Tre pensieri sulle unioni civili

1. È fuori discussione che la sentenza di ieri del Consiglio di Stato dica esattamente il contrario di quanto sentenziò la Cassazione nel 2012 con la sentenza 4184. E cioè che “la differenza di sesso tra i nubendi” sia requisito di esistenza del matrimonio. Questa è la conferma definitiva che non si può più lasciare questa materia alla discrezionalità del singolo giudice (perché c’è giudice e giudice) sul singolo caso (perché c’è caso e caso). Passare in tre giorni dal tribunale di Roma che dà un bambino in adozione a una madre non biologica alla sentenza di ieri, produce un senso di incertezza del diritto che non è più sopportabile. Quanto al Dottor Deodato, non voglio aggiungere altro che non ho elementi per dubitare delle sue affermazioni di non essersi fatto influenzare dalle proprie convinzioni. Speravo proprio che fosse così: per lui, oltre che per tutti noi cittadini di questa repubblica. Perché alla fine, credenti o non credenti, si resta sempre soli e nudi davanti alla propria deontologia professionale e alla propria coscienza.

2. Ieri ho assistito a una proiezione in anteprima di Freeheld, il film con Julianne Moore ed Ellen Page sulla storia di questa ufficiale di polizia americana che in punto di morte si batte per trasmettere alla sua compagna la propria pensione di reversibilità. Una storia bellissima e umanissima che dovrebbero obbligatoriamente vedere tutti (e soprattutto i legislatori), per capire che quando si parla di queste cose non si parla di grandi cose come l’ideologia o la religione (da un po’ si è pure aggiunto il femminismo, chi ce lo doveva dire), si parla della vita individuale di singole persone, della storia unica e irripetibile di altri esseri umani. Uomini, donne e bambini che sono appesi alle categorie a priori di mille di noi che a volte sembriamo vivere in un mondo a parte, fatto di principi altissimi e di una sostanziale cecità rispetto agli effetti pratici che i nostri principi provocano sui destini degli altri. L’antipolitica nasce dalla corruzione e dal malaffare, ma non solo. Anche l’incapacità di decidere dà una grossa mano. E ieri, ve lo garantisco, i politici non erano per nulla “i buoni” del film. Come sospetto non lo siamo oggi, nel film dell’Italia di oggi e negli occhi dei milioni di persone che aspettano una nostra benedetta decisione. Comunque, è un film da non perdere.

3. Non vi perdete nemmeno l’ultimo post del blog di Daria Bignardi, che generosamente fa propria la mia richiesta al “resto del mondo” di occuparsi dei diritti che (direttamente e apparentemente) non li riguardano. Mi chiedevo per esempio: ma se in così poche ore vip di tutti i generi si mobilitano entusiasticamente in favore di Valentino Rossi, è mai possibile che nessuno di loro – Valentino incluso – senta la necessità di fare un piccolo tweet per sostenere la battaglia sulle unioni civili?
L’hashtag? #comelamiamoto