Alice, nel suo angolo

È il solo santino che ho trovato, ed è così brutto che è quasi bello.

È il solo santino che ho trovato, ed è così brutto che è quasi bello.

15 giugno – Santa Alice, lebbrosa (1204-1250)

In realtà questo pezzo è solo un misero modo per chiedere scusa a una ragazza che si chiama Alice (buon onomastico Alice), in ritardo per giunta, che mi aveva chiesto un’agiografia per oggi: e io credo che sia una cosa carina che mi arrivino le richieste, mi sembra appropriato al taglio della rubrica – peccato che non ce la faccio poi a esaudirle.

Peccato veramente perché stava andando bene questa rubrica, stava dando soddisfazioni, e da giugno in poi pensavo che avrei avuto anche più tempo per pescare storie interessanti –  poi a fine maggio c’è stato un martedì un po’ turbolento dalle mie parti, terremoti e altre cose, e da quel momento ho la testa da un’altra parte (spesso ho anche il laptop da un’altra parte); non da una parte necessariamente più utile o interessante, però le storie di santi non riesco a scriverle più, e mi dispiace, mi dispiace veramente Alice, ma pensa che in questi giorni ho già ciccato miseramente Giovanna d’Arco, renditi conto – e Antonio da Padova, si meriterebbero un romanzo per uno e non ci ho scritto nulla. E guarda che ci ho provato, anche se la biblioteca è chiusa a data da destinarsi, ci ho provato lo stesso, ma il processo di Rouen e il miracolo della mula non mi dicono più niente.

Sarà il brutto periodo, ma tutti questi Santi in cielo li vedo un po’ più lontani ultimamente, se alzo gli occhi fanno tutti le smorfie, ora sì che avresti bisogno di noi, vero? Ah! Arrangiati, così impari a ridere dei nostri colleghi. Di’ che non ti servirebbe un Santo per sanare la crepa nella camera dei bambini. Non c’è! Un Santo per far tornare il sorriso sulle facce dei tuoi cari, un Santo che ridia il sonno a chi l’ha perso, un Santo per ripristinare il valore del tuo investimento immobiliare… aspetta che controllo, aspetta… ti attacchi Tondelli! La prossima volta va’ a far la rubrica sugli avatar degli indù, va’. Ma sul serio pensavi di poter fare a meno di noi? (Continua)

Non sono neanche sicuro che sia l’Alice giusta.

Ma no io veramente io, io pensavo che ci si potesse un po’ prendere in giro, senza cattiveria, ma ultimamente non sono dell’umore. Poi Alice anche tu avresti potuto aiutarmi, non sarebbe la prima volta che una Santa sconosciuta scopre sotto il santino una miniera di cose divertenti – ma tu sei entrata in un convento cistercense a diciassett’anni, poi ti è venuta la lebbra e ti hanno relegato in soffitta, a morire un pezzo per giorno. L’unica distrazione era la comunione, ma solo con l’ostia, niente vino, non volevano che la coppa fosse veicolo di contagio. Quand’è finita – ci hai pure messo del tempo – hanno detto di averti visto volare via: miracolo! Santa. E poi basta, non se ne ricordano altri, e addirittura non risulti in santiebeati.it, cioè non ci hai neanche il santino, capito? Non sei nessuno. E’ un autentico mistero che le Alici tendano ugualmente a festeggiare l’onomastico oggi, in barba ad altre sante omonime più prestigiose, ce n’è una per esempio che è diventata badessa. Tu no, tu sei davvero la Santa più deprimente che ho conosciuto – credevo che nulla avrebbe eguagliato il record di Casimiro di Polonia, mi sbagliavo. Tu sei la Santa dei derelitti e dei mezzi morti nascosti in cantina. Anche in paradiso probabilmente se fanno una festa resti nell’angolo.

“Ciao, senti, io sono San Maurizio, ho guidato una legione ai tempi dell’Impero, sono qui col mio amico Martino da Tours, quello col mantello nuovo, lo vedi? ti ha visto qui nell’angolino e voleva presentarsi, ma capisci, lui è un po’ timido e così…”

“Beh, ciao, io sono Alice di Schaerbeek”.

“Di dove?”

“Dalle parti di Bruxelles”

“Ah. E cosa hai fatto di bello?”

“Niente, mi è venuta la lebbra e sono morta”.

“…”

“Beh, ciao allora”.

“Ciao”.

D’altro canto a questo punto a invocare un pezzo grosso come Antonio da Padova, con tutta la fila che ci sarà fuori, ci vuole anche una certa faccia tosta, e quindi forse sei tu la Santa che fa per noi, quella che non ha niente da perdere. Quindi se potessi intercedere un po’, Sant’Alice, non è che chieda grandi cose. Ci sarebbe da sbloccare i fondi per le tendopoli della Protezione Civile. Far passare la paura della fine del mondo ad alcune centinaia di bambini. Evitare grosse precipitazioni nella zona degli sfollati. Se poi ci si potesse anche avviare serenamente verso la fine dello sciame sismico, ecco, credo che te ne sarei riconoscente per sempre. Capisco anche che la mia riconoscenza non sia tutta ‘sta gran cosa da offrirti, però ti invito a riflettere su un fatto. Qui  sono andate giù quasi tutte le chiese, per cui bisognerà rifarle nuove; quindi insomma non posso prometterti niente – non sono membro di nessuna parrocchia al momento – ma se si spargesse la voce che c’è stato un tuo intervento risolutivo, la possibilità di trovarsi un altare dedicato nuovo di zecca c’è. Alla faccia delle tue omonime badesse… sì, beh, gioiranno anche loro ad maiorem dei gloriam e tutto quanto.

E non fate così, voi, che vi conosco. Voi laici, voi razionali, fatevi tre settimane di sciame, e poi vediamo. C’è gente che starebbe già innalzando le piramidi per i sacrifici umani. Io ci provo con Sant’Alice. Se ne sta in un angolo, nessuno la disturba, magari mi dà retta.