• Live
  • Mondo
  • Giovedì 19 marzo 2026

Trump e Netanyahu cercano di rassicurare sul prezzo del petrolio

Hanno detto che non ci saranno altri attacchi agli impianti energetici iraniani, dopo le ritorsioni di giovedì dell'Iran sulle raffinerie dei paesi del Golfo

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (AP Photo/Alex Brandon)

La guerra in Medio Oriente, arrivata al suo ventesimo giorno, è entrata in una nuova fase: mercoledì Israele ha colpito un importante impianto di gas dell’Iran, e l’Iran ha risposto attaccando impianti in Qatar e altri paesi del Golfo. I prezzi del petrolio che del gas naturale hanno avuto forti oscillazioni. Il Post segue le notizie con questo liveblog.

Liveblog

Gli Emirati Arabi Uniti hanno detto di aver smantellato una rete legata a Hezbollah

Secondo i servizi di sicurezza emiratini la rete lavorava sotto copertura ed era finanziata dal gruppo politico e militare libanese Hezbollah e dall’Iran: «Violava i sistemi economici e giuridici [emiratini] per riciclare denaro, finanziare il terrorismo e minacciare la sicurezza nazionale».

I servizi hanno detto anche di aver arrestato i membri di questa rete, senza però dare informazioni sul numero, né sulla loro nazionalità.

L’agenzia di stampa pubblica WAM ha pubblicato una foto con cinque persone dal volto parzialmente coperto. 

 

Il Consiglio europeo ha espresso «forte preoccupazione»

Nella nota conclusiva del Consiglio Europeo, la riunione tra i capi di stato e di governo dei 27 paesi membri che si è tenuta oggi), ci sono ampi riferimenti alla guerra in Medio Oriente.

Il Consiglio ha espresso una «ferma condanna» per gli «attacchi indiscriminati» contro impianti idrici, energetici e civili nei paesi del Golfo da parte dell’Iran. Ha poi espresso «forte preoccupazione» per le minacce alla sicurezza globale, chiedendo che sia rispettato il diritto internazionale.

Nel documento viene anche citata la necessità di dare assistenza ai paesi dell’Unione Europei vicini all’area della guerra, con l’invio di mezzi militari nel Mediterraneo orientale e a Cipro.

L’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, a Bruxelles (Belgio) in occasione del Consiglio Europeo di oggi, 19 marzo 2026 (Pier Marco Tacca/Getty Images)

Il Consiglio ha anche invitato la Commissione europea a valutare l’impatto della guerra per ridurre gli effetti sul costo dell’energia, oltre che della sicurezza interna.

Le conclusioni sembrano rientrare nell’ampio filone di comunicazioni su cui l’Unione Europa esprime preoccupazione, come avevamo raccontato qui.

Le prime tre esecuzioni pubbliche in Iran legate alle proteste di gennaio

Si tratta di tre uomini che avevano partecipato alle grandi proteste di gennaio, represse brutalmente dal regime iraniano.

L’agenzia di stampa Mizan, affiliata alla magistratura iraniana, ha detto che i tre erano stati condannati per aver ucciso due agenti in una stazione di polizia e che sono stati uccisi per impiccagione nella città di Qom «alla presenza di un gruppo di persone». 

Sono stati identificati come Mehdi Qasemi, Saeed Davoudi e Saleh Mohammadi, un wrestler di 18 anni che aveva sempre negato di aver avuto un ruolo nell’uccisione degli agenti, dicendo che quelle che il tribunale identificava come confessioni gli erano state estorte sotto tortura.

A gennaio l’account su X in farsi del dipartimento di Stato statunitense aveva chiesto di sospendere l’esecuzione di Mohammadi, insieme a quella di tutte le altre persone condannate a morte. Amnesty International aveva segnalato come il processo per i tre uomini fosse stato sommario e ingiusto.

L’esercito degli Stati Uniti dice di avere distrutto un impianto iraniano per la costruzione di missili balistici

Il Comando centrale dell’esercito statunitense (CENTCOM) ha da poco pubblicato un aggiornamento sulle capacità produttive di missili balistici dell’Iran, che sembra confermare indirettamente quanto detto dal primo ministro israeliano Netanyahu questa sera.

In un post su X il Comando ha mostrato come un bombardamento abbia distrutto un impianto iraniano usato per la costruzione di missili a Karaj, nel nord dell’Iran. Il post mette a confronto un’immagine satellitare del primo marzo con una dell’11 marzo, poco dopo il bombardamento.

La Francia raddoppierà gli aiuti umanitari per il Libano

Li porterà a 17 milioni di euro. L’ha detto il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che è in visita nella capitale libanese Beirut.

Barrot ha inoltre detto che nei prossimi giorni visiterà anche Israele, per cercare di convincere le autorità israeliane ad accettare un accordo di cessate il fuoco con il Libano (in linea con la volontà della Francia di avere un ruolo attivo nella risoluzione di questo conflitto). 

La distribuzione di aiuti alle persone sfollate a causa dei bombardamenti di Israele nel sud del Libano, 19 marzo 2026 (AP Photo/Hussein Malla)

Finora Israele, che ha iniziato a bombardare il Libano il 2 marzo, causando più di mille morti e oltre un milione di sfollati, ha respinto ufficialmente l’offerta di colloqui diretti da parte del governo libanese, ma negli scorsi giorni diversi giornali avevano scritto che degli incontri sarebbero potuti iniziare in tempi brevi.

Israele chiede al governo libanese di disarmare il gruppo politico e militare filoiraniano Hezbollah, una cosa su cui recentemente (e per la prima volta) il governo libanese ha detto di essere d’accordo, ma che nella pratica sarebbe molto complicata da mettere in atto senza rischiare una guerra civile. 

Il prezzo del petrolio continua a oscillare

Dopo avere raggiunto i 119 dollari al barile, la quotazione del Brent (quella di riferimento internazionale) si è attestata intorno ai 107 dollari nelle ultime ore.

La riduzione è avvenuta dopo le dichiarazioni di Trump sulla richiesta a Israele di non bombardare più impianti iraniani per l’estrazione e la gestione di gas e petrolio. In serata il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che rispetterà la richiesta del presidente statunitense.

L’andamento delle borse è stato comunque segnato profondamente dalle ulteriori incertezze sul settore dei combustibili fossili, e anche Wall Street ha chiuso a -0,3 per cento.

Le stime aggiornate sulle persone uccise dall’inizio della guerra

Le ha messe insieme CNN, basandosi sulle dichiarazioni di diversi enti e autorità dei singoli paesi, sia ufficiali che non, che non possono essere sempre verificate in modo indipendente.

Libano
Il ministero della Salute ha detto che 1.001 persone sono state uccise dai bombardamenti israeliani, iniziati il 2 marzo.

Iran
Il conteggio è più complicato, dato che le autorità iraniane non aggiornano il bilancio ufficiale dei morti da oltre una settimana.
Il 10 marzo l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, aveva detto che i bombardamenti avevano ucciso 1.300 persone. Ieri la ong Human Rights Activists in Iran (HRANA) aveva detto che erano stati uccisi 1.351 civili, tra cui almeno 207 bambini, oltre a 1.126 militari e altre 622 persone.

Iraq
Le persone uccise dall’inizio della guerra sarebbero 47, principalmente membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, gruppo che riunisce decine di milizie sciite sostenute dall’Iran. L’hanno detto lunedì due fonti della sicurezza rimaste anonime a CNN.
Al conteggio si aggiunge anche un soldato francese, ucciso giovedì scorso da un attacco iraniano contro una base militare nel Kurdistan iracheno. 

Israele
Sono state uccise almeno 15 persone, fra cui nove colpite da un missile su un edificio residenziale nella città di Beit Shemesh e due soldati israeliani uccisi nel sud del Libano.

Stati Uniti
Sono stati uccisi 13 membri dell’esercito, tra cui i sei membri dell’equipaggio di un aereo da rifornimento che è precipitato in Iraq e sei uccisi da un attacco iraniano sul loro centro operativo in Kuwait, probabilmente non adeguatamente difeso.

Almeno otto persone sono state uccise negli Emirati Arabi Uniti, sei in Kuwait, fra cui una bambina di 11 anni; tre in Oman, tutti cittadini stranieri; due in Arabia Saudita e una in Bahrein.

La Germania è contraria alla revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano

L’aveva proposta il governo degli Stati Uniti per provare a contrastare l’aumento del prezzo al barile, ma secondo la ministra dell’Economia e dell’energia tedesca, Katherina Reiche, avrebbe solo l’effetto di rafforzare il regime iraniano.

«Ogni dollaro speso per il petrolio iraniano stabilizza un regime che è fondamentalmente in contrasto con i nostri valori», ha detto Reiche.

La proposta di revocare le sanzioni era circolata oggi, soprattutto dopo le dichiarazioni del segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, che in seguito aveva precisato che la revoca si dovrebbe applicare solamente al petrolio già nelle petroliere.

Navi nello stretto di Hormuz (AP Photo/Altaf Qadri)

Cos’è successo oggi, per chi arriva ora

• L’Iran ha continuato a colpire infrastrutture energetiche di diversi paesi del Golfo in risposta all’attacco compiuto ieri da Israele sull’impianto iraniano di South Pars, un importante sito offshore per l’estrazione del gas naturale: sono state colpite due raffinerie in Kuwait, una in Arabia Saudita e anche la raffineria più importante di Israele, ad Haifa.

• Stamani Donald Trump ha detto di non aver saputo in anticipo dell’attacco contro South Pars, provando a ridimensionare la responsabilità statunitense nel bombardamento. È una cosa che molti analisti hanno trovato difficile da credere: poche ore dopo Reuters ha scritto che tre funzionari israeliani rimasti anonimi avevano sostenuto che Israele avesse concordato l’attacco con gli Stati Uniti.

• Nel pomeriggio Trump ha poi detto di aver chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di non attaccare più gli impianti iraniani, facendo intendere nuovamente che Israele a volte agisca in autonomia.

• In un’intervista a Fox News il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha detto che il governo sta pensando di sospendere alcune sanzioni sul petrolio iraniano. 

• Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto ulteriori 200 miliardi di fondi per sostenere le spese della guerra in Medio Oriente, una richiesta che dovrà essere approvata dal Congresso. 

• Israele sta continuando a distruggere ponti in Libano con l’obiettivo di isolare il sud del paese, sostenendo che vengano utilizzati da Hezbollah per spostare miliziani e mezzi.

• La Spagna ha iniziato a evacuare tutti i propri militari stanziati in Iraq.

• Il prezzo del petrolio e del gas naturale ha continuato a salire. 

 

Netanyahu dice che l’Iran non ha più la capacità di costruire missili balistici o arricchire l’uranio

Il primo ministro di Israele lo ha detto nel corso di una conferenza stampa, ma non ha fornito molti altri dettagli.

Secondo Netanyahu, i bombardamenti israeliani e statunitensi hanno compromesso le capacità dell’Iran: «A un livello tale da rendere impossibile ciò che avevano programmato», aggiungendo che l’Iran voleva distruggere «migliaia» di edifici in Israele, mentre invece i palazzi stanno cadendo in Iran e in Libano.

Netanyahu ha poi aggiunto che «cambieremo il Medio Oriente», ma non ha detto quanto durerà ancora la guerra.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante il suo discorso televisivo (GPO)

Come era avvenuto durante altri discorsi di Netanyahu, l’Iran ha risposto con un nuovo lancio di missili verso Israele mentre il primo ministro stava parlando.

Un caccia F-35 statunitense è stato costretto a fare un atterraggio di emergenza

L’ha comunicato l’esercito degli Stati Uniti, dicendo che l’atterraggio è avvenuto in una base statunitense in Medio Oriente, senza specificare il paese, e che il pilota è in condizioni «stabili» (l’F-35 è il modello di caccia più avanzato degli Stati Uniti). 

L’emittente televisiva CNN, che ha dato la notizia per prima, aveva detto che l’aereo era stato colpito da fuoco iraniano, ma il portavoce dell’esercito Tim Hawkins non ha voluto commentare l’accaduto: ha solo detto che l’aereo stava compiendo una missione in Iran e che è stata aperta un’indagine.

I Guardiani della rivoluzione iraniani, attraverso una dichiarazione letta dalla tv di stato, hanno detto che il loro sistema di difesa aerea aveva colpito un caccia statunitense, danneggiandolo gravemente. 

Ciò che resta di un edificio dopo i bombardamenti israeliani a Baalbek, in Libano, in cui sono state uccise sei persone – 19 marzo 2026 (Adri Salido/Getty Images)

La Spagna sta evacuando tutti i suoi militari in Iraq

La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha detto che la Spagna ha evacuato oggi un centinaio di soldati che erano stanziati in Iraq, e che conta di far uscire dal paese nelle prossime ore anche i restanti 200.

La ministra ha definito la situazione che stanno vivendo da giorni i militari spagnoli come «molto complicata», con molte ore passate nei bunker.

I soldati spagnoli evacuati, così come quelli che devono ancora partire, partecipavano alla missione NATO per l’Iraq che è stata sospesa mercoledì: nella capitale Baghdad restano circa 350 soldati (200 spagnoli).

La Spagna dice che sta coordinando le evacuazioni con Stati Uniti, Francia e Italia.

 

L’IMO propone un “corridoio sicuro” per evacuare le navi bloccate nel Golfo Persico

L’Organizzazione marittima internazionale (IMO) dice che questa «misura provvisoria e urgente» dovrebbe essere concordata con l’Iran, che dall’inizio della guerra ha attaccato quasi venti navi che hanno provato ad attraversare lo stretto di Hormuz.

Ha inoltre esortato i paesi che si affacciano sul Golfo a fornire agli equipaggi bloccati cibo, acqua e carburante.

L’IMO è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del commercio marittimo internazionale e negli ultimi due giorni aveva convocato a Londra una riunione di emergenza del proprio Consiglio per parlare della situazione internazionale.

Soprattutto, doveva parlare di cosa fare con le oltre 3mila navi che sono bloccate all’interno del Golfo Persico, a ovest dello stretto di Hormuz, a bordo delle quali si stima ci siano circa 20mila persone. Il Consiglio è l’organo esecutivo dell’IMO, composto a rotazione da 40 dei 176 membri dell’organizzazione. 

L’IMO ritiene che far scortare le navi agli eserciti attraverso lo stretto non sia una soluzione sicura, né sostenibile, e che solo la fine dei combattimenti risolverà la questione. 

Le risoluzioni dell’IMO però non sono vincolanti e per il momento è poco probabile che queste proposte vengano accolte. 

 

E Ferrari ha sospeso le consegne in Medio Oriente

L’azienda automobilistica dice che sono eccessivi i rischi e le difficoltà logistiche causate dalla guerra, considerato che gestisce alcune consegne solo per «via aerea».

Il mercato mediorientale è importante nel settore dei veicoli di lusso: Ferrari vende un numero di auto tutto sommato limitato rispetto al totale (inferiore al 5 per cento, in crescita ogni anno), ma si tratta spesso di auto particolarmente costose, perché molto personalizzate.

Una Ferrari in sosta di fronte all’hotel di lusso Madinat Jumeirah a Dubai, Emirati Arabi Uniti (AP Photo/Kamran Jebreili)

L’azienda ha però una lunga lista di clienti in attesa di consegna, e dice quindi di poter sopperire a una temporanea chiusura del mercato mediorientale. Le azioni di Ferrari oggi hanno perso più del 5 per cento del loro valore. 

Trump dice di avere chiesto a Netanyahu di non attaccare più gli impianti iraniani

Durante la conferenza stampa allo Studio Ovale, in occasione dell’incontro con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi, Donald Trump ha risposto anche a una domanda sull’attacco israeliano contro gli impianti di gas naturale iraniani che attingono dal giacimento di South Pars.

Ha detto di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, anche se non ha specificato quando, e di avergli detto di non attaccare più quegli impianti.

Non ha chiarito del tutto però se gli Stati Uniti fossero o no al corrente degli attacchi: ha detto che Stati Uniti e Israele sono «indipendenti», ma anche che sono «coordinati» e che a volte «lui fa cose», riferendosi a Netanyahu.

Qui sotto trovate il video, per provare a interpretare. Vari media internazionali, fra cui Reuters e Associated Press, hanno citato fonti che sostengono che l’attacco fosse coordinato.

 

Nella notte è stata colpita una petroliera al largo della costa orientale degli Emirati Arabi Uniti

È successo al largo del porto di Khor Fakkan, pochi chilometri al di là dello stretto di Hormuz. Non è chiaro cosa abbia colpito la nave, né chi l’abbia colpita, ma l’attacco, avvenuto mercoledì sera, ha causato un incendio a bordo. Il capitano è ancora disperso. 

Più notizie sull’accaduto sono state date oggi dal delegato di Palau, un piccolo stato insulare nel mare delle Filippine in cui era registrata la nave, durante la riunione dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) che si sta tenendo a Londra (l’IMO è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della sicurezza e della regolamentazione del trasporto marittimo internazionale).

La nave è stata identificata come una petroliera chimichiera, ossia divisa in compartimenti stagni per trasportare contemporaneamente prodotti chimici e sostanze liquide diverse. Ha aggiunto che gli altri 15 membri dell’equipaggio sono stati soccorsi da un’altra petroliera che si trovava nei paraggi. 

Molte compagnie europee hanno prolungato la sospensione dei voli nell’area del Golfo

Hanno tutte citato come motivazione la guerra in corso e questioni di sicurezza. 

La compagnia aerea nederlandese KLM Royal Dutch Airlines non riprenderà i voli da e per Riyadh e Dammam (Arabia Saudita) e da e per Dubai (Emirati Arabi Uniti) almeno fino al 17 maggio.

La britannica British Airways ha cancellato i voli da e per Doha (Qatar) fino al 30 aprile, quelli da e per il Bahrein, Amman (Giordania), Dubai e Tel Aviv (Israele) fino al 31 maggio compreso. I collegamenti da e per Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) sono stati invece cancellati «fino alla fine dell’anno».

(Patrick van Katwijk/Getty Images)

Le compagnie aeree del Gruppo Lufthansa, che comprende oltre a ITA Airways, anche Lufthansa, SWISS International Air Lines, Austrian Airlines, Brussels Airlines ed Eurowings, hanno sospeso i voli da e per Dubai, Abu Dhabi, Amman, Beirut (Libano) ed Erbil (Iraq) fino al 28 marzo; da e per Riyadh fino al 5 aprile e da e per Tel Aviv fino al 9 aprile. Anche quelli da e per Teheran (Iran) sono stati sospesi almeno fino al 30 aprile.

La compagnia francese Air France ha posticipato la ripresa dei voli per Dubai e Riyadh al 20 marzo compreso, e da e per Tel Aviv e Beirut al 21 marzo compreso. 

La greca Aegean Airlines ha cancellato i voli per Dubai e Riyadh fino al 19 aprile 2026; quelli da e per Beirut, Amman e Tel Aviv riprenderanno il 23 aprile 2026, mentre quelli da e per Erbil e Baghdad riprenderanno il 25 maggio.