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  • Domenica 19 aprile 2026

Trump annuncia nuovi negoziati, l’Iran nega

La delegazione statunitense partirà per il Pakistan lunedì, il regime iraniano dice che non parteciperà: intanto gli Stati Uniti hanno colpito una nave cargo iraniana

Il presidente Donald Trump di ritorno alla Casa Bianca il 17 aprile 2026 (Leigh Vogel/Pool/ABACAPRESS.COM)

Siamo nel cinquantunesimo giorno di guerra in Medio Oriente e sono ancora in vigore due cessate il fuoco: tra Israele, Stati Uniti e Iran da un lato, e tra Israele e Libano dall’altro. Intanto, lo stretto di Hormuz è chiuso e domenica la Marina statunitense ha colpito e bloccato una nave cargo iraniana. Trump dice che una delegazione statunitense andrà a Islamabad domani, per colloqui che inizieranno martedì, ma l’Iran nega di aver accettato di ricominciare a trattare. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Cosa è successo domenica

• Donald Trump ha annunciato che una delegazione statunitense partirà lunedì per Islamabad, dove martedì dovrebbero tenersi nuovi negoziati con l’Iran.

• La Casa Bianca ha confermato che la delegazione sarà guidata dal vicepresidente JD Vance e saranno presenti l’inviato di Trump Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner.

• L’Iran però non ha confermato i nuovi negoziati, anzi ha detto che non parteciperà, accusando gli Stati Uniti di «richieste eccessive, aspettative irrealistiche, continui cambiamenti di posizione e ripetute contraddizioni». Esponenti del regime hanno detto che non saranno possibili nuovi colloqui fino a quando durerà il blocco navale statunitense.

• Domenica gli Stati Uniti hanno colpito e bloccato la nave cargo Touska, che stava navigando nel golfo di Oman diretta verso un porto iraniano. I militari statunitensi ne hanno preso possesso dopo che la nave non aveva risposto ad alcuni avvertimenti.

• L’Iran da ieri ha richiuso lo stretto di Hormuz, ha costretto alcune navi che stavano provando ad attraversarlo a tornare indietro e nel weekend ha anche attaccato almeno due imbarcazioni.

• Il governo del Pakistan ha continuato anche oggi i sui sforzi diplomatici per provare a organizzare nuovi negoziati, in particolare parlando con vari esponenti del regime iraniano.

• Israele ha pubblicato una mappa che evidenzia le zone del territorio libanese che ha occupato e che vuole mantenere come “Linea avanzata di difesa” anche dopo l’eventuale fine della guerra, ufficialmente per proteggere le comunità che vivono nel nord di Israele.

Il video dell’attacco alla nave cargo iraniana

Con il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense USS Spruance che prima avverte la Touska, poi spara per colpirne il motore.

La visita e lo show di Javier Milei in Israele

Il presidente argentino Javier Milei è stato oggi in visita in Israele, dove ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu. Milei è un convinto sostenitore del governo di estrema destra di Netanyahu.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la moglie Sara, il presidente argentino Javier Milei e la sorella Karina, segretaria alla presidenza e principale consigliera, il 19 aprile 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Milei è stato anche al Muro del pianto di Gerusalemme, il luogo più sacro per la religione ebraica, in quanto è tutto ciò che rimane dell’antico tempio di Gerusalemme, distrutto nel 70 d.C.. In serata ha poi partecipato alle registrazioni della cerimonia per la Giornata dell’Indipendenza di Israele, che inizia martedì sera e proseguirà mercoledì. Ha cantato sul palco la canzone Libre (“Libero”).

Javier Milei durante lo show registrato a Gerusalemme, il 19 aprile 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Trump dice che la Marina ha colpito e bloccato una nave cargo iraniana

Secondo quanto ha scritto Donald Trump sul suo social Truth, la nave cargo iraniana si chiama Touska, stava provando a superare il blocco navale statunitense e non si era fermata nonostante un primo avvertimento mentre era nel golfo di Oman, diretta verso lo stretto di Hormuz.

Quindi il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance avrebbe colpito il motore della nave con un missile e poi i militari statunitensi ne avrebbero preso il controllo.

«Stiamo verificando cosa c’è a bordo!» ha scritto Trump.

La nave cargo Touska era già sotto sanzioni statunitensi per legami con il settore del trasporto marittimo iraniano.

(MarineTraffic.com)

L’esercito israeliano ha aperto un’indagine su una foto di un suo soldato che distrugge una statua di Cristo

È circolata domenica sui social media e secondo media libanesi si troverebbe nella città cristiana di Debel, nel sud del Libano, vicino al confine con Israele.

Il portavoce dell’esercito israeliano Nadav Shoshani ha detto che l’esercito sta verificando se la foto è reale e recente: nel caso fosse confermato, «saranno prese misure necessarie», ha detto.

Secondo il quotidiano israeliano Haaretz non sarebbe l’unica statua cristiana a essere distrutta in questa guerra.

Oggi a Teheran, in foto

Due donne all’ingresso dell’università di Teheran, il 19 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Un venditore ambulante di libri a Teheran, il 19 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Una donna fa ginnastica in un parco di Teheran, il 19 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Pakistan e Iran parlano di molte cose, ma non di negoziati

Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno avuto un lungo colloquio telefonico oggi. Nel comunicato ufficiale che dà conto degli argomenti del colloquio non vengono mai citati i possibili nuovi negoziati annunciati da Donald Trump.

Secondo alcune ricostruzioni il regime iraniano teme che la proposta di colloqui sia un diversivo e che l’amministrazione Trump stia invece preparando nuovi attacchi. Lo ha scritto sui social il vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale Mahmoud Nabavian, che era presente agli ultimi negoziati in Pakistan: ha parlato di «una trappola» organizzata «mentre il nemico prepara una nuova operazione militare».

L’Iran dice che non parteciperà a nuovi negoziati

Dopo alcune indicazioni vaghe da parte di altre agenzie di stampa iraniane, quella statale IRNA ha scritto che l’Iran smentisce la propria partecipazione a nuovi negoziati, che secondo fonti statunitensi sarebbero dovuti cominciare martedì a Islamabad.

IRNA accusa gli Stati Uniti di «richieste eccessive, aspettative irrealistiche, continui cambiamenti di posizione e ripetute contraddizioni», definisce il blocco navale in corso come una violazione dei termini del cessate il fuoco e dice che su queste basi non ci sono prospettive di «trattative proficue».

Gli Stati Uniti stanno usando droni marini per cercare le mine nello stretto di Hormuz

Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui la prima fase dello sminamento, quella che consiste nell’individuare le mine, è già cominciata. La Marina statunitense sta usando droni marini di superficie e subacquei dotati di sonar, senza quindi mettere a rischio i propri soldati.

I mezzi utilizzati sono due:

• Imbarcazioni di superficie senza equipaggio, che navigando possono ispezionare strisce di mare larghe 30 metri con i sonar, fino al fondale marino
• Droni sottomarini elettrici (MK18 Mod 2 Kingfish e Knifefish) che possono essere calati in acqua da piccole imbarcazioni

Una volta individuate le mine, altri robot marini possono essere utilizzati per farle esplodere o disinnescarle a distanza.

Cosa sta facendo la Cina

Varie inchieste giornalistiche nell’ultima settimana hanno sostenuto che la Cina abbia aiutato anche militarmente l’Iran, con cui le relazioni economiche sono importanti e note. Pubblicamente però, nella guerra in Medio Oriente la Cina ha tenuto un profilo neutrale e un ruolo defilato: la Cina ha sia da perdere che da guadagnare da questa guerra, e molti interessi a non esporsi pubblicamente.

Ne abbiamo parlato in questo articolo.

I media di stato iraniani sono vaghi sulla presenza dell’Iran a Islamabad

L’agenzia statale Fars ha riferito che la partecipazione della delegazione iraniana a un nuovo round di negoziati «non può essere né confermata, né esclusa».

Citando «fonti in Iran», ha riferito però che il quadro non sembra «particolarmente positivo», e che l’Iran non si presterà a un nuovo incontro di persona fino a quando gli Stati Uniti non interromperanno il loro blocco navale.

Forze di sicurezza pachistane a Islamabad, 19 aprile 2026 (AP Photo/M.A. Sheikh)

Lo stesso ha riferito l’agenzia Tasnim, affiliata ai Guardiani della rivoluzione, la parte del regime più riluttante a trattare. Secondo l’agenzia «attualmente l’Iran non ha in programma di inviare una delegazione».

Potrebbe essere un grosso problema per i negoziati, dato che ieri Trump ha vincolato la fine del blocco statunitense al raggiungimento di un accordo di pace, che dovrebbe passare da un nuovo incontro. 

Anche IRIB, l’ente radiotelevisivo iraniano, dice non aver avuto conferme dai funzionari del regime.

La mappa dell’esercito israeliano dei territori che occupa in Libano

I portavoce militari la chiamano “Linea di difesa avanzata” e comprende una fascia del sud del Libano, con una linea parallela all’attuale confine, ma circa 10 chilometri più a nord, e tutta un’area a est del fiume Litani, fino al confine fra il Libano e la Siria. Nella mappa è segnalata anche una zona piuttosto ampia di mare controllato dalla Marina israeliana.

Israele dice di aver impiegato in territorio libanese 5 divisioni del suo esercito «a protezione delle comunità nel nord di Israele» e per smantellare «le strutture terroristiche di Hezbollah». Sono zone occupate dall’esercito israeliano, che sta anche procedendo a distruggere edifici civili: l’intenzione dichiarata è di non abbandonarle anche dopo l’eventuale accordo per la fine della guerra.

Il regime iraniano dice che aprirà internet ai professori universitari

Lo ha annunciato domenica attraverso media statali: professori e ricercatori universitari avranno progressivamente accesso alla rete internet internazionale, mentre il resto della popolazione vive il 51° giorno consecutivo di blackout delle connessioni.

Da settimane in Iran è stata istituita una rete alternativa e domestica, senza accesso a siti stranieri, mentre una cosiddetta “Internet Pro”, con collegamenti liberi, è attivata solo per una lista di funzionari approvata dal regime.

Secondo vari esperti il rischio è che una rete internet “a vari livelli” diventi la norma in Iran, con restrizioni per gran parte della popolazione e accesso libero solo per chi otterrà l’approvazione del regime.

Una delegazione iraniana arriverà a Islamabad martedì, scrive CNN

Lo hanno detto all’emittente fonti iraniane rimaste anonime, secondo cui la squadra includerà il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. È il giorno successivo rispetto all’arrivo previsto di quella statunitense.

Le stesse fonti dicono di aspettarsi per mercoledì l’annuncio di un’estensione del cessate il fuoco.

È comunque presto per dirlo: l’Iran non ha ancora detto ufficialmente che parteciperà a questa seconda sessione, e soltanto questa mattina i due paesi si sono scontrati di nuovo sullo stretto di Hormuz.

50 giorni in cui si sono persi 50 miliardi di dollari di petrolio 💸💸💸

Secondo i calcoli di Reuters, in 50 giorni di guerra in Medio Oriente il mondo ha perso oltre 50 miliardi di dollari di petrolio, a causa dell’interruzione della produzione nei paesi del Golfo e del commercio tramite lo stretto di Hormuz.

Da quando è cominciata, la guerra ha sottratto all’economia globale 500 milioni di barili di petrolio: è una quantità enorme, ed è la più grande interruzione dell’approvvigionamento energetico di sempre.

Una fila di motorini in un distributore di Ahmedabad, in India, il 23 marzo 2026 (AP Photo/Ajit Solanki)

Per dare un’idea di quanto è grande questo dato, Reuters lo paragona a cose più concrete: 500 milioni di barili di petrolio equivalgono quasi a quanto petrolio consumano ogni mese gli Stati Uniti, a quanto ne richiede tutto il mondo per 5 giorni, a 11 giorni giorni di carburante per tutti i veicoli del mondo, e a quattro mesi di carburante per il traffico navale globale.

In questo grafico si vede l’azzeramento del traffico di petroliere attraverso lo stretto di Hormuz (in blu quelle che entrano nel golfo Persico e in verde quelle che lo lasciano).

Anche quando la guerra finirà ci saranno conseguenze per molto tempo. Gli attacchi hanno danneggiato alcuni importanti impianti produttivi di petrolio e gas naturale nei paesi del Golfo, tra i principali produttori di energia al mondo: alcune aziende hanno detto che serviranno mesi, altre persino anni per ripristinare la capacità produttiva di sempre.

Significa che la crisi energetica non finirà né con la fine della guerra né con la riapertura dello stretto di Hormuz.

Vance non parte, anzi parte, nel caso ritorna

Nelle ultime ore sono arrivate informazioni contraddittorie riguardo alla presenza del vicepresidente statunitense JD Vance ai prossimi negoziati in Pakistan.

Donald Trump ha detto alla televisione ABC che Vance non sarebbe stato presente per «questioni di sicurezza».

In seguito comunicazioni ufficiali della Casa Bianca alla CNN hanno invece confermato che Vance sarà presente e guiderà la delegazione, in cui avranno un importante ruolo, come in passato, l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e suo genero Jared Kushner.

Una delle regole del Secret Service, l’agenzia che protegge presidente, vicepresidente ed ex presidenti, è che presidente e vicepresidenti non siano mai nello stesso posto nello stesso momento, non solo per i viaggi all’estero, ma anche per quelli all’interno degli Stati Uniti.

Trump voleva garantirsi la possibilità di andare in Pakistan per firmare la pace se fosse stato trovato un accordo: ma se effettivamente dovrà farlo, aspetterà che Vance rientri negli Stati Uniti.

L’opzione comunque al momento è tutt’altro che scontata: l’Iran non ha nemmeno confermato la sua presenza agli incontri, chiedendo che prima venga tolto il blocco navale statunitense.

Il vicepresidente JD Vance a Islamabad, Pakistan, il 12 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

🇵🇰 E perché i negoziati sono proprio in Pakistan?

È un paese che fino a pochi anni fa aveva una pessima reputazione internazionale e che gli Stati Uniti ritenevano perlopiù inaffidabile. Ora ospita i negoziati per la fine della guerra in Medio Oriente, e ha avuto un ruolo fondamentale di mediazione tra Stati Uniti e Iran. Come ha fatto? 

Lo abbiamo spiegato in questo articolo:

Nel frattempo a Islamabad erano già cominciati i preparativi

Come fa notare BBC, anche prima che Trump annunciasse il ritorno della delegazione statunitense, previsto per domani, da diverse ore nella capitale pakistana si notava un insolito movimento di forze dell’ordine, transenne e camionette militari per mettere in sicurezza la città.

(Muhammad Reza/Anadolu via Getty Images)

Agli ospiti dell’hotel dove la scorsa settimana si era svolto il primo round di negoziati è stato chiesto di lasciare la struttura. La polizia di Islamabad ha anche annunciato che le principali strade di accesso alla città potranno essere chiuse.

E quindi, nuovi negoziati in Pakistan?

Nel lungo post di minacce di cui vi abbiamo parlato poco fa c’era un altro dettaglio importante: Trump ha detto che domani una delegazione statunitense andrà di nuovo a Islamabad, in Pakistan, per negoziare con l’Iran. 

Per ora l’Iran non ha confermato e, anzi, nelle scorse ore aveva detto che le posizioni erano troppo distanti per tornare a incontrarsi di persona. Il primo tentativo di negoziati era fallito una settimana fa, sabato 11 aprile.

Donald Trump, 18 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Dopo l’annuncio di Trump su Truth, la Casa Bianca ha fatto sapere che gli Stati Uniti manderanno la stessa delegazione, composta dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero di Trump Jared Kushner.

L’altra volta per l’Iran c’erano il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il suo predecessore Ali Bagheri Kani.

Anche l’Iran accusa gli Stati Uniti di violare il cessate il fuoco

Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei, poco dopo il post su Truth con cui Trump lanciava le stesse accuse contro l’Iran.

Al momento entrambi i paesi stanno contribuendo al blocco del traffico da Hormuz: l’Iran facendo transitare un numero molto ristretto di navi, a cui chiede un pedaggio; gli Stati Uniti rimandando indietro quelle da e per i porti iraniani, attraverso le loro navi militari schierate nel golfo dell’Oman.

Secondo Baghaei quello degli Stati Uniti sarebbe un «crimine di guerra e un crimine contro l’umanità».