L’orgasmo di marmo?

15 ottobre – Santa Teresa d’Avila (1515-1582), Vergine e Dottore della Chiesa

Il primo orgasmo della Storia dell’arte: quando pensiamo a Teresa d’Avila di solito pensiamo a questo. La Santa in questione ha scritto migliaia di pagine, è passata per il tribunale dell’Inquisizione, ha riformato un ordine religioso, fondato diciassette conventi, percorrendo la brulla Spagna del Siglo d’Oro a dorso di mulo. Nel frattempo probabilmente soffriva di epilessia e aveva nausea e malesseri tutti i giorni. Con tutto questo, è arrivata lucida a 77 anni. Poi è successo che nel secolo successivo il più grande architetto-scultore del barocco romano, Gian Lorenzo Bernini, le abbia dedicato il suo capolavoro, un vero film di marmo e luce, ispirato a una pagina della sua biografia. È un film di un solo fotogramma, ma chi l’ha visto non se lo dimentica. La Santa guarda l’angelo e si sente trafiggere il cuore. È una sensazione dolorosa e piacevole, la trasverberazione, che la pervade totalmente. È un orgasmo? Lacan non aveva dubbi (“elle jouit, ça ne fait pas de doute”), e per qualche tempo nessuno ha osato avere dubbi su Lacan. Come dire che Bernini (mica un qualsiasi pornografo, uno degli artisti più autorevoli della Chiesa romana post-tridentina, zelante lettore di Ignazio di Loyola), si sarebbe lasciato sfuggire un orgasmo di Santa così, per distrazione, come ad altri sfugge un sogno o una parola di troppo: un lapsus di marmo. Ma sul serio possiamo dire che orgasmo ed estasi siano la stessa esperienza? Sulla base di quali conoscenze? Abbiamo mai sperimentato un’estasi? (abbiamo mai sperimentato un orgasmo?)

Nel testo Teresa descrive un dolore-piacere che parte dal muscolo cardiaco. È una sensazione ineffabile che decidiamo di chiamare “orgasmo” perché non ci viene in mente niente di meglio. In effetti, non ci viene mai in mente niente di meglio di un orgasmo. Ma è un limite nostro, non di Teresa. Lei ha passato una vita a meditare e coltivare sensazioni che noi non abbiamo mai provato (quando non era impegnata a dirigere conventi e a litigare con altri direttori di conventi). Anche stavolta, più che di una suora carmelitana del Cinquecento, stiamo parlando di noi. Sul testo rimbalzano le nostre ossessioni. Ha scritto che le è piaciuto “un po’, anzi molto”, quindi dev’essere per forza un orgasmo. Ora crederete che scherzo, ma leggete per esempio questo passo del catechismo di Odifreddi (Perché non possiamo dirci cristiani, p. 103):

L’esempio più tipico è quello in cui l’ipersensibilità e l’autoesaltazione di una giovane le fanno scambiare una fantasia autoerotica, sensuale o sessuale, per l’incontro con un vero essere, angelico o divino. È probabilmente successo nell’annunciazione di Maria, ed è certamente successo nella famosa Estasi di Santa Teresa, raffigurata dal Bernini nel 1652 in Santa Maria della Vittoria a Roma, sulla base del vivido racconto della stessa protagonista nella sua autobiografia:

“Gli vedevo nelle mani un lungo dardo d’oro, che sulla punta di ferro mi sembrava avere un po’ di fuoco. Pareva che me lo configgesse a più riprese nel cuore, così profondamente che mi giungeva fino alle viscere, e quando lo estraeva sembrava portarselo via, lasciandomi tutta infiammata di grande amore di Dio. Il dolore della ferita era così vivo che mi faceva emettere dei gemiti, ma era così grande la dolcezza che mi infondeva questo enorme dolore, che non c’era da desiderarne la fine, né l’anima poteva appagarsi che di Dio. Non è un dolore fisico, ma spirituale, anche se il corpo non tralascia di parteciparvi un po’, anzi molto. È un idillio così soave quello che si svolge tra l’anima e Dio, che io supplico la divina bontà di farlo provare a chi pensasse che io mento”.

L’abbiamo provato, Teresa, l’abbiamo provato. Solo che lo chiamiamo con un nome un po’ più prosaico di trasverberazione, “esperienza indicibile”, e lo celebriamo un po’ più spesso di una sola volta l’anno.

Va bene, Odifreddi, siamo contenti se celebri anche più orgasmi all’anno, ma ti dovrebbe comunque restare un po’ di tempo per studiare le cose di cui parli. “L’autoesaltazione di una giovane”… Teresa aveva già quarant’anni. E sul serio: come fai ad affermare che si sia trattato “certamente” di una fantasia autoerotica? Sulla base di che studi, qual è la branca delle scienze che ti consente di trarre conclusioni “certe” dal resoconto di una mistica del Cinquecento? Perché io non mi fiderei nemmeno se me lo dicesse Freud. Per il quale del resto Teresa era un’isterica, il che non stupisce affatto, visto che Freud curava per lo più pazienti isteriche, e che i suoi metodi li aveva messi a punto studiando l’isteria, e si sa, se hai un martello in mano tutto ti sembra un chiodo. Oggi l’isteria neppure esiste: è stata tolta dall’elenco delle malattie mentali (DSM). (Continua…)

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