Il presidente dello Sri Lanka Anura Kumara Dissanayake ha annunciato giovedì di aver permesso a una nave militare iraniana di attraccare in uno dei suoi porti, e di aver fatto entrare nel paese soldati e marinai che erano a bordo. Mercoledì un’altra nave iraniana, la IRIS Dena, era stata affondata da un siluro di un sottomarino statunitense proprio al largo delle coste dello Sri Lanka. La questione delle navi iraniane si sta rivelando un problema diplomatico per lo Sri Lanka, che ha consolidati legami politici ed economici con l’Iran ma che vuole evitare ogni contrapposizione con gli Stati Uniti e con Israele.
La nave che ha attraccato si chiama IRIS Bushehr, e come la IRIS Dena tornava da un evento internazionale che si era tenuto in India, la International Fleet Review 2026, una sorta di parata navale militare. A bordo c’erano 208 persone: 53 ufficiali, 84 sottufficiali, 71 marinai. Tutti sono stati trasferiti a Colombo, la capitale, mentre la nave è tenuta «in custodia» nel porto di Trincomalee, secondo la definizione del presidente Dissanayake, il più a sinistra nella storia del paese.

Il presidente Anura Kumara Dissanayake durante le celebrazioni del giorno dell’indipendenza, il 4 febbraio 2025 (AP Photo/Eranga Jayawardena)
Ufficialmente la nave iraniana aveva chiesto assistenza alle autorità dello Sri Lanka per un problema al motore, e il governo srilankese ha detto di averla assistita per ragioni umanitarie. Prima che entrassero in vigore le ultime sanzioni nei confronti dell’Iran, lo Sri Lanka importava grandi quantità di petrolio iraniano: esisteva un accordo che gli permetteva di barattarle, di fatto, con forniture di tè, il prodotto che lo Sri Lanka esporta di più nel mondo. L’accordo era particolarmente importante data la gravissima crisi economica che in Sri Lanka dura ormai da anni.
Giovedì inoltre sono continuate le ricerche dei dispersi nell’affondamento della IRIS Dena: i morti accertati sono 84, mentre non è chiaro quante persone fossero a bordo: lo Sri Lanka dice 180, l’Iran 130.