa notizia è stata smentita: l’Iran infatti lo starebbe ancora valutando, ma secondo alcune fonti sentite da Reuters vorrebbe che fosse inserito un punto sulla fine degli attacchi israeliani sul Libano. 

– In serata comunque il ministro degli Esteri iraniano ha detto che gli Stati Uniti e l’Iran non starebbero negoziando, ma solo scambiandosi dei messaggi, e ha ribadito la posizione ufficiale dell’Iran, ossia di non essere disposto a trattare. 

– Gli Stati Uniti invece a parole si sono mostrati, come prevedibile, molto più ottimisti: lo speaker della Camera statunitense Mike Johnson ha detto di credere che l’operazione in Iran sia quasi conclusa e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito le conversazioni fra i due paesi «costruttive».

– Intanto però il Pentagono si è accordato coi fornitori per aumentare la produzione dei sistemi di difesa e stamani ha spostato altri 2mila paracadutisti in Medio Oriente, che si aggiungono agli altri 5mila militari inviati negli ultimi giorni, tutti specializzati in operazioni via terra. 

– La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha detto che la banca potrebbe alzare i tassi d’interesse per la prima volta da quando aveva iniziato a diminuirli nell’estate del 2024, per far fronte a un’eventuale inflazione eccessiva causata dall’aumento del costo del petrolio e del gas naturale.

– L’Iran ha iniziato a chiedere una specie di pedaggio alle navi che vogliono passare dallo stretto di Hormuz, sostenendo che sia chiuso solo a quelle dei «nemici». Tra questi non c’è la Cina e la più grande compagnia di navigazione cinese conta di riprendere i transiti. Nel dubbio, l’Agenzia internazionale dell’energia dice di essere pronta ad attingere ancora alle sue riserve di petrolio d’emergenza, oltre ai 400 milioni di barili già messi a disposizione due settimane fa. 

– Il Qatar ha di nuovo reso possibile organizzare eventi all’aperto, dopo averli vietati dal 19 marzo, e in Kuwait 6 persone che avrebbero legami con il gruppo libanese filorianiano Hezbollah sono state arrestate per aver pianificato l’uccisione dei leader del paese.

Il Libano sarà incluso nel piano di Trump?

È uno dei molti punti di cui ancora non si sa praticamente nulla: secondo alcune fonti vicine all’Iran sentite dall’agenzia di stampa Reuters, il regime iraniano sarebbe favorevole ad accettare un piano per finire la guerra solo se questo includesse anche la fine degli attacchi di Israele contro il Libano.

«L’Iran sta dando la priorità al Libano – non accetterà violazioni israeliane in Libano come quelle successe dopo il cessate il fuoco del 2024», ha detto una delle fonti, riferendosi agli attacchi di Israele contro il Libano continuati nonostante un accordo per il cessate il fuoco della fine del 2024 tra Israele e Hezbollah.

Al momento non ci sono segnali che Israele voglia diminuire gli attacchi contro il Libano, e anzi il governo israeliano ha detto di voler occupare il sud del paese fino al fiume Litani (o Leonte), dove l’esercito ha distrutto i ponti e fatto limitate operazioni di terra, considerate il preludio di un’invasione.

In Kuwait 6 persone sono state arrestate per aver pianificato l’uccisione dei leader del paese

Il ministero dell’Interno del Kuwait ha detto che le persone arrestate sarebbero legate ai miliziani libanesi di Hezbollah, sostenuti dall’Iran: sono accusate di aver pianificato l’uccisione di alcuni leader del paese del Golfo Persico, ma non è stato detto quali.

Il ministero ha detto che cinque degli arrestati sono cittadini kuwaitiani, e il sesto aveva avuto in passato la cittadinanza del Kuwait ma gli era stata revocata. Ha aggiunto che sono state identificate altre 14 persone che avrebbero partecipato alla pianificazione degli omicidi, che sono però fuggite dal paese. Secondo il ministero, gli arrestati avrebbero confessato e avrebbero detto di essere stati addestrati da Hezbollah in un paese straniero.

Siete confusi sul piano di Trump? È normale, ecco un riassunto

Da lunedì si parla sempre di più di questo piano di pace in 15 punti che gli Stati Uniti hanno presentato all’Iran. Dovrebbe servire come base di partenza per i negoziati per la fine della guerra, ma sono moltissimi gli aspetti ancora non chiari.

Per prima cosa, il testo non è stato condiviso pubblicamente, né sono riusciti a consultarlo i principali giornali internazionali, e per questo del suo contenuto si sa ancora poco: riguarda i programmi missilistici balistici e nucleari dell’Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz, e probabilmente contiene anche una richiesta per l’Iran di smettere di finanziare i gruppi armati della regione, fra cui il libanese Hezbollah. Secondo la rete televisiva israeliana Channel 12, includerebbe anche la proposta di un cessate il fuoco di un mese, durante il quale l’Iran e gli Stati Uniti negozierebbero sui 15 punti. 

Non è chiaro quanto e se Israele abbia partecipato alla stesura di questo piano. 

Donald Trump all’aeroporto di Palm Beach, in Florida, il 23 marzo del 2026 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Da quando, martedì sera, gli Stati Uniti hanno consegnato il piano all’Iran tramite il Pakistan, che ha agito da intermediario, la situazione si è fatta ancora più confusa. Da una parte, gli Stati Uniti si sono mostrati molto sicuri di riuscire ad arrivare a un accordo in tempi brevi: oggi la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che fra i due paesi si stanno tenendo delle «discussioni costruttive» e Channel 12 ha riferito che il presidente Donald Trump potrebbe annunciare un cessate il fuoco già questo sabato (un’indiscrezione che non è però stata confermata da altri giornali, e che quindi va presa con molta cautela).  

Dall’altra parte, pubblicamente l’Iran ha criticato molto il piano, definendolo fra le altre cose «irragionevole». A un certo punto mercoledì pomeriggio la tv di stato iraniana aveva anche dichiarato che il paese l’aveva già rifiutato, ma Reuters ha poi smentito questa notizia, citando un funzionario di alto livello iraniano che diceva che il piano era ancora in fase di valutazione.

Mercoledì sera però il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha negato che i due paesi stessero negoziando, dicendo che si stavano solo scambiando dei messaggi, ma che da parte dell’Iran non c’era alcuna volontà di trovare un accordo al momento. 

Intanto, gli Stati Uniti stanno continuando a inviare truppe specializzate in operazioni di terra in Medio Oriente: secondo quanto riferito da diversi giornali internazionali starebbero valutando di invadere l’isola di Kharg, che si trova in un punto strategico del Golfo Persico e che ospita gli impianti da cui passa il 90 per cento delle esportazioni di petrolio iraniano. È però anche possibile che l’invio di truppe sia una strategia per mettere pressione all’Iran e convincerlo ad accettare un accordo. 

I danni dei bombardamenti israeliani a Beirut

Un furgoncino del trasporto pubblico passa davanti a un edificio distrutto, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)


Due uomini ripuliscono l’ingresso della loro farmacia da macerie e vetri rotti, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)


Un uomo guarda un edificio distrutto, periferia sud di Beirut, Libano, 25 marzo (Marwan Naamani/ZUMA/Ansa)

Il ministro degli Esteri iraniano dice che l’Iran non sta negoziando con gli Stati Uniti, più o meno

In un’intervista alla tv di stato iraniana il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto che gli Stati Uniti e l’Iran non starebbero trattando sulla fine della guerra, ma solo scambiandosi dei messaggi.

«Finora non ci sono stati negoziati con il nemico e non abbiamo intenzione di avviare alcun negoziato», ha detto. Ha aggiunto però che «da diversi giorni» gli Stati Uniti hanno «iniziato a inviare vari messaggi attraverso diversi intermediari», «paesi amici» dell’Iran, e che l’Iran ha risposto esponendo le proprie «posizioni ed emettendo avvertimenti». Secondo Araghchi, questo non costituisce «né un dialogo, né una negoziazione, né nulla di simile».

Sono dichiarazioni propagandistiche e che comunque confermano che fra i due paesi è in corso uno scambio, ma che si discostano molto da quelle dell’amministrazione di Donald Trump. Gli Stati Uniti, per motivi opposti, hanno tutto l’interesse a sostenere che i negoziati stiano andando bene, come infatti aveva detto due ore fa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.

Channel 12 dice che Trump potrebbe dichiarare un cessate il fuoco entro sabato

Secondo l’emittente televisiva israeliana Channel 12, il presidente statunitense Donald Trump potrebbe annunciare un cessate il fuoco entro sabato. Channel 12, che cita fonti anonime interne al governo israeliano, dice che l’annuncio potrebbe arrivare anche se i negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran non dovessero portare a un accordo. Al momento non ci sono conferme di queste indiscrezioni.

La portavoce della Casa Bianca dice che Iran e Stati Uniti stanno avendo «conversazioni produttive»

Durante il briefing quotidiano con la stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha negato che l’Iran abbia rifiutato il piano in 15 punti degli Stati Uniti, come aveva sostenuto la televisione pubblica iraniana nel pomeriggio, e che al momento gli Stati Uniti stanno continuando ad avere «conversazioni produttive» con l’Iran. Poche ore fa Reuters aveva riferito, citando come fonte un funzionario iraniano, che l’Iran starebbe ancora valutando il piano. 

Leavitt ha inoltre ripetuto che l’amministrazione statunitense ha previsto che questa guerra dovrebbe durare dalle 4 alle 6 settimane (e quindi finire entro metà aprile) ma, rispondendo a diverse domande dei giornalisti presenti, ha detto di non poter commentare in merito alle migliaia di soldati specializzati in operazioni di terra che il paese sta inviando in Medio Oriente da una decina di giorni. 

Ha anche evitato di dare una risposta chiara quando le è stato chiesto di commentare la recente dichiarazione del presidente della Camera Repubblicano, Mike Johnson, sul fatto che la guerra si stia «avvicinando alla conclusione». Ha detto che gli Stati Uniti stanno raggiungendo i proprio obiettivi «rapidamente», ma che il presidente Donald Trump continua a tenersi aperte diverse opzioni. 

Karoline Leavitt durante il briefing del 25 marzo 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Cos’è successo oggi pomeriggio

– La notizia principale è che l’Iran ha criticato pubblicamente il piano in 15 punti che ieri gli Stati Uniti gli avevano presentato come punto di partenza per i negoziati per porre fine alla guerra. Nel pomeriggio alcuni giornali avevano detto che l’aveva rifiutato, ma questa notizia è stata smentita: l’Iran infatti lo starebbe ancora valutando.  

– Lo speaker della Camera statunitense Mike Johnson ha detto di credere che l’operazione in Iran sia quasi conclusa, probabilmente riferendosi ai negoziati in corso fra Iran e Stati Uniti. Intanto il Pentagono si è accordato coi fornitori per aumentare la produzione dei sistemi di difesa. 

– La presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha detto che la banca potrebbe alzare i tassi d’interesse per la prima volta da quando aveva iniziato a diminuirli nell’estate del 2024, per far fronte a un eventuale aumento eccessivo dell’inflazione causato dall’aumento del costo del petrolio e del gas naturale.

– Il Qatar ha di nuovo reso possibile organizzare eventi all’aperto, dopo averli vietati dal 19 marzo.

Qui, invece, trovate un riepilogo delle notizie di stamattina. 

A proposito di Regno Unito…

La guerra in Medio Oriente, le richieste esose di Trump e il modo irrispettoso con cui ha trattato il primo ministro britannico Keir Starmer hanno fatto vacillare la storica e strettissima alleanza che c’è tra Regno Unito e Stati Uniti.

È la cosiddetta “relazione speciale” e in questo articolo spieghiamo perché è in crisi: 

La Banca Centrale Europea potrebbe alzare i tassi di interesse per la prima volta da quasi due anni

L’ha detto la presidente Christine Lagarde in un discorso tenuto nella sede della Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte, dopo che la settimana scorsa l’istituzione aveva mantenuto i tassi invariati per la sesta volta dall’estate del 2025 (e per la prima volta da metà del 2024, quando la BCE aveva iniziato ad abbassarli gradualmente per poi fissarli fra il 2 e il 2,4 per cento).

Questo dipenderà da quanto varrà l’inflazione in seguito all’aumento del costo del petrolio e del gas naturale e in generale al protrarsi della guerra fra Stati Uniti, Israele e Iran.

Già la scorsa settimana la BCE aveva detto che la guerra in Medio Oriente avrebbe avuto un «impatto significativo» sull’inflazione nel breve termine, ma che era ancora difficile stimarne le implicazioni nel medio periodo, che dipenderanno dall’intensità e dalla durata del conflitto, e da come i prezzi dell’energia influenzeranno i prezzi degli altri beni.

Christine Lagarde a Francoforte, il 19 marzo del 2026 (ANSA/EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF)

Cambiare i tassi di interesse è uno degli strumenti più importanti a disposizione della BCE per modificare il contesto economico tra gli Stati che usano l’euro e gestire l’inflazione: vengono abbassati quando l’inflazione non è considerata un problema ed è un modo per stimolare la crescita economica, poiché rende meno costoso prendere in prestito denaro per fare investimenti. Al contrario il loro aumento rende le stesse operazioni più costose, e quindi rallenta la crescita, ma anche l’inflazione, evitando un aumento eccessivo dei prezzi.

Nel 2022, durante la crisi energetica causata dall’invasione russa dell’Ucraina, la BCE era stata criticata per non aver alzato i tassi di interesse, e quindi il costo del denaro, abbastanza velocemente per contenere l’inflazione. 

Una famiglia sfollata dal sud del Libano in una tenda adibita a rifugio a Beirut, Libano, 25 marzo (AP Photo/Emilio Morenatti)

Un uomo sfollato dal sud del Libano prega in una scuola adibita a rifugio a Beirut, Libano, 25 marzo (AP Photo/Emilio Morenatti)

Due famiglie sfollate dal sud del Libano pranzano in una scuola adibita a rifugio a Beirut, Libano, 25 marzo (AP Photo/Emilio Morenatti)

Lo speaker della Camera statunitense Mike Johnson ha detto che l’operazione in Iran è quasi conclusa

Durante una conferenza stampa ha detto: «Credo che stiamo per concludere [we’re wrapping up] l’Operazione Epic Fury. […] E credo che sarà una cosa fatta in breve tempo» (“Epic Fury” è il nome che gli Stati Uniti hanno dato alla campagna di bombardamenti contro l’Iran iniziata il 28 febbraio). 

È probabile che Johnson si stia riferendo alle trattative in corso fra Stati Uniti e Iran che si stanno svolgendo da lunedì sera.

Le molte critiche dell’Iran al piano degli Stati Uniti

Un funzionario rimasto anonimo citato Press TV, un canale di proprietà dell’emittente di stato IRIB, ha detto che «l’Iran finirà la guerra quando deciderà di farlo e quando le sue condizioni saranno soddisfatte». Una fonte diplomatica sentita da Al Jazeera ha detto che il regime considera il piano «massimalista e irragionevole», e l’esercito ha detto che «quelli come noi non verranno mai a compromessi con qualcuno come voi», riferendosi all’Iran e agli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, un funzionario iraniano ha dettoReuters che il piano è ancora in via di revisione.

Il “piano” sarebbe la proposta di negoziato in 15 punti inviata dagli Stati Uniti all’Iran con la mediazione del Pakistan. Non è stato diffuso, ma secondo quanto appreso dai media gli Stati Uniti chiedono lo smantellamento del programma nucleare dell’Iran e l’interruzione del sostegno ai gruppi paramilitari in Medio Oriente (come Hezbollah e Hamas). In cambio l’Iran otterrebbe la revoca di tutte le sanzioni. 

Le condizioni poste finora dall’Iran sono altre, elencate dal funzionario anonimo: la fine della guerra, sia contro l’Iran sia contro i suoi gruppi alleati, come Hezbollah; garanzie solide e meccanismi per evitare futuri attacchi; il riconoscimento della sovranità dell’Iran sullo stretto di Hormuz; e rimborsi per i danni causati dalla guerra.

Sono posizioni inconciliabili con le richieste statunitensi, e viceversa. Per fare un accordo sia l’Iran sia gli Stati Uniti dovrebbero fare concessioni importanti.

I bombardamenti su Teheran hanno lasciato senza casa almeno 2mila famiglie

Lo ha scritto in un post sui social il sindaco della capitale, Ali Reza Zakani, in cui ha anche chiesto risarcimenti a Israele e agli Stati Uniti, ripetendo una delle condizioni poste dal regime per la fine della guerra. 

Alcune persone assistono ai soccorsi in un edificio di Teheran colpito da un attacco aereo, il 23 marzo

Alcune persone assistono ai soccorsi in un edificio di Teheran colpito da un attacco aereo, il 23 marzo (Fatemeh Bahrami/Anadolu via Getty Images)

In questi giorni la Mezzaluna rossa iraniana, il corrispettivo della Croce rossa, ha detto che dall’inizio della guerra i bombardamenti in Iran hanno danneggiato 82mila strutture civili, incluse 62mila case, 498 scuole e 281 strutture sanitarie. 

Un’iniziativa britannica, per lo stretto di Hormuz

Dovrebbe tenersi questa settimana una riunione tra una trentina di paesi sulla sicurezza nello stretto di Hormuz, che il Regno Unito si è offerto di ospitare. L’iniziativa segue la riunione che c’è stata domenica tra il capo di stato maggiore britannico, Richard Knighton, e i suoi omologhi di Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Giappone e Canada. 

Lo sviluppo più concreto delle discussioni potrebbe essere l’annuncio di una “coalizione”, come si dice in questi casi, ossia una missione militare condivisa tra i paesi partecipanti. Questa eventuale missione però sarebbe attivata non subito, ma in una fase futura in cui si fermino o riducano significativamente i combattimenti tra Iran e Stati Uniti: e non ci siamo ancora.

Il capo di stato maggiore britannico, Richard Knighton, in visita in Turchia, il 5 febbraio

Il capo di stato maggiore britannico, Richard Knighton, in visita in Turchia, il 5 febbraio (Mehmet Futsi/Anadolu via Getty Images)

La riunione è un tentativo di rispondere alle pressioni degli Stati Uniti, che volevano che gli alleati mandassero mezzi militari nello stretto, ma senza farsi coinvolgere così tanto nel conflitto, cosa che finora è stata la priorità dei paesi europei.

Il Regno Unito si è detto disposto a mettere a disposizione navi per rimuovere le mine navali che l’Iran potrebbe avere posizionato nello stretto di Hormuz: un’operazione preliminare a quelle per scortare le navi commerciali, come vorrebbe Trump.

In Qatar è di nuovo possibile organizzare eventi all’aperto

Erano stati vietati all’inizio della guerra, per via degli attacchi iraniani. Il ministro dell’Interno ha detto che il divieto finisce mercoledì 25 marzo, visto che da diversi giorni l’Iran non sta attaccando il Qatar. L’ultima volta era stata il 19 marzo, quando un missile aveva colpito l’enorme impianto di gas naturale di Ras Laffan.

L’Italia e il gas

Oggi la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è in Algeria per incontrare i principali rappresentanti del governo locale. C’è un motivo per cui lascia Roma a soli due giorni dalla sconfitta al referendum e nel pieno di un momento molto complicato per il governo: il gas algerino, diventato ora più importante che mai per l’Italia e per tutti i paesi costretti a sostituire il gas proveniente dal Qatar, che ora è bloccato a causa della guerra in Medio Oriente.

Lo raccontiamo qui: