Cinque frati a Marrakesh

5martiri

Bernardino Licinio

(Riassunto della puntata precedente: Antonio è un fraticello che sembra non essere arrivato da nessuna parte, e in effetti è arrivato da Lisbona).

Antonio ce lo immagineremo come lo dipinse Tanzio da Varallo, un bambino travestito da frate. E lo vorremo ombroso e taciturno come certi supereroi mutanti nei fumetti, quando sono ancora molto giovani e devono ancora accettare il loro straordinario potere. Del resto di poche cose siamo sicuri, quanto del fatto che Antonio amasse la solitudine. A 15 anni, quando ancora si chiamava Fernando, era entrato in un monastero agostiniano a Lisbona. A 17 aveva ottenuto il trasferimento su al nord, a Coimbra, onde evitare le fastidiose visite dei parenti che, benché ne avesse il permesso, non ricambiò mai.

Lassù verso la fine del mondo, Fernando avrebbe potuto anche terminare i suoi giorni, scambiando qualche rara parola coi fratelli monaci in latino o lusitano o gallego, e nessuno – lui per primo – avrebbe fatto caso al suo sovrumano potere; non fosse stato per Francesco e tutta la rivoluzione culturale pauperista che serpeggiando per l’Europa occidentale prima o poi arrivò anche lì. Ad attirare Fernando non fu all’inizio la figura del Santo d’Assisi, quanto un episodio che oggi troveremmo scoraggiante: il martirio di cinque frati in Marocco.

Francesco aveva la fissa per le crociate, anche se voleva farle a modo suo, predicando e non ammazzando; in attesa di arrivare finalmente in Terrasanta, aveva già cominciato a spedire i suoi frati nelle terre dell’Islam, da secoli la valvola di sfogo ideale per tutte le teste calde che rischiavano di far la rivoluzione in Europa. Tra Assisi e Marrakesh, Coimbra non era esattamente in strada, eppure fu da lì che nel 1219 passarono Berardo, Otone, Pietro, Accursio e Adiuto, cinque francescani diretti in Marocco con l’obiettivo di minima di convertire il Sultano. La missione era così formidabilmente assurda, una Crociata dei Fanciulli in formato ridotto, che i cinque furono ricevuti con tutti gli onori dalla regina di Portogallo e dall’infanta Sancha, proprio a Coimbra. E fu sempre Coimbra che ne ricevette le spoglie, poco più di un anno dopo: tanto poco era bastato ai cinque per sconfinare nell’Iberia islamica, farsi arrestare con l’accusa non proprio campata in aria di offese a Maometto (definito “falso profeta”), essere deportati a Marrakesh, ancora arrestati, blanditi, flagellati, decapitati, gettati in un letamaio, rosicchiati dagli animali impuri, poi in qualche modo recuperati da qualche minoranza cristiana e raccolti in due casse d’argento dono dell’infanta Sancha. La cassetta piccola per le sei teste, quella grande per gli altri resti. Quando ne fu informato, Francesco disse: Finalmente ho cinque frati minori.

Antonio invece decise di partire per il Marocco, anche lui (continua…)