Un paese profondamente maschilista

Ieri si è celebrata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Vorrei che in Italia ci si pensasse di più, il maschilismo in questo paese è dappertutto e si declina in forme di sopraffazione, sottili o crasse, che non toccano solo le donne ma tutto ciò che prova a modificare quella che è e resta una società profondamente machista e patriarcale.

Il 74° posto che vergognosamente deteniamo nel Gender Gap Index è lo specchio di un paese nel quale anche le persone della mia generazione trovano normale che le classi dirigenti siano composte in larghissima parte da uomini e che il lavoro, la politica, tutto il potere si manifesti e si organizzi in forme che sono fatte su misura sulle esigenze maschili. Recentemente sono stato a un evento nel quale si volevano discutere soluzioni per modernizzare il Paese: su 50 invitati le donne erano tre. Quando ho provato a far notare che nessuna modernizzazione poteva nemmeno pensarsi in assenza del punto di vista femminile, i presenti mi hanno guardato come fossi un imprevisto residuato ideologico: con sorpresa, con scetticismo, quasi con commiserazione. Se le donne non vengono a queste iniziative cosa possiamo farci? Problema loro.

Pochi giorni prima avevo dovuto litigare in diretta radiofonica con un “opinionista” che aveva rimproverato me e le secondo lui imbelli nuove generazioni di dirigenti del PD di “dormire sulla (si legga qui un sinonimo molto osceno di vagina)”. Centinaia di migliaia di ascoltatori che ricevono il messaggio che chi si dà da fare, chi opera, chi è intraprendente è chi incontrando una vagina sa bene cosa farne, essendo ovviamente opportunamente attrezzato all’uopo. Con buona pace delle portatrici di vagine, e anche di chi (orrore!) non fosse eventualmente interessato all’articolo.

Il mondo ci guarda e si chiede come un paese civile possa trattare le donne come le donne sono trattate da noi: mercificate, mortificate, delegittimate perché donne e in quanto donne (ve lo ricordate La Russa che, deformato dall’ira, apostrofava il Direttore de L’Unità sibilando ripetutamente l’appellativo di “Concitina”?) Io credo che questo paese non potrà mai veramente cambiare fino a quando non riusciremo a ristabilire un senso della piena dignità e parità delle donne. Mi pare un’urgenza terribilmente seria, non mi pare sia molto in alto nella scala delle priorità di nessuno.

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