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  • Giovedì 5 marzo 2026

L’Italia ha chiuso la sua ambasciata a Teheran

Intanto stanno proseguendo attacchi e bombardamenti: soprattutto in Iran e Libano, ma anche su Gerusalemme

Alcuni missili iraniani fotografati in arrivo su Israele, 5 marzo 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

È il sesto giorno di guerra in Medio Oriente, tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra. L’Iran ha lanciato nuovi missili contro Israele, che a sua volta sta colpendo pesantemente il Libano e diverse città iraniane. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Anche la Camera degli Stati Uniti ha respinto una proposta per limitare i poteri militari di Trump

Come accaduto ieri al Senato, anche la Camera degli Stati Uniti ha respinto una risoluzione dei Democratici per costringere Donald Trump a interrompere la guerra e a consultarsi col Congresso (l’unico organo che secondo le leggi statunitensi può ufficialmente dichiarare guerra). I voti contrari sono stati 219 e quelli favorevoli 212: 4 Democratici hanno votato con i Repubblicani per bocciare la proposta (e 2 Repubblicani con i Democratici). Sia quello di ieri sia quello di oggi erano voti dall’esito piuttosto scontato, dato che i Repubblicani controllano la maggioranza dei seggi in entrambe le camere.

Un nuovo attacco iraniano su Gerusalemme, per ora senza troppe conseguenze

In serata c’è stato un nuovo attacco iraniano su Gerusalemme. Diverse persone hanno filmato nel cielo della città un missile con munizioni a grappolo: sono quelli che contengono al loro interno proiettili più piccoli che si disperdono e colpiscono vari punti contemporaneamente.

Secondo le prime indicazioni di militari, polizia e ospedali israeliani l’attacco ha fatto danni limitati e provocato un piccolo incendio. Non ci sono segnalazioni di feriti.

L’impatto della guerra sullo sport, non solo in Medio Oriente

Alcuni stati del Medio Oriente coinvolti nella guerra sono diventati negli ultimi anni luoghi importanti anche dal punto di vista sportivo. Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno ospitato e dovevano ospitare in futuro eventi importanti di calcio, Formula 1 e tennis, grazie a grandi investimenti resi possibili dai proventi della vendita del petrolio. Oggi tutto questo è diventato molto più complicato. Ne abbiamo parlato in questo articolo.

Il golfo Persico è sempre più centrale nel calcio, nella Formula 1 e nel tennis; e l'Iran dovrebbe giocare i Mondiali di calcio negli Stati Uniti

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Israele dice di aver distrutto l’80 per cento delle difese aeree iraniane

Poco fa il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir ha detto che in sei giorni di attacchi Israele ha distrutto l’80 per cento delle difese aeree iraniane guadagnandosi «una superiorità aerea quasi totale» nello spazio aereo iraniano.

Sempre secondo Zamir, Israele avrebbe anche distrutto il 60 per cento dei lanciamissili iraniani, cioè le camionette da cui l’Iran sta lanciando i propri missili balistici contro Israele e i paesi del Golfo. La distruzione dei lanciamissili potrebbe aver compromesso la capacità dell’Iran di compiere attacchi di ritorsione: negli ultimi giorni il numero dei missili lanciati è in effetti diminuito, se confrontato con quelli di sabato e domenica (ne avevamo parlato in questo articolo).

Le conseguenze di un bombardamento israeliano in una cittadina libanese

Nabatiyeh si trova a un’ora di auto a sud di Beirut. Ieri è stata colpita da un bombardamento che a detta di Israele aveva come obiettivo un centro di comando di Hezbollah. 

(AP Photo/Mohammed Zaatari)


(AP Photo/Mohammed Zaatari)


(AP Photo/Mohammed Zaatari)

L’Italia ha chiuso la sua ambasciata a Teheran

L’Italia ha chiuso «temporaneamente, per motivi di sicurezza» la propria ambasciata in Iran, a Teheran, e ha trasferito il personale diplomatico a Baku, in Azerbaigian. Lo ha annunciato stasera il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con un gruppo di giornalisti, e specificando che la scelta non vuole segnalare una rottura dei rapporti diplomatici con l’Iran. Qualche giorno fa anche il Regno Unito aveva preso una decisione simile. Le ambasciate di Spagna e Francia rimangono invece aperte.

Tajani ha anche detto che tutti gli italiani che volevano lasciare l’Iran lo hanno fatto: oggi circa 50 fra diplomatici e cittadini italiani sono entrati in Azerbaigian dopo un trasferimento via terra.

Antonio Tajani a Bruxelles il 26 febbraio 2026 (AP Photo/Virginia Mayo)

Dallo stretto di Hormuz non passano solo gas e petrolio

Ma anche parecchio cibo: ed è un problema per i paesi che lo importano da lì. Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman sono paesi che per sfamare la propria popolazione dipendono in larghissima parte dalle importazioni, tra l’85 e il 90 per cento. Buona parte di queste passa proprio dallo stretto di Hormuz, dove il traffico negli ultimi giorni si è ridotto fino a quasi scomparire. Molti di loro hanno anche chiuso il proprio spazio aereo, oppure lo hanno fortemente limitato, rendendo difficile fare arrivare cibo su voli cargo.

Alcuni di questi paesi hanno comunque dei piani B per situazioni del genere: per esempio da una decina d’anni gli Emirati hanno attrezzato un grosso sito di stoccaggio di frumento e altri cereali sulla loro costa orientale, prima dello stretto di Hormuz. Oggi il governo ha detto che le proprie riserve di cibo dovrebbero bastare dai quattro ai sei mesi.

Lo Sri Lanka si sta occupando di una seconda nave da guerra iraniana

Il presidente dello Sri Lanka Anura Kumara Dissanayake ha annunciato giovedì di aver permesso a una nave militare iraniana di attraccare in uno dei suoi porti, e di aver fatto entrare nel paese soldati e marinai che erano a bordo. Mercoledì un’altra nave iraniana, la IRIS Dena, era stata affondata da un siluro di un sottomarino statunitense proprio al largo delle coste dello Sri Lanka. La questione delle navi iraniane si sta rivelando un problema diplomatico per lo Sri Lanka, che ha consolidati legami politici ed economici con l’Iran ma che vuole evitare ogni contrapposizione con gli Stati Uniti e con Israele.

La nave che ha attraccato si chiama IRIS Bushehr, e come la IRIS Dena tornava da un evento internazionale che si era tenuto in India, la International Fleet Review 2026, una sorta di parata navale militare. A bordo c’erano 208 persone: 53 ufficiali, 84 sottufficiali, 71 marinai. Tutti sono stati trasferiti a Colombo, la capitale, mentre la nave è tenuta «in custodia» nel porto di Trincomalee, secondo la definizione del presidente Dissanayake, il più a sinistra nella storia del paese.

Il presidente Anura Kumara Dissanayake durante le celebrazioni del giorno dell’indipendenza, il 4 febbraio 2025 (AP Photo/Eranga Jayawardena)

Ufficialmente la nave iraniana aveva chiesto assistenza alle autorità dello Sri Lanka per un problema al motore, e il governo srilankese ha detto di averla assistita per ragioni umanitarie. Prima che entrassero in vigore le ultime sanzioni nei confronti dell’Iran, lo Sri Lanka importava grandi quantità di petrolio iraniano: esisteva un accordo che gli permetteva di barattarle, di fatto, con forniture di tè, il prodotto che lo Sri Lanka esporta di più nel mondo. L’accordo era particolarmente importante data la gravissima crisi economica che in Sri Lanka dura ormai da anni.

Giovedì inoltre sono continuate le ricerche dei dispersi nell’affondamento della IRIS Dena: i morti accertati sono 84, mentre non è chiaro quante persone fossero a bordo: lo Sri Lanka dice 180, l’Iran 130.

La Francia fornirà appoggio militare all’esercito libanese

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che invierà mezzi corazzati in Libano e offrirà supporto «operativo e logistico» all’esercito libanese, di modo che possa garantire la sicurezza (in teoria) dei territori libanesi non ancora interessati dai combattimenti fra Israele e Hezbollah. Era stato il presidente libanese Joseph Aoun, poche ore fa, a chiedere il supporto della Francia, un paese con cui il Libano ha storicamente molti legami.  

Dall’inizio di questa guerra Israele e Hezbollah hanno ricominciato a scontrarsi: Hezbollah ha lanciato razzi e droni verso Israele, facendo danni minimi, e Israele ha bombardato la capitale Beirut. Ha anche inviato truppe di terra nel sud del Libano, ordinando l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone. 

Al momento è difficile pensare che il coinvolgimento della Francia possa cambiare qualcosa; l’esercito libanese è da tempo debole e inefficace, e anche per questo Hezbollah negli anni scorsi era riuscito a guadagnare molto potere.

(Yoan Valat/Pool Photo via AP)

Le prime stime dell’ONU sugli sfollati

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha detto che nei primi due giorni di attacchi circa 100mila persone hanno dovuto lasciare le proprie case a Teheran (non ci sono stime più aggiornate). La maggior parte degli sfollati si è spostata all’interno dell’Iran, mentre il numero di quelli che hanno cercato rifugio all’estero per il momento non è consistente.

Sempre secondo le stime dell’agenzia, in Libano invece gli sfollati ospitati in campi profughi e strutture di emergenza sono circa 84mila, mentre altre 30mila persone hanno cercato rifugio in Siria.

Una famiglia in una scuola di Beirut, trasformata in un ricovero per gli sfollati, dopo aver lasciato il sud del Libano, il 2 marzo 2026 (AP Photo/Bilal Hussein)

Secondo Politico gli Stati Uniti si stanno preparando a una guerra più lunga di quanto dice Trump

Secondo fonti di Politico gli Stati Uniti si stanno preparando a una guerra molto più lunga di quella prospettata dal presidente Donald Trump, che nei giorni scorsi aveva parlato di quattro o cinque settimane in tutto.

L’edizione statunitense del giornale, normalmente molto attendibile su questioni di politica e sicurezza interna, scrive che il comando delle forze armate statunitensi in Medio Oriente ha chiesto all’amministrazione Trump di ricevere rinforzi di personale di intelligence nella propria sede in Florida, preventivando che l’operazione in Iran possa durare almeno 100 giorni – quindi circa tre mesi – e «probabilmente fino a settembre». 

La richiesta evidenzia anche il modo tardivo e confusionario in cui l’amministrazione ha avviato questa operazione, senza prepararsi o allertare i dipartimenti coinvolti (si è visto anche con le ambasciate, che sono state meno pronte di quelle di altri paesi nei rimpatri dei cittadini statunitensi).

«Sembra che si siano svegliati un sabato mattina e abbiano deciso di andare in guerra», ha detto un ex diplomatico a Politico

102 morti in Libano dall’inizio della guerra

Poco fa il ministero della Salute del Libano ha pubblicato i dati aggiornati sul numero delle persone uccise dall’inizio degli attacchi israeliani, cioè da lunedì: sono 102, mentre i feriti 638. 

Squadre di soccorso sulle rovine di un palazzo distrutto a Nabatiye, nel sud del Libano, il 5 marzo 2026 (AP Photo/Mohammed Zaatari)

Il giornalista tedesco Frederik Pleitgen di CNN è entrato in Iran

Da alcune ore il giornalista tedesco Frederik Pleitgen, della televisione CNN International, è entrato in Iran ed è in viaggio verso la capitale Teheran. Pleitgen e CNN sono stati autorizzati dal regime iraniano, che in passato ha spesso imprigionato giornalisti stranieri per usarli come pedine di scambio, in quella che è stata definita la “diplomazia degli ostaggi” (il caso più noto e recente è quello di Cecilia Sala, liberata nel gennaio del 2025).

Pleitgen sta raccontando sui social le sue prime ore nel paese: fra le altre cose ha scritto che nelle stazioni di benzina non ci sono code e apparentemente non c’è carenza di carburante, e che nel nord dell’Iran ci sono molti cartelloni che commemorano la Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso sabato in un bombardamento israeliano.

Trump dice che vuole essere coinvolto nella scelta della prossima Guida Suprema dell’Iran

«Devo esser coinvolto nella nomina, come è successo con Delcy», ha detto in un’intervista telefonica con Axios. Il riferimento è a Delcy Rodriguez, che con il consenso di Trump è diventata presidente del Venezuela dopo la cattura del dittatore Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, a inizio gennaio. 

Trump ha anche definito «inaccettabile» la scelta di Mojtaba Khamenei come successore del padre Ali nel ruolo di Guida Suprema. La sua elezione è data come imminente da martedì, ma non è ancora avvenuta. Nell’intervista Trump ha definito Mojtaba Khamenei un «lightweight», un peso piuma, uno di poco conto. 

Per la legge iraniana è l’Assemblea degli esperti a dover nominare la prossima Guida Suprema, un organo di 88 religiosi, ma non si conoscono i tempi della procedura. Nei giorni scorsi un edificio della città santa di Qom legato all’Assemblea era stato bombardato, ma non si sa se ci fossero i membri all’interno.  

(AP Photo/Mark Schiefelbein)

Quanto Trump possa davvero influire sulla scelta del successore di Khamenei non è chiaro: finora il regime iraniano non ha mai mostrato di volersi piegare alle richieste degli Stati Uniti e non ci sono evidenze che i bombardamenti di questi giorni abbiano cambiato le cose. Sicuramente Trump è noto per dare brevi interviste telefoniche ai giornalisti americani, in cui dice cose spesso forti ma contraddittorie (questa è durata appena 8 minuti).

L’OMS ha chiuso un importante centro di stoccaggio di aiuti umanitari a Dubai

L’Organizzazione mondiale della sanità ha chiuso temporaneamente il proprio centro logistico di Dubai, il più grande in Medio Oriente per lo stoccaggio e la distribuzione degli aiuti umanitari: avrà conseguenze sulle aree di crisi in vari paesi del mondo.

L’Iran continua a lanciare missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti, che vengono perlopiù intercettati: dall’inizio della guerra a oggi il governo emiratino ha detto di aver intercettato 196 missili balistici, circa mille droni e otto missili da crociera. Finora sono state uccise tre persone e ferite più di 90. 

Il Bahrein dice che l’Iran ha attaccato una sua struttura petrolifera

Nella città di Ma’ameer, a sud della capitale Manama, dove si trovano raffinerie e impianti petroliferi. Il governo locale ha detto che è stato un attacco iraniano, che ha causato un incendio ora spento, e che i danni sono stati limitati. 

Gli abitanti provano ad andarsene dall’Iran e dal sud di Beirut

Molte persone stanno provando ad andarsene dal sud di Beirut, la capitale del Libano, e dall’Iran, per sfuggire ai bombardamenti di Israele e Stati Uniti.

In Libano ci sono grandi code sulle strade in uscita dai quartieri meridionali di Beirut, oggetto di ordini di evacuazione da parte dell’esercito israeliano. I quartieri meridionali, e in particolare Dahieh, sono quelli in cui è maggiormente radicato Hezbollah, il gruppo politico e militare alleato del’Iran e nemico di Israele. Sono anche le zone che erano state bombardate da Israele nell’autunno del 2024.

Nel quartiere di Dahieh vivono centinaia di migliaia di persone, che secondo le indicazioni israeliane dovrebbero muoversi verso nord: spesso non hanno posti dove andare.

Auto bloccate nel traffico mentre fuggono dagli attacchi aerei israeliani a Dahieh, periferia sud di Beirut, Libano, 5 marzo (AP Photo/Hassan Ammar)


Persone bloccate nel traffico mentre fuggono dagli attacchi aerei israeliani a Dahiyeh, periferia sud di Beirut, Libano, 5 marzo (AP Photo/Bilal Hussein)

In Iran invece un numero ancora piuttosto limitato di persone sta uscendo dal paese verso la Turchia, attraverso il varco di confine Kapikoy: si tratta perlopiù di persone che hanno parenti all’estero e che stanno provando a raggiungerli per sfuggire ai bombardamenti.

Persone al valico di frontiera di Kapikoy, nella provincia orientale di Van, in Turchia, dopo aver attraversato il confine dall’Iran, 5 marzo (AP Photo/Serra Yedikardes)

Ora i paesi coinvolti nella guerra in Medio Oriente vogliono l’aiuto dell’Ucraina, dice Zelensky

In quattro anni di guerra con la Russia, l’Ucraina ha accumulato competenze e tecnologie militari impareggiabili per difendersi dagli Shahed, i droni inventati dall’Iran e usati anche dalla Russia.

Gli Shahed sono relativamente economici da produrre, ma costosi da abbattere: gli ucraini sono diventati specialisti nel farlo contenendo i costi. «Gli alleati stanno chiedendo aiuto a noi, all’Ucraina», ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ha detto di aver già parlato di una possibile collaborazione con i leader di Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Giordania e Kuwait, e di avere altri incontri programmati per i prossimi giorni. 

Dei droni Shahed e del loro uso da parte di Iran e Russia abbiamo parlato qui:

Sono semplici e relativamente economici da produrre, e pure la Russia li ha copiati e comprati in quantità

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Secondo le Nazioni Unite ci sono 20mila marinai e 15mila passeggeri di navi da crociera bloccati nel Golfo Persico

L’Organizzazione Marittima Internazionale, un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del trasporto marittimo, ha detto che ci sono circa 20mila marinai e 15mila passeggeri di navi da crociera bloccati nel Golfo Persico.

Il Golfo Persico è collegato al Golfo di Oman e poi al mar Arabico dallo stretto di Hormuz, di cui l’Iran controlla una sponda. Da quando è iniziata la guerra il traffico nello stretto si è ridotto drasticamente, perché l’Iran minaccia di colpire le navi che lo attraversano.

Lo stretto di Hormuz è importantissimo per garantire il passaggio di una grande quantità di petrolio e di gas: l’Iran sta cercando di bloccarlo come uno strumento di pressione nei confronti degli altri paesi.

L’Azerbaijan ha chiuso parte del suo spazio aereo

La chiusura avrà una durata di 12 ore e riguarda la parte meridionale dello spazio aereo, dopo che ha rilevato quattro nuovi droni iraniani, oltre a quelli che avevano colpito la sua exclave di Nakhchivan stamattina (una exclave è un territorio che si trova in uno stato diverso da quello a cui appartiene politicamente). L’Iran aveva negato la sua responsabilità nell’attacco, in cui sono state ferite in modo non grave 4 persone. 

Stamattina il ministero della Difesa azero aveva detto che l’attacco non sarebbe rimasto senza risposte e il presidente Ilham Aliyev ha ordinato alle forze armate di prepararsi al combattimento, col massimo grado di allerta, durante una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale.