No spoiler, please

Spoiler: sempre più persone padroneggiano l’uso di questo vocabolo, un tempo appannaggio del solo gergo nerd. Per i pochi che ancora non ne avessero familiarità, azzardiamo una definizione: “spoilerare” è svelare un evento più o meno cruciale della trama di una storia a qualcuno che ne sia ignaro. Per ulteriori delucidazioni consiglio la visione di questo simpatico video (ma attenzione: contiene spoiler).

La cosa singolare degli spoiler è il ventaglio di reazioni che possono accoglierli. Andiamo dal blando interesse, alla curiosità morbosa, fino alla suprema furia. Ciò non dipende dal grado di affezione che la persona ripone nella storia spoilerata: spesso l’insofferenza nei confronti delle anticipazioni va a braccetto con la passione smodata, come capita a molti series-addicted (quella peculiare tipologia di persona che imposta la propria settimana in base ai palinsesti americani, mangia solo in compagnia delle proprie sitcom preferite e ogni tot si chiude in casa per interminabili quanto imprescindibili maratone), eppure non di rado si incontrano super appassionati che farebbero qualsiasi cosa per conoscere in anticipo gli avvenimenti della prossima puntata. Nel mondo dei manga questo fenomeno raggiunge livelli parossistici: è infatti possibile reperire online le cosiddette Raw scan delle puntate a venire, immagini di qualità grafica assai discutibile, in lingua originale. Aspettando un paio di giorni in più troverebbero l’episodio completo, comunque gratis, scannerizzato a dovere e tradotto in un idioma comprensibile, eppure il popolo dei lettori di Raw scan è terribilmente vasto. A questo punto non farò ulteriore mistero della mia personale posizione: ritengo che gli spoiler siano il male supremo. Il presente articolo, in effetti, più che una fredda analisi dell’argomento vuole essere un appello. Non spoilerate. Non fatelo. È sbagliato e ora vi spiegherò perché.

Innanzitutto, per quel che vale, è sbagliato in quanto mancanza di rispetto nei confronti degli autori. Tutto il loro impegno, il tempo passato a decidere quale svolta sia la meno banale, le camicie sudate per caricare con il dovuto pathos il colpo di scena finale… tutto vanificato da uno spoiler di pochi secondi. Diranno i detrattori: ma una buona storia rimane tale anche conoscendo i fatti nudi e crudi che la compongono, le narrazioni che si reggono solo sui colpi di scena non sono degne di grande considerazione. È questa una tesi tanto comune quanto ottusa. Oltre a svalutare le “narrazioni a chiave”, storie in cui un clamoroso ribaltamento finale stravolge tutte le prospettive (Borges, per dirne uno, indulgeva in questo genere di racconti, e non me la sentirei di fargliene una colpa), questo ragionamento non tiene conto del processo con cui si costruisce in noi l’apprezzamento di una storia. Pagina dopo pagina, o scena dopo scena, lo spettatore va accumulando una serie di sentimenti riferiti alla storia, che siano commozione per il destino di un personaggio, rabbia per le ingiustizie perpetrate dall’antagonista, eccetera.Tali sentimenti sono imprescindibilmente legati alle supposizioni che, anche solo a livello inconscio, attuiamo sulla storia. Se in luogo di un dubbio abbiamo, causa spoiler, una certezza, va da sé che i sentimenti che proveremo saranno in qualche misura condizionati. Non voglio ora sostenere che i sentimenti scaturiti dal dubbio siano più forti, più profondi, o in qualche modo migliori di quelli derivati da una certezza.

Dico solo che i sentimenti del dubbio sono irripetibili. Questo è il secondo motivo per cui gli spoiler sono il male: di prima visione ce n’è una sola. La fruizione vergine di una storia, nella quale ci siamo solo noi, le sue battute iniziali e gli innumerevoli modi in cui la storia può evolvere. Poi c’è sempre tempo per rileggere, tempo per riguardare e provare i sentimenti scaturiti dalla sicurezza di sapere che le cose andranno per un certo verso, ma se ci spoileriamo una storia, la visione vergine è andata per sempre. Forse questo fatto non vi tange, a me invece turba non poco. Per questo sovente mi è capitato di paragonare lo spoiler alla violenza sessuale su una fanciulla illibata. Ok, io esagero, me ne rendo conto. Fosse per me tutte le quarte di copertina sarebbero date alle fiamme; scrivere i nomi degli attori su una locandina sarebbe illegale; felicitarsi/disperarsi su Facebook per la morte di un personaggio, punito con la tortura. Caparezza sarebbe evirato e esposto al pubblico ludibrio per quella canzone che spoilera tutti i film di Kevin Spacey. Fosse per me.

Ma forse la colpa è mia. Nostra, del popolo antispoiler. Forse è la pochezza delle nostre vite che ci porta a investire tanto nelle narrazioni, a farle stella polare del nostro buon vivere. Ma se anche così fosse non dovrebbe la gente, per puro spirito di empatia, evitare gli spoiler, sapendo che esiste qualche povera anima che tanto li patisce? No. Come io me ne frego delle ragioni dei vegetariani e mi strafogo di insaccati, come rido del risparmio energetico lasciando accese le luminarie natalizie tutto l’anno, notte e giorno (fanno una bella atmosfera), così è giusto che siano ignorate le cose che stanno a cuore a me.

Poi, a dirla tutta, a volte lo spoiler è positivo. L’altro giorno guardavamo Man Vs Food e il mio coinquilino, spoileratore accanito e indefesso (in prima fila per il Trattamento Caparezza), ha dichiarato che il buon Adam avrebbe perso la sfida. Doveva ingollare una terrina piena di alette di pollo irragionevolmente piccanti, quindi non ho esitato a credergli. Invece, con mia grande sorpresa, Adam ha vinto. Senza dubbio non sarei stato altrettanto stupito se non avessi subìto quello spoiler erroneo: quindi possiamo dire che, se attuato senza cognizione di causa, lo spoiler non è di danno, anzi può addirittura giovare una prima visione. Perciò, se proprio non potete fare a meno di spoilerare, almeno assicuratevi di spoilerare il falso. Grazie.

– Alessio Arbustini –

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