• Live
  • Mondo
  • Martedì 10 marzo 2026

Trump ha intimato all’Iran di non mettere mine nello stretto di Hormuz

Dove i traffici marittimi sono già praticamente fermi: intanto la Guida Suprema Mojtaba Khamenei non si è ancora fatta vedere

Una nave è ormeggiata a Muscat, in Oman, mentre il traffico marittimo nello stretto di Hormuz è sostanzialmente fermo, il 10 marzo 2026 (REUTERS/Benoit Tessier)

È l’undicesimo giorno della guerra in Medio Oriente e l’Iran minaccia di continuare a bloccare le esportazioni di petrolio dalla regione se Stati Uniti e Israele non fermeranno i bombardamenti. Intanto gli attacchi proseguono: iraniani nel Golfo Persico, israeliani e statunitensi sull’Iran e solo israeliani sul Libano. Non abbiamo notizie sulla nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, nominato due giorni fa. Il Post segue tutte le notizie con questo liveblog.

Liveblog

L’esercito statunitense dice di avere distrutto 16 navi iraniane per mettere le mine

Il Comando centrale dell’esercito statunitense, che coordina le operazioni in Medio Oriente, ha detto che oggi ha distrutto 16 imbarcazioni iraniane per mettere le mine vicino allo stretto di Hormuz.

In precedenza Donald Trump aveva detto che ne erano state distrutte 10. Le aveva però definite «inattive», suggerendo dunque che l’Iran non le avesse ancora utilizzate per posizionare mine navali.

L’Iran continua a prendere di mira il giacimento petrolifero di Shaybah, in Arabia Saudita

• L’Arabia Saudita ha abbattuto due droni diretti contro l’importante giacimento petrolifero di Shaybah, che è stato spesso preso di mira in questi giorni. 

• In serata gli Emirati Arabi Uniti hanno rilevato un lancio di missili balistici dall’Iran e attivato i loro sistemi antiaerei. 

• Nel pomeriggio anche Bahrein e Qatar hanno intercettato missili e droni, che non hanno causato danni. 

 

Cosa sono le mine navali

Ossia quelle che Trump ha intimato all’Iran di non mettere nello stretto di Hormuz. Le mine navali sono dispositivi esplosivi che vengono posizionati in acqua per distruggere navi o sottomarini, oppure per impedire ai nemici l’accesso e la navigazione in specifici tratti di mare.

FOTO D’ARCHIVIO: Questa foto del 1987 mostra mine navali a bordo di una nave iraniana nel golfo Persico. Ripetiamo che è una foto d’archivio di quasi quarant’anni fa. Mine navali di questo tipo e con questa forma però sono ancora in uso. (AP Photo/Mark Duncan)

Le mine possono essere posizionate sul fondale e rimanere ferme, oppure possono essere ancorate al fondale con dei cavi e arrivare vicino alla superficie dell’acqua. Altre possono essere attaccate direttamente alla nave che si vuole colpire.

Differiscono anche in base alla modalità di detonazione: alcune esplodono quando vengono a contatto con un bersaglio, altre possono farlo in base alla pressione, a segnali acustici o magnetici, e altre ancora possono essere comandate da terra.

Vari tipi di mine navali, ancorate o meno al fondale (Wikipedia)

L’aviazione israeliana ha iniziato nuovi bombardamenti su Teheran

È la seconda volta oggi. L’esercito ha parlato di un attacco di «larga scala». Giornalisti di Al Jazeera hanno detto di aver sentito delle esplosioni a Teheran.

Israele ha detto anche di avere rilevato un lancio di missili dall’Iran.

Gli abitanti di Ramat Gan, a est di Tel Aviv, si rifugiano in una stazione della metropolitana mentre suonano le sirene antiaeree che segnalano un attacco iraniano.

Ramat Gan, Israele, 10 marzo (AP Photo/Oded Balilty)


Ramat Gan, Israele, 10 marzo (AP Photo/Oded Balilty)

Il video del giornalista di “CNN” che scappa da un bombardamento a Teheran

Frederik Pleitgen è tra i pochi occidentali a cui il regime ha concesso di entrare dopo l’inizio della guerra, ed è lì insieme alla fotoreporter Claudia Otto.

Si devono al loro lavoro alcune delle poche informazioni che filtrano dall’Iran, per esempio sulle code alle stazioni di servizio o sulla pioggia nera causata dagli attacchi israeliani ai depositi di carburante.

Pleitgen ha raccontato che lui e Otto stavano filmando i danni di un bombardamento di ieri, quando hanno sentito il fuoco della contraerea e poi il rumore dei caccia.

Netanyahu si è rivolto di nuovo alla popolazione iraniana

Il primo ministro israeliano ha fatto una nuova serie di post su X, in lingua inglese, in cui sostiene che gli attacchi dei prossimi giorni in Iran creeranno le condizioni per rovesciare il regime (lo aveva già detto all’inizio della guerra). 

Netanyahu dice che non è ancora il momento di ribellarsi, ma che quel momento si avvicina, e a quel punto in sostanza toccherà alla popolazione iraniana.

Nei primi giorni della guerra anche gli Stati Uniti avevano parlato di “regime change”, cioè di rovesciare il regime, ma poi Trump e la sua amministrazione avevano ritrattato. In generale sono iniziate a emergere divergenze tra gli obiettivi di Stati Uniti e Israele, come abbiamo spiegato in questo articolo

Cosa ha detto Trump sulle mine nello stretto di Hormuz

CNN e CBS hanno riferito, sulla base di fonti rimaste anonime, che l’Iran starebbe mettendo delle mine navali nello stretto di Hormuz, in modo da bloccare del tutto i traffici marittimi. In un post su Truth il presidente Donald Trump ha smentito, ma ha comunque intimato all’Iran di non farlo. 

«Se l’Iran ha messo mine nello stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie che l’abbiano fatto, vogliamo che le rimuovano, IMMEDIATAMENTE!», ha scritto, minacciando attacchi ancora più pesanti. 

Trump ha detto anche che, se navi iraniane provassero a mettere mine, gli Stati Uniti le «eliminerebbero» con gli stessi missili e le stesse tecnologie usate negli attacchi aerei alle imbarcazioni di presunti narcotrafficanti nel mare dei Caraibi (che avevamo raccontato qui).

Poco dopo in un altro messaggio Trump ha detto che gli Stati Uniti avevano «completamente distrutto» 10 navi per mettere le mine. Ha detto però che queste navi erano «inattive», suggerendo quindi che l’Iran non le stesse usando. 

Lo stretto di Hormuz è un punto di passaggio solitamente molto trafficato: soprattutto, da lì passavano ogni giorni enormi quantità di petrolio e di gas naturale esportati dai paesi del Golfo.

Dall’inizio della guerra l’Iran ha minacciato più volte di bloccare lo stretto e già ora il traffico è sostanzialmente fermo, con grosse conseguenze sul mercato mondiale dell’energia. Metterci le mine navali sarebbe un modo per chiuderlo del tutto.

Gli Stati Uniti hanno chiesto a Israele di non bombardare altri depositi di carburante

Lo ha scritto il giornalista di Axios Barak Ravid, solitamente ben informato. Ieri sempre Axios aveva riferito che l’amministrazione Trump aveva criticato i bombardamenti, fatti sabato sera, che avevano causato incendi e grandi esplosioni.

È la prima volta (o almeno la prima di cui si viene a sapere) che gli Stati Uniti fanno pressioni su Israele, loro alleato, mostrando di avere obiettivi discordanti.

L'incendio causato da un attacco israeliano al deposito di carburante di Shahran, a Teheran, l'8 marzo

L’incendio causato da un attacco israeliano al deposito di carburante di Shahran, a Teheran, l’8 marzo (Salampix/ABACAPRESS)

L’indicazione contro i nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche, secondo Axios, è stata fatta al capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, e motivata con tre ragioni: non alienarsi il sostegno tra la popolazione iraniana; non danneggiare il settore petrolifero, in ottica di possibili investimenti dopo la guerra (come avvenuto in Venezuela); e non suscitare una risposta iraniana ancora più dura sui paesi del Golfo, che sono grandi produttori di gas e petrolio.

«Resa incondizionata» è quando Trump fischia, in pratica

Durante una conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha parlato di cosa intende il presidente Donald Trump quando parla di «resa incondizionata» dell’Iran come presupposto per la fine della guerra. Alcuni giorni fa Trump aveva scritto sul suo social Truth che non aveva intenzione di fare «alcun accordo con l’Iran, a parte la RESA INCONDIZIONATA!».

La conferenza stampa alla Casa Bianca, il 10 marzo

La conferenza stampa alla Casa Bianca, il 10 marzo (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Leavitt ha specificato che in quel modo Trump non intende che ci debba essere una resa formale da parte del regime iraniano. «Il presidente Trump determinerà quando l’Iran potrà garantire una resa incondizionata, quando non rappresenterà più una minaccia credibile e diretta per gli Stati Uniti d’America e i nostri alleati».

Sarà insomma Trump a decidere quando finire la guerra, e quindi anche quando ci sarà la «resa incondizionata» dell’Iran: lo farà se riterrà che «le minacce dell’Iran non saranno più sostenute da un arsenale di missili balistici che li protegga mentre costruiscono di una bomba nucleare», ha detto Leavitt.

Nella guerra sono stati feriti almeno 140 soldati statunitensi

Lo ha detto il Pentagono ad Associated Press, ed è la prima volta che viene divulgato questo dato (si sapeva solo quello dei morti: 7). Fonti di Reuters invece hanno fornito una stima più elevata: almeno 150 feriti. 

Il Pentagono, ovvero il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha detto ad Associated Press che 8 di questi 140 sono feriti in modo grave, e altri 108 invece hanno ripreso servizio. Sono soldati nelle basi statunitensi in Medio Oriente. 

La bara di un soldato ucciso in Kuwait viene scaricata nella base militare di Dover, in Delaware, il 9 marzo

La bara di un soldato ucciso in Kuwait viene scaricata nella base militare di Dover, in Delaware, il 9 marzo (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Perché non si è ancora saputo nulla di Mojtaba Khamenei – Globo 🎧

Come dicevamo, Mojtaba Khamenei non si è ancora fatto vedere in pubblico né ha diffuso messaggi da quando, domenica sera, è stato nominato Guida Suprema dell’Iran. Nella nuova puntata quotidiana del podcast Globo, Daniele Raineri ed Eugenio Cau provano a spiegare perché.

In sostanza, quando un ricercato così importante prova a comunicare con l’esterno si rende molto vulnerabile, perché si espone ai servizi di intelligence stranieri. Israele ha ucciso la precedente Guida Suprema, Ali Khamenei (il padre di Mojtaba), in un bombardamento su Teheran all’inizio della guerra, e ha detto di voler fare lo stesso con il suo successore. 

La puntata è disponibile sul sito del Post e su tutte le piattaforme per i podcast. È disponibile per tutte e tutti, anche le persone non abbonate

La Mezzaluna Rossa dice che in Iran i bombardamenti hanno danneggiato 19mila strutture civili

Stanno continuando i bombardamenti di Israele e Stati Uniti su Teheran, dopo che il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth aveva detto che oggi sarà «il giorno più intenso di attacchi» dall’inizio della guerra.

La Mezzaluna Rossa, il corrispettivo della Croce Rossa nei paesi islamici, ha detto che finora gli attacchi aerei hanno danneggiato più di 19mila strutture civili. Di queste, almeno 16mila residenziali e 3mila commerciali. Inoltre sono state danneggiate 77 strutture sanitarie e 69 scuole nel paese. 

Un complesso residenziale distrutto dai bombardamenti nel quartiere Resalat di Teheran, il 10 marzo

Un complesso residenziale distrutto dai bombardamenti nel quartiere Resalat di Teheran, il 10 marzo (Islamic Republic News Agency/TASS via ZUMA Press)

Gli Stati Uniti hanno scortato una petroliera, anzi no

Il segretario statunitense all’Energia Chris Wright ha scritto in un post su X che gli Stati Uniti avevano scortato una petroliera attraverso lo stretto di Hormuz, senza dare dettagli.

Poco dopo il post è stato cancellato, anche in questo caso senza spiegazioni. In conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha poi smentito che gli Stati Uniti avessero scortato navi.

Sarebbe stata la prima operazione di questo tipo da quando, una settimana fa, il presidente Donald Trump aveva proposto di coinvolgere la marina degli Stati Uniti per scortare le navi e permettere loro di superare lo stretto di Hormuz, che l’Iran sta bloccando.

L’obiettivo dell’annuncio di Trump, e forse del post di Wright, è far scendere il prezzo del petrolio, che transita da lì in grandi quantità.

Cosa è successo oggi, finora

• Non ci sono notizie di Mojtaba Khamenei: da quando è stato nominato Guida Suprema dell’Iran, domenica sera, non è apparso in pubblico e non ha fatto dichiarazioni.

• Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha detto che oggi sarà «il giorno più intenso di attacchi sull’Iran» dall’inizio della guerra, senza dare altri dettagli. Ha detto che gli Stati Uniti «stanno vincendo» e che il regime iraniano è «disperato e in difficoltà».

• Anche nell’undicesimo giorno di guerra sono proseguiti i bombardamenti israeliani e statunitensi su Teheran e su altre città dell’Iran, nonché i lanci di missili e droni dell’Iran verso obiettivi in Israele e nei paesi del Golfo.

• La raffineria di Al Ruwais, la principale degli Emirati Arabi Uniti, è stata chiusa dopo un bombardamento con i droni da parte dell’Iran, che ha causato un incendio nelle vicinanze.

• Israele continua anche ad attaccare il Libano. Ha bombardato alcune strutture nel quartiere di Dahieh, che si trova nella zona sud della capitale Beirut ed è una roccaforte del gruppo politico e militare Hezbollah, sciita e alleato dell’Iran.

• Intanto in Libano gli sfollati a causa degli attacchi israeliani sono 667mila: 100mila solo nelle ultime 24 ore.

• La conferenza stampa di ieri di Donald Trump, che ha detto che la guerra potrebbe «finire presto», sembra aver rassicurato i mercati: le borse sono in ripresa, i prezzi del petrolio e del gas sono in calo.

• L’Iran continua a escludere negoziati, gli Stati Uniti e Israele continuano a minacciare il regime iraniano e i suoi maggiori esponenti: Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, oggi invece ha minacciato Trump.

• L’esercito israeliano dice che circa la metà dei missili lanciati dall’Iran sul suo territorio erano armati con bombe a grappolo. Sono cioè missili che contengono al loro interno proiettili più piccoli che si disperdono e colpiscono vari punti contemporaneamente. Sono vietate da una convenzione delle Nazioni Unite del 2008, che però non è stata firmata né da Israele né dall’Iran. 

Quali paesi stanno ricevendo assistenza dall’Ucraina per i droni

Il presidente Volodymyr Zelensky ha detto che l’Ucraina ha mandato squadre con equipaggiamento antidroni in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Pochi giorni fa aveva detto che una squadra era partita anche per la Giordania, su richiesta degli Stati Uniti.

Sempre Zelensky aveva fatto sapere che in tutto 11 paesi del Medio Oriente si sono rivolti al suo governo per chiedergli assistenza (ne abbiamo parlato in questo articolo). In cambio, Zelensky ha detto di avere chiesto i missili intercettori che mancano all’Ucraina. 

Un soldato ucraino pilota un drone da ricognizione

Un soldato ucraino pilota un drone da ricognizione (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

In oltre quattro anni di guerra contro la Russia, l’Ucraina ha sviluppato metodi efficaci e relativamente poco costosi per intercettare i droni (con fuoco di mitragliatrici o altri droni sviluppati dalle loro start-up). Questi potrebbero sostituire o affiancare i costosi sistemi antiaerei che i paesi del Golfo rischiano di esaurire.

Gli sfollati in Libano sono quasi 700mila

L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha detto che in Libano 667mila persone si sono registrate sulla piattaforma del governo per gli sfollati. 100mila l’hanno fatto nelle ultime 24 ore. Già ieri il presidente libanese Joseph Aoun aveva detto che nel paese c’erano oltre 600mila sfollati. 

Da oltre una settimana Israele sta bombardando principalmente le zone meridionali della capitale Beirut e il sud del paese, dove è molto radicato il gruppo politico e militare Hezbollah (alleato dell’Iran). Almeno 570 persone sono state uccise negli attacchi, e oltre mille sono state ferite. 

Queste foto mostrano persone sfollate in uno stadio e in una scuola di Beirut. 

Vestiti stesi ad asciugare tra gli spalti dello stadio Camille Chamoun, trasformato in un rifugio, Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hassan Ammar)


Due bambini corrono tra le tende allestite all’interno dello stadio Camille Chamoun, trasformato in un rifugio, Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hassan Ammar)


Una donna affacciata alla finestra di un’aula di una scuola trasformata in un rifugio, Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hussein Malla)


Una bambina corre tra gli spalti dello stadio Camille Chamoun, trasformato in un rifugio, Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hassan Ammar)


Bambini nel corridoio di una scuola trasformata in un rifugio a Beirut, Libano, 10 marzo (AP Photo/Hussein Malla)

Witkoff «spera» che la Russia non stia condividendo informazioni d’intelligence con l’Iran

Steve Witkoff, il capo dei negoziatori del presidente statunitense Donald Trump per il Medio Oriente, lo ha detto in un’intervista a CNBC.

Interrogato sulla possibilità che la Russia stia passando all’Iran informazioni sulla posizione delle forze statunitensi in Medio Oriente, ha detto che ieri il presidente Trump ha avuto assicurazioni da esponenti del governo russo. Witkoff ha aggiunto, in modo non proprio convincente: «Speriamo che non stiano condividendo» le informazioni. 

La Russia è uno dei principali alleati internazionali dell’Iran, ma in questi giorni si è limitata a sostenere il regime soltanto a parole. Non è coinvolta nella guerra, ma nei giorni scorsi funzionari dei servizi segreti statunitensi avevano detto al Washington Post e ad altri media che starebbe passando informazioni all’Iran sulla posizione delle basi e delle forze statunitensi, e dunque sugli obiettivi da colpire.

La prima nave da guerra promessa dal Regno Unito a Cipro è partita, in ritardo

Il cacciatorpediniere HMS Dragon è salpato da Portsmouth, in Inghilterra, praticamente una settimana dopo che il primo ministro Keir Starmer aveva promesso il suo invio per potenziare le difese aeree di Cipro, dove ci sono due basi militari britanniche. Per arrivare lì ci metterà tra i 5 e i 7 giorni. 

Il ritardo è stato contestato dall’opposizione di destra. È stato dovuto alle operazioni per caricare munizioni sulla nave, che era da poco uscita dalla manutenzione, e adattare la sua dotazione alla missione. In breve: non era pronta. Intanto le navi di altri paesi europei, inclusa l’Italia, sono già partite.

Oggi il Regno Unito ha detto che sta preparando una seconda nave all’eventualità di dispiegarla nel Mediterraneo orientale: è la Lyme Bay, una nave da sbarco dotata di strutture mediche a bordo, attualmente a Gibilterra.