La triste terra senza morti che camminano

1 novembre – Tutti i Santi
Sì, in realtà Ognissanti è domani. Stasera invece sarà la notte di Halloween in cui i bambini tormentano i citofoni minacciando scherzetti ed estorcendo dolcetti, secondo l’usanza americana, mentre i preti e i severi opinionisti borbottano che non si può, secondo l’usanza italiana. Perlomeno questa è la tradizione: lamentarsi della non italianità di Halloween. Durerà?

L’impressione è che i severi opinionisti stiano cedendo, man mano che arrivano figli e nipotini. Com’è noto, nessuna convinzione politica o culturale regge l’impatto di un marmocchio che frigna: così, dopo aver visto leader noglobal rincasare sul presto da un picchetto antimultinazionali per accompagnare la figlia a un compleanno da McDonald’s, credo che la resistenza di molti anti-halloweenisti italiani sia destinata a dissolversi al primo urlo di un frugoletto che vuole la zucca illuminata e la vuole subito. Per lo stesso motivo immagino che invece i preti resisteranno per qualche altro secolo. Però prima o poi bisognerà spiegarglielo, che un prete che si lamenta di Halloween-festa-pagana è un prete che non sa fare il suo mestiere.

Ovvero: ammettiamo pure che Halloween sia una festa pagana, anche se “All Hallows’ Even” vuol proprio dire “Vespro d’Ogni Santo”, e l’usanza d’intagliare rape o zucche è attestata in Toscana e fin in Sardegna. Ma fa lo stesso. Fingiamo che Halloween sia un rito pagano proveniente da un universo culturale radicalmente alieno, e tuttavia ai bambini piace. Piace anche a qualche grande. Cosa fa a questo punto il prete che sa fare il prete? Scrive ad Avvenire o al Foglio che è una vergogna? Cosa fecero i preti quando l’imperatore Aureliano intimò di festeggiare la terza notte dopo il solstizio d’inverno (25 dicembre) come vittoria del Dio Sole sulla notte? Non c’era ancora Avvenire su cui sfogarsi e forse fu una fortuna, perché decisero di celebrare anche loro la nascita di Gesù (che comunque è il Giorno che vince la Notte, più o meno, dai, metaforicamente) e la cosa funzionò. E quando Sant’Odilone di Cluny nel decimo secolo si rese conto che nello spazio enorme tra un monastero e l’altro i villici francesi pur battezzati ai primi di novembre amavano ancora festeggiare il capodanno celtico, l’alba delle Pleiadi, il trionfo della Notte e dei morti che tornano sulla terra, cosa fece? Scrisse un tonante editoriale su qualche pergamena che avanzava? No: provò a spostare la festa cristiana d’Ognissanti in quella zona del calendario, e da lì in poi tutti contenti. I preti bravi fanno così. Se la montagna non va da Maometto… ops. Insomma, ci siamo capiti. Dovete immaginarvi più o meno situazioni del genere:

Non è che la tribù avesse ancora tutta questa paura dei morti, e tuttavia alcuni di loro ancora tornavano a tormentare i sonni dei parenti, dei bambini soprattutto, specie quando le notti s’allungavano. Per ovviare al problema s’inventò la sepoltura; restava il problema dei morti dispersi. Si pensò allora di celebrare un rito anche per loro, una volta all’anno. Finché dalla città arrivò un predicatore, sembrava un tipo in gamba, spiegò che Gesù era risorto anche per loro, che il Paradiso era un gran posto, e battezzò tutta la tribù in mezza giornata. Prima che andasse via gli chiesero: ma possiamo ancora festeggiare la prima notte di novembre?
“E cosa sarebbe?”

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