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  • Sabato 11 aprile 2026

Sono iniziati i colloqui diretti tra Iran e Stati Uniti

Dopo gli incontri preliminari mediati dal governo pakistano, e adesso viene il difficile: tutti gli aggiornamenti man mano che arrivano

Il vicepresidente statunitense JD Vance e il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif (Pakistan Prime Minister Office via AP)

E sono i primi dalla rivoluzione del 1979. Si tengono a Islamabad, in Pakistan, ed entrambi i paesi ci arrivano con posizioni complesse da conciliare, a tre giorni dall’inizio del cessate il fuoco e dopo 43 giorni di guerra in Medio Oriente. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

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Le persone uccise in Libano sono più di 2.000

Il ministero della Salute libanese dice che sono 2.020 dall’inizio della guerra e 97 solo nella giornata di oggi, in cui Israele ha continuato gli attacchi, soprattutto nel sud del paese.

I feriti sono 6.436 e fra i 2.020 morti ci sono 248 donne, 165 bambini e 85 membri del personale medico.

Le squadre di soccorso cercano corpi di persone disperse sotto le macerie a Beirut, l’11 aprile 2026 (AP Photo/Hassan Ammar)

I giornalisti al centro stampa di Islamabad si annoiano

L’agenzia di stampa AFP ha raccontato in un articolo come si sta svolgendo la giornata dei giornalisti arrivati a Islamabad per i negoziati.

Il centro stampa a Islamabad, Pakistan, l’11 aprile 2026. (AP Photo/Anjum Naveed)

Sono stati convogliati in un lussuoso centro stampa a circa 500 metri dall’Hotel Serena, sede dei negoziati: lì hanno trovato un ricco buffet, definito «da matrimonio», varie qualità di caffé con lo slogan “Preparato per la pace”, una connessione internet superveloce, ma poche informazioni e nessuna possibilità di movimento.

«Mi annoio a morte», ha detto un giornalista al collega di AFP.

Giornalisti statunitensi e iraniani sono posizionati nelle due parti opposte della sala, nell’anticamera un gruppo musicale suona musica tradizionale, e le poche informazioni e dichiarazioni ufficiali arrivano attraverso WhatsApp.

Due ore di negoziati, pausa cena e ora si ricomincia

Non ci sono informazioni sicure e comunicazioni ufficiali su come si stanno svolgendo i negoziati, ma arrivano alcune indicazioni: i primi incontri trilaterali con i rappresentanti di più alto livello sarebbero stati seguiti da colloqui fra specialisti e “squadre tecniche”. 

Il tutto è durato un paio d’ore, poi c’è stata un’interruzione per la cena e ora i colloqui dovrebbero essere ripartiti (non ci sono certezze).

A Islamabad ora sono circa le 21:30.

La prima fase dei negoziati, in foto

Quella in cui le delegazioni iraniana e statunitense hanno incontrato separatamente i mediatori pachistani.

Il vicepresidente statunitense JD Vance e il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif (Pakistan Prime Minister Office via AP)


Shehbaz Sharif con il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf (Pakistan Prime Minister Office via AP)


Parte della delegazione iraniana con i mediatori pachistani (Pakistan Prime Minister Office via AP)

Intanto saranno espulsi dagli Stati Uniti i parenti della portavoce iraniana durante la “crisi degli ostaggi” del 1979

Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato l’espulsione dagli Stati Uniti di Seyed Eissa Hashemi, Maryam Tahmasebi e di loro figlio. Il primo è il figlio di Masoumeh Ebtekar, che fu vicepresidente di un governo iraniano e che soprattutto divenne famosa nel 1979 come portavoce degli studenti che assaltarono l’ambasciata americana, dando il via alla cosiddetta “crisi degli ostaggi” (i 53 dipendenti furono liberati solo due anni dopo).

Eissa Hashemi e la sua famiglia vivevano negli Stati Uniti dal 2015, quando era stato loro concesso un permesso di soggiorno stabile, poco dopo l’accordo per il nucleare firmato dall’Iran e da vari governi occidentali, fra cui gli Stati Uniti di Barack Obama.

Rubio ha scritto che i tre «non avrebbero mai dovuto poter beneficiare dello straordinario privilegio di vivere nel nostro Paese». Sono ora sotto la custodia dell’ICE, in attesa di essere rimpatriati.

Due navi militari statunitensi hanno passato Hormuz

Sono due cacciatorpediniere lanciamissili della Marina e la notizia è stata confermata da fonti militari a vari media internazionali, fra cui il Wall Street Journal.

Sono le prime navi militari a attraversare lo stretto di Hormuz dall’inizio delle guerra, non stavano scortando alcuna nave commerciale ed è stato detto che la loro missione era «garantire la libertà di navigazione».

In un’intervista telefonica con una giornalista di News Nation, canale televisivo statunitense di ispirazione conservatrice, Trump ha anche detto che l’esercito sta inviando in quelle acque i mezzi «più sofisticati» per individuare le mine e procedere allo sminamento. 

Sono iniziati i colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran

Lo riferiscono ormai fonti di diversi giornali internazionali: BBC, CNN, Al Jazeera e Wall Street Journal, tra gli altri. 

Sono incontri trilaterali, sempre con la presenza dei mediatori pakistani, ma è la prima volta dal 1979 che delegazioni dei due paesi si incontrano direttamente (finora erano stati indiretti, cioè bilaterali col Pakistan). 

Fonti della Casa Bianca e iraniane hanno detto al New York Times che c’è stato un incontro diretto fra il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il vicepresidente statunitense JD Vance, alla presenza del primo ministro pachistano Shehbaz Sharif.

Come detto, di questi negoziati si continua a sapere molto poco: la struttura dove si tengono è blindata e ai giornalisti non è stato garantito l’accesso. Non c’è un ordine del giorno e non è chiaro nemmeno per quanto andranno avanti (anche se ci sono indicazioni che lo faranno, a un livello più basso, nei prossimi giorni). 

Intanto Israele ha continuato a bombardare il Libano

L’esercito israeliano ha detto di aver colpito 200 «obiettivi di Hezbollah» nelle ultime 24 ore, anche per coprire le proprie truppe nel Libano meridionale, dove sta conducendo un’operazione di terra (assimilabile a un’invasione).

Secondo il ministero della Salute libanese, soltanto venerdì sono state uccise almeno 357 persone. Gli attacchi sono proseguiti fino a sabato mattina, quando sono state uccise almeno 3 persone, secondo i media iraniani.

Perché il Pakistan ha scelto proprio il Serena Hotel

Intanto è molto grande. L’intero complesso misura 60mila metri quadrati: abbastanza da ospitare le nutrite delegazioni di Iran e Stati Uniti, che in tutto contano 150 persone. Poi si trova abbastanza vicino all’area diplomatica, ed è accessibile dalla residenza del primo ministro. 

Inoltre, il complesso principale si trova a debita distanza da ingressi e uscite, rendendo più facili i controlli. Anche il personale di sicurezza dell’hotel, ha spiegato il capo della polizia Tahir Alam Khan a Reuters, è ben addestrato: molti hanno lavorato nelle forze di sicurezza.

L’intera città, comunque, è sottoposta a misure di sicurezza d’emergenza: sono chiusi uffici e negozi e ci sono migliaia di agenti di sicurezza e militari schierati con più posti di blocco.

Il traffico attraverso lo stretto di Hormuz resta minimo

Oggi alcune navi sono passate, ma sempre un numero esiguo rispetto al centinaio che lo attraversava ogni giorno prima della guerra, e per la maggior parte appartengono alla cosiddetta “flotta fantasma” sottoposta a sanzioni. 

Si tratta, in particolare, di tre navi cinesi (una cargo e due petroliere) e una nave che batte bandiera del Botswana. Molto probabilmente avevano l’autorizzazione del regime, cosa che spesso comporta il pagamento di un pedaggio

Intanto Trump ha sostenuto, in un altro post su Truth, che gli Stati Uniti stiano «ripulendo» lo stretto di Hormuz, senza chiarire esattamente cosa intenda.

L’emittente CNN ha chiesto chiarimenti al comando dell’esercito statunitense, per ora senza ottenere repliche. 

I colloqui potrebbero non finire oggi

Lo riferisce uno dei corrispondenti di Al Jazeera da Islamabad, Osama Bin Javaid, citando fonti anonime. Dice che le delegazioni principali lasceranno la città entro la giornata, ma che le negoziazioni proseguiranno a un livello più basso, coinvolgendo esperti dalle due parti, per finalizzare i dettagli.

Sono ancora informazioni non confermate, e quindi da prendere con cautela, ma era ipotizzabile data la complessità delle negoziazioni e la distanza tra le posizioni delle parti. 

I media iraniani dicono che sono iniziati i negoziati con gli Stati Uniti

Attraverso la mediazione del Pakistan, dopo gli incontri preliminari che i due paesi hanno fatto, separatamente, con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. 

Non è ancora chiaro il formato degli incontri: cioè se sono negoziati diretti o indiretti, ossia condotti con l’intermediazione del Pakistan, che riferisce richieste e risposte tra una delegazione e l’altra.

L’inizio dei colloqui è stato confermato da fonti di vari media internazionali e da funzionari statunitensi che hanno parlato con l’emittente CBS.

L'incontro tra Vance e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif trasmesso in diretta nel media center di Islamabad, l'11 aprile

L’incontro tra Vance e il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, trasmesso in diretta nel media center di Islamabad, l’11 aprile (AP Photo/Anjum Naveed)

Come ci siamo arrivati

Dopo 40 giorni di guerra, il 7 aprile, attorno alle 22 di martedì ora italiana, il Pakistan propone un cessate il fuoco di due settimane: poco dopo sarebbe scaduto l’ultimatum di Trump, che minacciava di cancellare «l’intera civiltà iraniana» se l’Iran non avesse riaperto lo stretto di Hormuz.

All’una circa di mercoledì, ora italiana, Trump annuncia su Truth di aver accettato. Poco dopo accetta anche il regime. L’accordo prevede la fine dei bombardamenti sull’Iran e degli attacchi ai paesi del Golfo, e la riapertura di Hormuz.

Il giorno dopo Israele lancia la più grande campagna di bombardamenti sul Libano dall’inizio della guerra, e l’Iran richiude lo stretto (da cui comunque erano passate solo una manciata di navi). 

La questione del Libano mette a rischio il cessate il fuoco nel primo giorno in cui entra in vigore: Stati Uniti e Israele sostengono non sia incluso, l’Iran sostiene di sì, vari paesi europei dicono che dovrebbe. 

Forze di sicurezza pachistane a Islamabad, 11 aprile 2026 (AP Photo/Anjum Naveed)

Iran e Stati Uniti litigano ancor prima di iniziare a negoziare, anche sugli altri punti: l’Iran diffonde una lista di richieste massimaliste, l’amministrazione statunitense smentisce di averla valutata seriamente; entrambi aggiungono richieste col passare del tempo.

Intanto Israele dice di essere disposto a negoziare separatamente sul Libano, ma non di interrompere gli attacchi (che proseguono). L’Iran smette di lanciare missili e droni verso i paesi del Golfo, e Israele e Stati Uniti smettono di bombardare l’Iran. Lo stretto resta chiuso.

Venerdì sera è arrivata a Islamabad la delegazione iraniana, oggi quella statunitense, entrambe di livello molto alto. Per il momento ci sono stati colloqui indiretti delle due parti con il Pakistan, ma nessun incontro diretto. Sui negoziati, al momento, si sa poco.

L’Iran ha detto le sue condizioni al Pakistan

I media iraniani raccontano che, durante l’incontro col governo pakistano, i rappresentanti del regime hanno indicato: il pagamento di riparazioni di guerra e lo sblocco degli asset iraniani sottoposti a sanzioni all’estero. 

I media non riferiscono esplicitamente del Libano – l’applicazione del cessate il fuoco anche lì è il principale motivo di disaccordo tra Stati Uniti e Iran – ma hanno citato la prospettiva di un’interruzione dei combattimenti «tangibile e duratura» che sembra un riferimento al paese. 

Intanto, Trump cerca di vendere il petrolio statunitense

Il presidente ha fatto un post sfacciatamente propagandistico sul suo social Truth, in cui sostiene che gli Stati Uniti siano pronti a fornire petrolio e gas alle navi cisterna vuote a causa del blocco dello stretto di Hormuz. 

Alcune ore fa aveva commentato, come «grandioso», un altro post in cui si sosteneva molte petroliere fossero in rotta verso gli Stati Uniti. 

Cos’è successo stamattina, per punti

• La delegazione degli Stati Uniti è arrivata per i negoziati a Islamabad in Pakistan, dove ieri sera era stata preceduta da quella dell’Iran. 

• Le trattative, ospitate in un albergo a cinque stelle, sono circondante da grande segretezza: non se ne conoscono i tempi né il programma, e ai giornalisti è interdetto l’albergo. 

• Per ora il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha un ruolo di mediatore, ha ricevuto separatamente le delegazioni: è un passaggio propedeutico all’inizio delle trattative vere e proprie, che saranno indirette

• Iran e Stati Uniti ci arrivano con richieste difficili da conciliare: l’applicazione del cessate il fuoco al Libano e, da ultimo, lo sblocco di alcuni asset iraniani sottoposti a sanzioni. 

• Nonostante il regime iraniano faccia mostra di sfiducia, la nutrita composizione e l’alto livello della sua delegazione suggeriscono che faccia sul serio, o voglia mostrare di fare sul serio. 

• Il vicepresidente JD Vance, che guida la squadra degli Stati Uniti, ha un compito tosto: se i negoziati falliscono, la colpa potrebbe ricadere su di lui più di quanto vorrebbe; se ottengono qualcosa, Trump se ne intesterà il merito. 

• Comunque andranno a finire, per il Pakistan sono uno straordinario successo diplomatico, come abbiamo spiegato in questo articolo

C’è molta segretezza, attorno ai negoziati

I giornalisti sono riuniti nel media center poco distante dall’hotel Serena, dove si svolgeranno, ma con loro sono state condivise pochissime informazioni.

Non si sa quanti incontri sono previsti nel corso della giornata, né quali saranno gli orari. Non si sa nemmeno quanto tempo si fermeranno le delegazioni a Islamabad. 

Il media center per i giornalisti, 11 aprile 2026 (AP Photo/Anjum Naveed)

Per il momento sappiamo solo che sono arrivate (quella iraniana ieri, quella statunitense oggi), da chi sono composte e che le delegazioni si sono viste, separatamente, con il primo ministro pakistano.

Anche gli statunitensi si sono visti con il primo ministro pakistano

Il vicepresidente JD Vance ha fatto un incontro bilaterale con Shehbaz Sharif, che poco fa aveva ricevuto la delegazione iraniana in un incontro considerato propedeutico all’inizio delle trattative. 

Il Pakistan media tra i due paesi che, come spieghiamo nell’aggiornamento subito sotto a questo, non condurranno trattative dirette, ma indirette, attraverso il Pakistan che riferirà le rispettive proposte all’uno e all’altro. 

L'hotel Serena di Islamabad, che ospita le delegazioni e le trattative

L’hotel Serena di Islamabad, che ospita le delegazioni e le trattative (EPA/SOHAIL SHAHZAD)

Per ora la delegazione iraniana ha incontrato il governo pakistano

Si è vista a pranzo (il Pakistan è tre ore avanti rispetto all’Italia) con il primo ministro Shehbaz Sharif. 

Potrebbe essere un passaggio propedeutico all’inizio dei negoziati veri e propri, che comunque non saranno faccia a faccia, ma si svolgeranno attraverso quelli che in gergo diplomatico sono definiti “colloqui indiretti”.

Significa che le delegazioni staranno in stanze diverse, con i mediatori pachistani a fare la spola riferendo richieste, proposte e risposte. È un metodo di negoziati abbastanza comune, soprattutto fra rappresentanti di due paesi in guerra.

Un veicolo delle delegazione degli Stati Uniti a Islamabad (AP Photo/Anjum Naveed)

Un veicolo della delegazione degli Stati Uniti a Islamabad (AP Photo/Anjum Naveed)

A JD Vance è stato dato un compito ingrato

Quella a Islamabad è la missione più complicata che Donald Trump abbia assegnato al vicepresidente da quando è in carica, e forse tra le più complicate nella storia dei vicepresidenti degli Stati Uniti, che pure si trovano spesso in posizioni difficoltose  per la natura del ruolo. Alcuni hanno paragonato questa missione al Super Bowl (la finale del campionato statunitense di football americano che è uno degli eventi più seguiti dell’anno).

Intanto, per la portata storica: Stati Uniti non tenevano un incontro di così alto livello con l’Iran dai tempi della rivoluzione, nel 1979.

Poi Vance si trova a guidare i negoziati tra parti che hanno posizioni molto distanti tra loro, e che nelle ultime settimane (anche dopo il raggiungimento del cessate il fuoco) non hanno mai davvero abbandonato le loro posizioni belligeranti o mostrato di voler scendere a compromessi. Vance stesso si è mostrato un po’ scettico sul possibile esito.

Oltre a quella iraniana e statunitense, Vance dovrebbe riuscire a conciliare anche la posizione del principale alleato degli Stati Uniti, Israele, che ha già detto e dimostrato di non voler cedere su una delle richieste principali del regime, ossia la fine dei bombardamenti sul Libano. Posizione che peraltro è fortemente contraria a quella degli altri alleati statunitensi, cioè gli europei. 

JD Vance prima di partire per il Pakistan, 10 aprile 2026 (AP Photo/Jacquelyn Martin, pool)

In tutto questo, Vance deve anche riuscire a non alienare completamente la base elettorale MAGA, cioè quella parte della destra trumpiana a cui è più vicino, e che è scettica o contraria alla guerra. Questo è reso complicato dal fatto che lui stesso si è sempre detto contrario agli interventi militari all’estero, e nell’amministrazione era il più dubbioso su questa guerra. 

Ora che è diventato il volto dei negoziati sarà più difficile in futuro distanziarsi dalle politiche dell’amministrazione Trump, cosa che potrebbe influire su una sua eventuale candidatura alle presidenziali del 2028.

Vance si trova infine a rappresentare un presidente le cui posizioni sono estremamente volubili, che ha cambiato varie volte obiettivi e fatto marcia indietro sui propri ultimatum. Se i negoziati dovessero fallire, rischierebbe di doversi prendere il grosso delle responsabilità.

Lo ha detto lo stesso Trump durante un pranzo in occasione della Pasqua alla Casa Bianca: «Se non succede», riferendosi al raggiungimento dell’accordo, «incolperò Vance. Se succede, me ne prenderò il merito».