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  • Domenica 12 aprile 2026

Trump dice che anche gli Stati Uniti inizieranno a bloccare lo stretto di Hormuz

Dopo il fallimento dei negoziati con l'Iran a Islamabad: le notizie man mano che arrivano

Donald Trump a Miami, l'11 aprile del 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

I negoziati a Islamabad, in Pakistan, tra Iran e Stati Uniti sono andati avanti per 21 ore ininterrotte, ma non è stato trovato un accordo. Le posizioni sono distanti soprattutto sullo sviluppo del programma nucleare iraniano e sullo stretto di Hormuz, che dall’inizio della guerra è controllato dall’Iran: Trump ha detto che gli Stati Uniti inizieranno a bloccarlo. Nonostante il cessate il fuoco, Israele continua a bombardare il Libano. Siamo al quarantatreesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Un carro armato israeliano ha speronato due volte veicoli dell’ONU

Lo denuncia la missione UNIFIL, che opera al confine tra Israele e Libano, secondo cui un carro armato Merkawa in due occasioni ha volontariamente speronato veicoli identificabili in modo chiaro. Uno dei mezzi dell’UNIFIL è stato molto danneggiato.

UNIFIL denuncia anche che nell’ultima settimana sono stati sparati verso i suoi mezzi “colpi di avvertimento”, che in un caso hanno rischiato di ferire un soldato e che i movimenti dei membri della missione sono spesso bloccati da mezzi militari israeliani. Soldati israeliani hanno distrutto le telecamere di sicurezza della sede UNIFIL di Naqoura e di altre quattro postazioni dell’organizzazione.

I punti imprescindibili per gli Stati Uniti, che l’Iran non ha accettato

Alcuni funzionari della Casa Bianca hanno comunicato ai media la lista di punti imprescindibili che i negoziatori guidati dal vicepresidente JD Vance hanno sottoposto alla delegazione iraniana, e che non sono stati accettati.

Gli iraniani si sono lamentati di quello che ritengono fosse un atteggiamento impositivo degli americani e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto che i negoziati sono falliti perché «gli Stati Uniti non sono riusciti a guadagnarsi la fiducia dell’Iran», facendo riferimento anche alle trattative del passato, interrotte poi da attacchi statunitensi.

I punti statunitensi non negoziabili erano questi:

• Interrompere ogni arricchimento dell’uranio.
• Smantellare gli impianti di arricchimento, danneggiati dai bombardamenti del giugno 2025.
• Consegnare gli oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito.
• Accettare un quadro di pace e smilitarizzazione che includesse gli alleati regionali.
• Interrompere i finanziamenti a Hamas, Hezbollah e Houthi.
• Aprire completamente lo stretto di Hormuz, senza richiedere pedaggi.

Ci fu un attacco coi droni al convoglio che trasportava la giornalista liberata Shelly Kittleson verso l’aeroporto

Il Wall Street Journal ha raccontato oggi che durante le fasi della liberazione della giornalista statunitense Shelly Kittleson un drone ha quasi colpito il convoglio che la stava trasportando in aeroporto, in quello che gli Stati Uniti ritengono fosse un attacco deliberato.

Kittleson era stata rapita il 31 marzo da Kataib Hezbollah, la più potente delle milizie irachene sciite sostenute dall’Iran, ed è stata liberata martedì 7 aprile, poche ore prima che venisse annunciato il cessate il fuoco fra Stati Uniti e Iran.

La giornalista Shelly Kittleson in una foto del 25 marzo 2025 a Baghdad (AP Photo)

L’auto su cui viaggiava era partita dall’ambasciata statunitense ed era arrivata al cancello di un edificio civile utilizzato dagli Stati Uniti vicino all’aeroporto: due droni hanno colpito quell’edificio. Non ci sono stati feriti, ma il convoglio è rientrato in ambasciata. Kittleson ha poi lasciato Baghdad in elicottero.

L’attacco non è stato rivendicato, ma si ritiene che sia stato compiuto da una milizia filo-iraniana.

Oggi in Iran, con le foto

Forze di sicurezza sulle motociclette nel nord di Teheran, il 12 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)


La bancarella di un mercato a Teheran, il 12 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)


Un mezzo della polizia nella piazza Tajrish a Teheran, il 12 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)


Due donne sotto un’immagine dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, il 12 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Netanyahu è entrato in territorio libanese, con i soldati

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è entrato nel territorio del Libano domenica, per una visita ai soldati ormai stanziati stabilmente nel sud del paese.

Netanyahu era accompagnato dal ministro della Difesa Israel Katz e dal capo dell’esercito, il generale Eyal Zamir. Non ha parlato dei prossimi negoziati, in programma martedì a Washington, ma ha detto: «La guerra continua».

Israele ha stanziato sei divisioni del suo esercito nel sud del Libano, sostenendo di aver creato una linea difensiva per proteggere le città del nord di Israele dai lanci di razzi di Hezbollah. Nonostante gli imminenti negoziati, anche oggi l’esercito israeliano ha compiuto molti attacchi in Libano e ha circondato la città di Bint Jbeil.

Il presidente iraniano ha parlato con Putin dei negoziati falliti

Masoud Pezeshkian ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale ha raccontato la versione iraniana delle trattative di ieri a Islamabad.

Ha detto che un accordo «non è lontano» e si potrebbe raggiungere «se gli Stati Uniti torneranno nei confini del diritto internazionale». Ha anche continuato a sostenere la tesi che l’Iran non avrebbe attaccato i paesi del Golfo, ma solo le basi statunitensi che ospitano. È una cosa palesemente falsa: ci sono stati molti attacchi a strutture civili, in parte anche rivendicati da esponenti del regime.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian alle Nazioni Unite il 25 settembre 2025 (AP Photo/Angelina Katsanis)

Cos’è questa storia delle armi cinesi all’Iran

Sabato prima la CNN poi il New York Times hanno parlato di alcune relazioni dell’intelligence statunitense che dicono che la Cina ha venduto – o si appresterebbe a vendere – all’Iran armi di difesa antiaerea: in particolare, secondo CNN, sarebbero armi leggere, di quelle che si usano “a spalla”, ma che sparano razzi in grado di abbattere jet da guerra: nelle scorse settimane era stato colpito un F-15E, il pilota era stato recuperato subito ma gli Stati Uniti avevano dovuto organizzare una difficile operazione per recuperare l’altro militare a bordo.

Le informazioni di intelligence non sono pubbliche, ma i giornalisti dei due media le hanno ottenute da fonti governative.

Oggi Donald Trump ha parlato di questa questione nell’intervista a Fox News: ha detto di non credere che la Cina venda armi all’Iran («Forse un pochino all’inizio, ma ora non più»), ma poi ha comunque minacciato di dazi il governo cinese: «Se li becchiamo a farlo, saranno loro imposti dei dazi al 50 per cento, che sono una cifra sbalorditiva».

C’è stato un tentato assalto a una nave nel mar Rosso

L’agenzia del Regno Unito per le Operazioni Mercantili (UKMTO) ha segnalato che alcuni uomini armati hanno assaltato una nave commerciale nel mar Rosso, al largo dello Yemen, circa 100 chilometri a sudovest del porto di Hodeidah.

La nave è stata avvicinata da una piccola imbarcazione con 10-12 persone a bordo, di cui 4 o 5 avevano armi automatiche: hanno provato a far fermare la nave e poi a posizionare una scala per salirci in corsa. Il capitano della nave ha sparato un razzo di segnalazione e la barca ha desistito.

UKMTO non dà informazioni sulla nazionalità della barca che ha provato l’assalto: nelle scorse settimane gli Houthi, il gruppo politico e armato sciita che controlla buona parte dello Yemen, avevano minacciato di entrare più attivamente in guerra a fianco dell’Iran. In passato hanno mostrato di poter condizionare la navigazione nel mar Rosso con assalti lungo lo stretto di Bab el Mandeb, che collega il mar Rosso al golfo di Aden, nell’estremità meridionale della penisola arabica.

 

Trump dice che il Regno Unito aiuterà a sminare lo stretto di Hormuz

Durante un’intervista con la giornalista Maria Bartiromo su Fox News, ha detto che il Regno Unito e «almeno un altro paio di paesi» parteciperanno all’operazione statunitense per bloccare lo stretto di Hormuz e rimuovere le mine che l’Iran ha posto in quel tratto di mare (riferendosi a un precedente annuncio di cui avevamo parlato qui).

In passato il Regno Unito aveva detto di essere disponibile a collaborare con gli Stati Uniti per rimuovere le mine dallo stretto, ma non a partecipare a un’azione offensiva come quella annunciata poco fa da Trump. Non è chiaro quindi se Trump abbia citato il Regno Unito perché da settimane cerca di coinvolgerlo nella guerra più di quanto vorrebbe il governo britannico, o se i due paesi si siano effettivamente accordati.

La guerra all’Iran è costata 11 miliardi di dollari ad Israele, finora

È la stima del ministero delle Finanze israeliano, resa pubblica domenica: comprende circa 7 miliardi di dollari di spese militari (per i costi delle munizioni usate, ma anche delle paghe dei soldati riservisti) e oltre 4 miliardi per spese “civili”, come indennizzi per edifici danneggiati, per compensare giornate di lavoro perse o per i fondi concessi per costruire rifugi antiaerei supplementari.

Per ora non sappiamo quasi niente del blocco annunciato da Trump

L’ha annunciato con un post su Truth, dicendo che la marina statunitense fermerà le navi che cercano di passare dallo stretto di Hormuz dopo aver pagato un pedaggio all’Iran.

Non sappiamo come verranno fermate, né dove (se quando saranno già nello stretto o prima di entrarci, per esempio) o quando (prima o dopo aver fatto un accordo con l’Iran?). Trump ha detto anche che altri paesi parteciperanno, senza dire quali: anche su questo non si sa nulla e non ci sono stati commenti da parte di altri leader.

Se dovesse effettivamente succedere, anche il poco petrolio e gas naturale liquefatto che ora riescono a passare dallo stretto verrebbero bloccati. Il messaggio di Trump non calma quindi i toni dopo il fallimento dei negoziati tra Iran e Stati Uniti ma al contrario sembra preparare la strada a ulteriori scontri. 

Trump ha confermato che il problema principale nei negoziati è stato il nucleare iraniano

In un altro lungo messaggio su Truth, Trump ha detto che «c’è solo una cosa che conta: L’IRAN NON VUOLE ABBANDONARE LE SUE AMBIZIONI NUCLEARI!».

Ha aggiunto che tutti i punti su cui è stato trovato un accordo «non importano se comparati al fatto di permettere» all’Iran di avere armi nucleari, e ha definito questo «il singolo problema più importante». Ha concluso dicendo: «Come ho sempre detto, fin dall’inizio molti anni fa, l’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA ATOMICA!».

L’esercito israeliano sta circondando una città simbolo di Hezbollah

Quella di Bint Jbeil, nel sud-ovest del Libano. L’agenzia di stato libanese ha riferito di scontri tra l’esercito israeliano e miliziani del gruppo.

La città è da decenni una roccaforte di Hezbollah. A maggio del 2000, quando Israele si ritirò dal sud del Libano dopo un’occupazione durata quasi vent’anni, il leader storico del gruppo Hassan Nasrallah (ucciso da Israele nel 2024) tenne uno dei suoi discorsi più conosciuti proprio nello stadio di calcio di Bint Jbeil. 

Nasrallah dichiarò la vittoria del gruppo e disse che Israele «è più debole di una ragnatela», una metafora poi diventata ricorrente nella propaganda di Hezbollah. Nasrallah l’ha ripetuta anche dopo l’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023, dopo il quale Israele ha cominciato a bombardare e poi invadere la Striscia di Gaza. 

Nel 2006, durante un’altra breve guerra tra Israele e Hezbollah, proprio a Bin Jbeil ci furono alcuni degli scontri più feroci: l’esercito israeliano provò ripetutamente a conquistare la città, senza riuscirci. 

Trump dice che anche gli Stati Uniti inizieranno a bloccare lo stretto di Hormuz (?!)

L’ha scritto su Truth, nel suo primo commento pubblico fatto dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad.

Dice che durante i negoziati non è stato possibile trovare un accordo sul programma nucleare iraniano, e per questo gli Stati Uniti inizieranno a «BLOCCARE tutte le navi che provano a entrare o uscire dallo stretto di Hormuz». Ha aggiunto che «chi paga un pedaggio illegale non avrà un passaggio sicuro», e in teoria così l’Iran non potrà guadagnarci. Ha anche detto che altri paesi collaboreranno al blocco, senza dare dettagli.

È una dichiarazione completamente inaspettata. Dallo stretto di Hormuz passa un quinto delle esportazioni mondiali di gas e petrolio. L’Iran lo controlla dall’inizio della guerra: i traffici sono praticamente fermi, le navi che vogliono attraversarlo devono accordarsi con il regime e pagare un pedaggio, che può arrivare anche ad alcuni milioni di euro per nave.

In base a una prima analisi sembra che l’obiettivo di Trump sia prendere il controllo dello stretto in modo che l’Iran non possa riscuotere il pedaggio, che Trump ha definito una forma di «estorsione». 

Nel corso della guerra l’Iran ha minato lo stretto, rendendo pericolosi i passaggi. Ha anche modificato le rotte delle navi, che ora devono passare più vicino alle coste iraniane. Trump ha detto che gli Stati Uniti hanno «iniziato a distruggere» le mine. «Qualunque iraniano che spari a noi, o alle navi pacifiche, sarà MANDATO ALL’INFERNO!».

Non è chiaro come il blocco da parte degli Stati Uniti, ordinato da Trump, permetterà di riaprire lo stretto. 

In Iran sono state uccise almeno 3.375 persone

È il conteggio delle persone uccise dai bombardamenti statunitensi e israeliani e identificate dall’Organizzazione iraniana di medicina legale, che diffonde il dato. Questo numero include 2.875 uomini e quasi 500 donne, e non distingue tra militari e civili.

Due giorni fa l’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA), che si occupa di Iran e opera dagli Stati Uniti, aveva diffuso un comunicato in cui diceva di aver contato 3.636 persone uccise, di cui 1.701 civili (almeno 254 bambini).

Cosa è successo stamattina

– La notizia principale è che i negoziati tra Iran e Stati Uniti iniziati sabato a Islamabad, in Pakistan, sono finiti senza un accordo: entrambe le delegazioni hanno lasciato il paese.

– Non sappiamo cosa succederà ora, né se ci saranno altri incontri diplomatici prima dello scadere del cessate il fuoco, il 21 aprile. 

 – Come prevedibile, Stati Uniti e Iran si sono accusati a vicenda per il fallimento dei negoziati. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha detto che l’Iran «ha scelto di non accettare le nostre condizioni», che l’Iran ha definito «eccessive e illegali».

– I punti di scontro principali sono tre: lo sviluppo del programma nucleare iraniano, il controllo dello stretto di Hormuz e la rimozione delle sanzioni sui beni iraniani congelati.

– Intanto, Israele ha continuato a bombardare intensamente il sud del Libano. Dall’inizio della guerra gli attacchi israeliani in Libano hanno ucciso oltre 2mila persone. 

Ghalibaf sembra lasciare aperta la possibilità di altre discussioni

Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano e capo della delegazione iraniana dei colloqui in Pakistan, ha pubblicato una serie di post su X in cui commenta il fallimento dei negoziati con gli Stati Uniti. 

Ha scritto che l’Iran era arrivato a Islamabad con «buona fede e volontà», ma che «non nutriva fiducia nella controparte» e che questo sentimento è rimasto.

Ha però fatto intendere che l’Iran è disposto a continuare a parlare, riferendosi agli incontri di sabato come «questa tornata di negoziati» e aggiungendo che «ora è giunto il momento di decidere se [gli Stati Uniti] sono in grado di guadagnarsi la nostra fiducia o meno». 

Non è sorprendente che l’Iran cerchi di addossare la colpa del fallimento dei negoziati agli Stati Uniti, specialmente in queste ore in cui Donald Trump non ha ancora parlato e i commenti ufficiali dell’amministrazione statunitense sono stati pochissimi.

È anche vero che molte ricostruzioni della prima giornata di negoziati hanno evidenziato come gli Stati Uniti non abbiano voluto modificare le loro condizioni, che l’Iran aveva giudicato irricevibili in partenza. 

A Islamabad hanno già iniziato a togliere i molti cartelloni posizionati pochi giorni fa per pubblicizzare i negoziati.

Elian Peltier, il corrispondente del New York Times dal Pakistan e dall’Afghanistan, ha scritto: «I cartelloni che puntellavano la città sono stati in molti casi rimossi, come se le prospettive tangibili di pace, a l’associazione del Pakistan a queste, stiano già svanendo».

Due operai rimuovono i cartelloni sui negoziati, installati pochi giorni fa, dopo la loro interruzione, il 12 aprile del 2026 a Islamabad, in Pakistan (ANSA/EPA)

«Non è troppo tardi per imparare. Non ancora»

L’ha detto l’ex ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, riferendosi alle brevi dichiarazioni che il vicepresidente statunitense JD Vance ha fatto prima di lasciare Islamabad alla fine dei negoziati. Tra le altre cose Vance ha detto che i negoziatori iraniani «hanno scelto di non accettare le nostre condizioni». 

«Nessun negoziato – almeno con l’Iran – potrà avere successo se basato sulle “nostre/vostre condizioni”», ha scritto Zarif su X. «Gli Stati Uniti devono imparare che non è possibile dettare condizioni all’Iran. Non è troppo tardi per imparare. Non ancora». 

Come ministro degli Esteri Zarif negoziò lo storico accordo sul programma nucleare iraniano, approvato nel 2015 dopo due anni di trattative con gli Stati Uniti e altri paesi che imponevano sanzioni sull’Iran.

L’accordo fu raggiunto anche grazie ad alcune concessioni che gli Stati Uniti fecero all’Iran e che il presidente Donald Trump ha sempre criticato: per questo si ritirò dall’accordo nel 2018, durante il suo primo mandato, rendendolo di fatto nullo. 

Al momento Zarif non ha cariche pubbliche, ma fino all’anno scorso era vicepresidente e mantiene una notevole influenza nel paese.