13 storie di furti

Lo scorso 19 maggio mi trovavo allo stadio per l’ultima di campionato, Torino-Catania, poi finita 2-2, quando intorno alla fine del primo tempo, col Toro sotto di un gol, ho ricevuto una telefonata. Si trattava di Elena, la ragazza spagnola con cui da un anno divido l’appartamento. “La casa, la casa, sono entrati nella casa”, mi ha detto. E piangeva. Ma sul momento non sono riuscito a capire che cosa fosse accaduto. Ho attraversato la tribuna e sceso la doppia rampa di scale che conduceva all’interno dello spazio hospitality. Ho richiamato Elena: “Elena, che cosa è successo? Stai bene?”.

Entrata in casa aveva trovato l’armadio spalancato, cappotti, pantaloni, camicie buttate a terra, i cassetti della scrivania aperti e il pavimento a esagoni invaso da un’esplosione di carte, documenti, faldoni, cedolini di vecchie bollette. Nei minuti in cui segnava il Catania probabilmente Elena era appena arrivata in camera e, come mi aveva raccontato singhiozzando, aveva scoperto che il suo computer, e la sua macchina fotografica, erano spariti. Idem il mio MacBook Pro, che aveva poco più di un anno di vita.

A quel punto, dopo aver cercato di calmare Elena, sono tornato a sedermi in tribuna e Torino-Catania si è trasformato in una visione livida, dolorosa e non intellegibile. Una nube di materia lattiginosa in cui si respingevano due squadre di calcio. La scena del campo e della rimonta del Toro sul Catania facevano da schermo background al calcolo delle cose salvate e perdute a cui come una macchina stava lavorando la mia memoria durante un quarto d’ora d’angoscia e smarrimento. In seguito ho scoperto che mi era stata rubata anche la federa rossa di un cuscino, probabilmente usata come sacco.

Qualche giorno dopo, mentre stavo valutando un nuovo computer tra i corridoi di Saturn, mi sono messo a parlare con un tizio. Aveva appena subito un furto – anche lui – nello spazio coworking, non assicurato, dove lavora. Si erano portati via sei pc. Era a pezzi. Parlando poi con amici, colleghi, conoscenti, si sono moltiplicati i racconti di furti, scippi, telefoni strappati di mano, cuffie strappate a forza dalle orecchie, persino, e topi d’appartamento barbari o a volte discreti come agenti dei servizi segreti.

Secondo i dati sulla criminalità trasmessi dal ministero dell’Interno, e relativi all’anno 2012, il numero complessivo dei delitti ha registrato soltanto un lieve aumento, pari all’1,3%, ma sono i dati scorporati che colpiscono. In particolare quelli che riguardano i reati legati alle condizioni di povertà, disperazione e alla grave crisi economica: +11% dei borseggi e +13% degli scippi. A Napoli l’aumento del 30% degli scippi ha richiesto l’invio di 190 nuovi agenti che saranno per strada a partire da settembre. Tra il 2010 e il 2012 sono aumentati sensibilmente i furti in abitazione: più 64% in Emilia Romagna, più 40% in Campania, più 43% in Friuli Venezia Giulia, più 18% in Lazio, più 58% in Liguria, più 58% nelle Marche e così via. E pure Milano, stando alle statistiche, non scherza. Ecco due persone entrare in un bar di corso Vercelli, ordinare un caffè e portarsi via i 500 euro custoditi dentro il barattolo delle mance:

Ecco invece la notizia di una casa svaligiata riportata sulla copertina di ‘Cronaca Vera’ del 10 luglio.

1052646_512962548773675_516514659_o

Di seguito ho raccolto delle testimonianze di vittime di furti e borseggi, proprio qui, a Milano. Mi è bastato mandare un messaggio ai miei contatti Facebook per incassare una quantità inaspettata di racconti (dall’aperitivo al dolce, come vedrete) a formare una sorta di storytelling e volenterosa narrazione collettiva – accenti diversi: ansioso, ironico, spaventato, post trauma – che testimonia non soltanto la considerevole diffusione del reato ma il generico timore che, nel tempo della crisi economica, qualcosa di molto spiacevole stia acquistando potenza nell’ombra pronto a colpirci alle spalle. “Mi ha fatto bene parlarne”, mi hanno poi scritto in molti.

L’aperitivo al bookshop
“La mia fiducia negli altri mi faceva credere che durante un evento, in orario aperitivo, nella libreria a Milano dove lavoro, non sarebbe mai potuto succedere niente di male. Per di più in uno spazio molto piccolo dove tutti ci conosciamo. E invece. La mia borsa si trovava in un angolo, proprio sotto la mia scrivania. Ad un certo punto, in mezzo ad un pubblico di giovani, noto una coppia di circa 55-60 anni. Italiani. Hanno ascoltato per intero il talk, sbadigliando e poi, al momento dell’aperitivo, la donna ha cominciato a stazionare nei pressi della scrivania, dov’era allestita parte del buffet. È bastato allontanarmi un attimo e la borsa è sparita. Insieme al mio iPad, all’iPhone, alle chiavi della macchina e a quelle di casa. Sulle prime non riesci neppure a crederci. Grazie alla tracciabilità dello smartphone siamo riusciti a individuare il tragitto del telefono (dunque della borsa). Così sono partiti in scooter un paio di amici, che per un po’ hanno inseguito il tram 14 che taglia tutta la città fino al Giambellino. Ma alla fine le tracce si sono perse. Insieme alla mia fiducia negli altri. Non c’è crisi che tenga. Almeno per quella sera”. (Barbara)

L’aperitivo2
“Stavo facendo l’aperitivo quando mi sono accorta, con la coda dell’occhio, della presenza abbastanza famigliare di un vecchio eroinomane che bazzica da sempre la zona di Ticinese. L’ho intravisto, alle mie spalle, armeggiare intorno al portapacchi della vespa, dove tengo la borsa che uso per il pane. Al che mi sono girata e gli ho detto “Scusa, ma che cazzo stai facendo?”, e lui mi ha risposto “Minchia, sto cercando di rubare una borsa…”. Alla fine, per farsi perdonare, mi ha messo al polso un bracciale fatto da lui con le linguette di metallo delle lattine. E mi ha chiesto scusa. Se lo rivedo gliela regalo la borsa”. (Ilaria)

I surgelati
“Allora, 
un po’ di tempo fa, una sera torno nella mia casa di via Paolo Sarpi, all’interno di un classico complesso di ringhiera. Infilo la chiave, apro la porta e trovo tutto sottosopra.
 Capisco che è entrato qualcuno e che senz’altro si sarà portato via qualcosa. Conclusione: sparito il mio MacBook, e fino a qui sconfortante, angosciante, ma tutto nella norma, ma con mia grande stupore scopro che mancano anche una mia vecchia giacca di velluto, una confezione di assorbenti, una bottiglia di Cillit Bang e un chilo di surgelati”. (Giulia)

Ciprì e Maresco
“A me e Silvia hanno fottuto due bici nel giro di una settimana. Non per strada, ma dentro il cortile di casa. Una cosa molto brutta, che ti fa sentire vulnerabile. Siamo sicure, infatti, che siano stati i portinai, che nella tradizione delle vecchie portinerie milanesi sono due pensionati di origini meridionali, ma nel nostro caso molto scorbutici, e mezzi analfabeti. Sembrano gli attori di Ciprì e Maresco. Abitano nel nostro stesso palazzo e da quando se n’è andato il portinaio, quello vero, sono stati cooptati per fare un mezzo servizio di portineria. L’amministratore di condominio li paga una miseria: 5 euro l’ora. Ragion per cui non si considerano portinai a tutti gli effetti, non hanno quel tipo di codice di comportamento professionale, e quando c’è qualche problema non si sentono in dovere di risolverlo. Siamo convinte che le bici le abbiano prese loro. In qualche modo, anche se sono solo due biciclette, mi sembra che la situazione un po’ c’entri con la crisi, no?”
(Linda)

1 2 Pagina successiva »