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  • Mercoledì 15 aprile 2026

L’Iran minaccia ritorsioni al blocco navale degli Stati Uniti

Tra cui la chiusura di altre rotte marittime, comprese quelle nel mar Rosso: tutte le notizie man mano che arrivano

Navi vicino allo stretto di Hormuz, 11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)

Siamo al quarantasettesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Con meno di una settimana prima della fine del cessate il fuoco di 15 giorni tra Iran e Stati Uniti, le due parti stanno cercando di riavviare il negoziato. Martedì nel frattempo i rappresentanti di Israele e Libano si sono incontrati per la prima volta, e hanno detto che si incontreranno di nuovo. Continua il doppio blocco navale dello stretto di Hormuz: quello iraniano e quello statunitense, con risultati alterni. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Si parla di una possibile estensione del cessate il fuoco

Varie fonti rimaste anonime hanno detto ad Associated Press che i mediatori stanno cercando di raggiungere un accordo tra Stati Uniti e Iran per estendere il cessate il fuoco, che dovrebbe scadere il 22 aprile, per almeno altre due settimane, quindi fino al 6 maggio.

Sembra che le trattative siano a buon punto, anche se un funzionario statunitense ha detto che l’amministrazione Trump non ha ancora formalmente accettato un accordo. 

Un edificio residenziale a Teheran danneggiato dai bombardamenti israeliani e statunitensi, 14 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Trump sostiene che la Cina ha accettato di non mandare armi all’Iran

In un post su Truth, in cui ha aggiunto che la Cina è «molto contenta» che gli Stati Uniti stiano «riaprendo» lo stretto di Hormuz (come spieghiamo qui, lo stretto non è aperto).

La Cina è tra i principali alleati internazionali dell’Iran, e compra gran parte del petrolio esportato dal paese. Subirebbe quindi ripercussioni se la chiusura dello stretto di Hormuz dovesse prolungarsi.

Nelle ultime settimane il New York Times e CNN avevano riferito, sulla base di documenti riservati dell’intelligence, che la Cina avesse venduto, o fosse pronta a vendere, armi di difesa antiaerea all’Iran. Trump aveva negato, ma poi aveva comunque minacciato di imporre sul paese dazi del 50 per cento.

Nel post, Trump ha anche detto che quando si vedranno, a metà maggio, «il presidente Xi [Jinping] mi darà un grosso abbraccio». L’incontro tra i due era previsto ad aprile, ma è stato rinviato a causa della guerra in Medio Oriente. L’amministrazione Trump ha interesse a farlo andare bene per migliorare le relazioni tra le due economie dopo la questione dei dazi, ma dall’inizio della guerra l’esito è diventato più incerto. 

L’Iran minaccia di espandere il blocco anche fuori dallo stretto di Hormuz

Il comandante delle forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha minacciato di espandere il blocco iraniano del traffico navale anche ad altre rotte marittime se gli Stati Uniti non interromperanno il loro blocco sullo stretto di Hormuz, che l’Iran considera un «preludio a una violazione del cessate il fuoco».

Oltre al Golfo Persico, dove il traffico è già sostanzialmente fermo per la chiusura di Hormuz, l’Iran intende bloccare anche «ogni import ed export» nel golfo dell’Oman e nel mar Rosso. 

L’area indicata dal regime è molto ampia: il golfo dell’Oman si trova appena fuori dallo stretto di Hormuz, sotto le coste iraniane; il Mar Rosso è a ovest della penisola arabica.

In questo caso un blocco navale non potrebbe essere imposto direttamente dall’Iran. Presumibilmente, sarebbe fatto attraverso la milizia yemenita filoiraniana degli Houthi, che controlla l’accesso al mar Rosso tramite lo stretto di Bab el Mandeb.

Alcuni paramedici fissano una fotografia sulla tomba di Ghadir Baalbaki, 19 anni, uccisa martedì in un bombardamento israeliano, Tiro, Libano, 15 aprile (AP Photo/Hussein Malla)

Che cosa è successo stamattina

• Gli Stati Uniti hanno detto che ora il blocco navale dello stretto di Hormuz è pienamente operativo e che sarà impedito il passaggio delle navi legate all’Iran e al commercio del suo petrolio.

• Nel sud del Libano proseguono le attività militari di Israele, nonostante il primo tentativo di negoziati ieri a Washington tra il governo israeliano e quello libanese.

• In risposta alle operazioni militari israeliane, Hezbollah (gruppo alleato dell’Iran) ha lanciato decine di razzi verso i territori settentrionali di Israele.

• In una serie di interviste e dichiarazioni sui social, Trump ha sostenuto che la fine della guerra in Medio Oriente è vicina e ha alluso a possibili nuovi negoziati con l’Iran nei prossimi giorni dopo la prima sessione di trattative fallite lo scorso fine settimana in Pakistan.

• Gli Stati Uniti stanno inviando migliaia di altri soldati in Medio Oriente e la portaerei George H.W. Bush.

• Il prezzo del petrolio da un paio di giorni è sotto ai 100 dollari, mentre c’è grandissima cautela tra le borse europee con solo lievi guadagni.

Soccorritori vicino a un’auto colpita da un drone israeliano a Jiyeh, a sud di Beirut, lungo l’autostrada costiera, Libano, 15 aprile (Abdul Kader Al Bay/ZUMA/Ansa)

C’è moltissima cautela tra le borse europee

Dopo avere iniziato con un lieve rialzo, a metà giornata le borse europee sono intorno alla parità.

La borsa italiana è a -0,1 per cento, mentre quella francese a -0,6 per cento e la borsa tedesca a +0,1 per cento. Anche la borsa di Londra è intorno allo 0,1 per cento, mentre quella spagnola è a -0,5 per cento.

Le cautele sono legate sia alle ultime dichiarazioni di Trump, che ha di nuovo detto che la fine della guerra è vicina (senza fornire dettagli credibili per sostenerlo), sia a quelle del Fondo monetario internazionale, più scettico sull’andamento dell’economia globale nei prossimi mesi nel caso di un protrarsi della guerra.

«Diritto inalienabile»

È quello che secondo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha l’Iran per quanto riguarda le attività di arricchimento dell’uranio per scopi civili.

Lavrov lo ha detto durante la sua visita a Pechino, dove ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Ha poi aggiunto che la Russia sosterrà l’Iran per quanto riguarda il suo programma nucleare a prescindere da come deciderà di svilupparlo nei negoziati con gli Stati Uniti.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, incontra a Pechino il presidente cinese Xi Jinping (Iori Sagisawa/Pool Photo via AP)

La Russia da giorni dice di essere disponibile a ospitare l’uranio già arricchito dall’Iran, e che potrebbe essere conservato fino alla ripresa del programma nucleare nel caso di una pausa di qualche anno. Non è però chiaro come e dove sarebbe conservato l’uranio per un periodo che potrebbe essere di cinque anni, come propone l’Iran, o di almeno 20, come vogliono gli Stati Uniti.

Altre migliaia di soldati statunitensi sono in viaggio per il Medio Oriente

Lo ha segnalato un articolo del Wall Street Journal, indicando che la maggiore presenza di personale militare dovrebbe servire a fare ulteriore pressione sull’Iran nel corso dei negoziati.

Circa seimila soldati sono in viaggio verso il Medio Oriente sulla portaerei George H.W. Bush, scortata da diverse altre navi da guerra. Ci sono inoltre altri 4mila soldati circa che dovrebbero arrivare nell’area del Golfo entro la fine di aprile.

La portaerei George H.W. Bush durante un’esercitazione nell’oceano Atlantico nell’aprile del 2025 (AP Photo/Alex Brandon, Pool)

Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto che sono già impegnati circa 50mila soldati nelle attività militari contro l’Iran.

Con i nuovi arrivi, gli Stati Uniti disporranno di tre portaerei nella zona, che potranno anche essere usate per intensificare le attività di controllo dello stretto di Hormuz.

La questione del nucleare iraniano resta centrale

Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha detto che un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran deve comprendere un piano «molto dettagliato» per tenere sotto controllo le attività nucleari iraniane.

Grossi ha ricordato che il programma nucleare iraniano è da sempre ambizioso e che le attività in questo ambito devono essere sorvegliate dagli esperti dell’AIEA.

L’Iran sostiene da sempre che le proprie attività nel settore siano legate a scopi civili, ma negli anni è diventato evidente che le attività di arricchimento dell’uranio potrebbero portare alla costruzione di bombe atomiche.

Nel giugno dello scorso anno Stati Uniti e Israele avevano bombardato i siti nucleari iraniani, sostenendo di avere causato danni ingenti e tali da compromettere il programma nucleare. L’Iran non aveva però dato accesso all’AIEA per verificare i danni e non è chiaro se il paese avesse interrotto del tutto le attività di arricchimento.

Le centrifughe usate per i processi di arricchimento dell’uranio nel sito nucleare iraniano di Natanz, nella primavera del 2021 (IRIB via AP, archivio)

Stando alle informazioni circolate finora, durante i negoziati dello scorso weekend in Pakistan l’Iran avrebbe proposto di sospendere per cinque anni il programma nucleare, mentre gli Stati Uniti avrebbero chiesto una sospensione di almeno 20 anni.

È una differenza non da poco, ma il fatto che l’Iran abbia proposto una sospensione mostra un certo interesse a trattare dopo un mese e mezzo di guerra e di pesanti bombardamenti da parte degli Stati Uniti e di Israele.

Il prezzo del petrolio è un po’ più stabile

Dopo avere superato nuovamente i 100 dollari al barile a inizio settimana, in seguito alle notizie sui falliti negoziati tra Stati Uniti e Iran, negli ultimi due giorni il prezzo del petrolio si è ridotto sensibilmente.

Oggi la quotazione del Brent, il principale riferimento internazionale, è a poco meno di 95 dollari e nelle ore precedenti non ci sono state particolari oscillazioni.

Gli Stati Uniti hanno confermato di avere completato il blocco dello stretto di Hormuz, rispondendo al blocco imposto dall’Iran da settimane. È una condizione che limita ulteriormente il commercio del petrolio estratto nel Golfo e che, se continuerà a lungo, potrà avere nuovi effetti sulla sua disponibilità e sul prezzo al barile.

Il Pakistan continua a darsi da fare

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif in questi giorni sarà in Arabia Saudita, Qatar e Turchia per confrontarsi sulla situazione in Medio Oriente.

In Turchia sono previsti un incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan e la partecipazione a un forum sulle attività diplomatiche. Secondo il presidente pakistano, Asif Ali Zardari, il viaggio sarà una nuova importante occasione per promuovere gli sforzi di pace in Medio Oriente.

Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif durante i negoziati a Islamabad tra Stati Uniti e Iran lo scorso fine settimana (AP Photo/Jacquelyn Martin, Pool)

Nelle ultime ore Trump ha alluso alla possibilità di una seconda sessione di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan, dopo quella dello scorso fine settimana che si era conclusa con un nulla di fatto soprattutto sul piano nucleare iraniano.

Gli attacchi tra Israele e Hezbollah continuano

Nonostante l’avvio dei negoziati martedì a Washington, anche oggi sono state segnalate attività militari di Israele e attacchi da parte di Hezbollah, il gruppo alleato dell’Iran.

Israele ha condotto nuove operazioni nella parte sud del Libano, dove intende stabilire una propria area di controllo diretto. Hezbollah ha risposto con il lancio di decine di razzi verso il territorio israeliano.

Trump non molla il papa

Sul suo social Truth ha scritto un nuovo post prendendosela con Leone XIV, dopo le dure critiche che aveva già espresso a inizio settimana:

Qualcuno può dire per favore a papa Leone che l’Iran ha ucciso negli ultimi due mesi almeno 42mila persone innocenti, completamente disarmate, dei manifestanti, e che è inaccettabile che l’Iran si doti di una bomba nucleare?

In più dichiarazioni alla stampa, Trump ha detto di non doversi scusare di nulla col papa, ribadendo di ritenerlo «debole col crimine» e «terribile per la politica estera». Lunedì papa Leone XIV aveva risposto dicendo di non temere l’amministrazione Trump e spiegando di avere semplicemente diffuso il messaggio del Vangelo, quando aveva criticato la guerra in Medio Oriente.

JD Vance è stato contestato in Georgia

Mentre parlava a un evento di Turning Point USA, un’organizzazione universitaria di destra (quella fondata da Charlie Kirk, l’attivista ucciso lo scorso settembre), il vicepresidente JD Vance è stato contestato più volte da persone del pubblico. Una a un certo punto gli ha detto: «Gesù Cristo non sostiene il genocidio!». E poi, in seguito: «State uccidendo bambini! State bombardando bambini!».

Gli Stati Uniti dicono che il loro blocco navale è completo

In un comunicato pubblicato sui social media l’ammiraglio Brad Cooper, il comandante del comando delle forze armate americane in Medio Oriente, ha detto che dopo 36 ore di preparativi il blocco navale statunitense nello stretto di Hormuz è infine completo. «Le forze statunitensi hanno completamente bloccato il traffico economico via mare da e per l’Iran».

Ieri in realtà secondo le società di tracciamento alcune navi erano riuscite a passare. Non è chiaro cosa succederà ora che secondo gli Stati Uniti il blocco è completo.

 

Trump sta dando segnali positivi

In varie interviste nelle ultime ore Donald Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti sarebbero pronti a ricominciare i negoziati con l’Iran. Parlando a Fox News, Trump ha detto che la guerra «è vicina alla fine, è molto vicina alla fine». Al New York Post ha detto invece che nuovi negoziati con l’Iran potrebbero riprendere «nei prossimi due giorni».

Il vicepresidente JD Vance, parlando a un evento nello stato americano della Georgia, ha detto che lo scorso fine settimana sono stati fatti «moltissimi progressi» con l’Iran e che Trump sta cercando di fare con il paese un «grande accordo».

Non è la prima volta che Trump e la sua amministrazione danno segnali positivi, e non è chiaro quanto ci sia di vero. Come avviene con le minacce, potrebbe essere una tattica negoziale per invogliare il regime iraniano a trattare, o per fargli abbassare la guardia.

Cos’è successo martedì, nel quarantaseiesimo giorno di guerra

• C’è stato il primo incontro tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, e non ha prodotto accordi. Le parti hanno ribadito le loro posizioni e hanno detto che si incontreranno di nuovo. 

• Israele ha proseguito le operazioni militari contro Hezbollah, che non era coinvolto nei negoziati

• Per tutto il giorno sono circolate notizie sulla possibilità di una nuova sessione di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan: Trump ha detto che potrebbero esserci novità «nei prossimi due giorni».

• Durante l’incontro tra Israele e Libano a Washington gli Stati Uniti hanno ribadito che i due percorsi negoziali sono separati: significa che per loro il cessate il fuoco in Libano non può essere una condizione in un eventuale accordo con l’Iran, che invece lo richiede.

• Un altro punto su cui potrebbero scontrarsi di nuovo le delegazioni iraniane e statunitensi è il nucleare iraniano: oggi Israele ha ribadito che la rimozione dell’uranio arricchito dall’Iran è un «prerequisito» per la fine della guerra per Israele e Stati Uniti.

• È stato il primo giorno del blocco statunitense dello stretto di Hormuz, ma non è stato molto efficace: gli Stati Uniti dicono di non aver fatto passare «nessuna nave» diretta o proveniente dall’Iran, ma le società di tracciamento ne hanno rilevate alcune

• I rischi del passaggio non si sono azzerati: una nave è stata colpita. Intanto Francia e Regno Unito continuano a lavorare alla loro proposta alternativa a quella di Trump.

• La Cina, alleato iraniano finora piuttosto defilato, ha detto cautamente che è pronta a contribuire per mettere fine alla guerra e ha stilato una lista di proposte, anche se non molto incisiva.

• L’Italia ha sospeso un accordo di cooperazione con Israele in ambito militare e di ricerca, per ragioni politiche legate alla guerra: resterà valido per i prossimi sei mesi ma non verrà rinnovato fino al 2031, com’era previsto.

• Giorgia Meloni è infine intervenuta a difesa del papa nello scontro con Trump, che va avanti da domenica. Trump si è detto «scioccato». Anche Mattarella si è espresso, criticando Trump.

Un giornalista è stato arrestato in Kuwait per aver commentato un video sugli attacchi iraniani

Lo ha detto il Committee to Protect Journalists, un’associazione che si occupa di giornalisti e libertà di stampa.

Si chiama Ahmed Shihab-Eldin e ha doppia cittadinanza di Kuwait e Stati Uniti. L’associazione dice che è scomparso dal 2 aprile e che è accusato di aver diffuso informazioni false.

Dall’inizio della guerra le monarchie del Golfo, paesi illiberali, hanno incrementato le restrizioni alla libertà di espressione e di stampa, facendo centinaia di arresti nel tentativo di proteggere la sicurezza nazionale e di controllare la narrazione della guerra. Ne abbiamo parlato in questo articolo: