La donna è il pavimento, l’uomo è il muro

Ieri sera ho fatto una di quelle cose che non si devono fare. Di quelle che quando ne parli, le amiche ti presentano due sole opzioni: “ignoriamo” o “organizziamo la protesta”. L’ho fatta lo stesso: sono andata ad ascoltare Costanza Miriano a Verona, invitata in una sala del comune con il patrocinio dell’assessorato alla cultura. La accompagnavano Matteo Castagna, Responsabile di Christus Rex Traditio e il consigliere comunale Andrea Bacciga. Spero non conosciate nessuno dei tre.

Andrea Bacciga “detto Barzi”, come precisa sulla sua pagina Facebook, alle amministrative di Verona del 2017 ha sostenuto la candidatura di Federico Sboarina che poi ha vinto e che nel programma dice di voler bandire i cosiddetti libri gender «da scuole, asili, biblioteche» e di voler ostacolare le iniziative «in contrasto con i valori della vita e della famiglia naturale». Bacciga (e Sboarina) sono stati ovviamente sostenuti dai movimenti cattolici conservatori che a Verona vanno molto forte. Le ultime tre cose che Bacciga ha fatto o proposto dopo l’elezione: una mozione contro lo ius soli (inutile e approvata), una proposta «per istituire dei parcheggi gratuiti per le donne Veronesi in gravidanza» (il maiuscolo è suo) e la donazione alla biblioteca civica di una serie di libri (finiti immediatamente nel catalogo) che «raccontano verità, tesi e storie scomode». Libri «identitari» (dice lui) che fanno riferimento (dico non solo io) all’estrema destra. C’è quello di Léon Degrelle, una delle figure principali del nazionalsocialismo e militante nelle Waffen-SS, e c’è quello di Franco Freda, ex terrorista appartenente all’area del neofascismo. I problemi di questa donazione (per cui ci sono state manifestazioni e proteste) sono due. Il primo è che la civica aveva sospeso le donazioni facendo dunque un’eccezione per Bacciga. Il secondo è che in quella stessa biblioteca l’amministrazione aveva da poco censurato un’iniziativa che si svolgeva da anni: la “Biblioteca Vivente”, che racconta attraverso le persone storie di esclusione e di discriminazione (storie froce, direbbero quelli).

Il secondo personaggio è Costanza Miriano (uno dei suoi libri faceva parte della donazione): è una giornalista, per quindici anni ha lavorato al TG3, ora si occupa di informazione religiosa a Rai Vaticano ed è nel comitato che ha organizzato il Family Day. È una «cattolica fervente» e una donna «felicemente sottomessa». È sposata, ha quattro figli, e, dice, «svezzata l’ultima, ha cominciato quasi per caso – o per provvidenza – a scrivere un libro: Sposati e sii sottomessa che è partito piano piano, è diventato un caso letterario in Italia ed è stato tradotto in vari paesi». Dopo aver portato «il verbo della sottomissione» dappertutto con conferenze ed articoli si è resa conto che era necessario scrivere altri libri: Sposala e muori per leiObbedire è meglio e nel 2016 Quando eravamo femmine. Dice anche di «scrivere di notte» perché «di giorno fa mille altre cose, soprattutto la mamma».

L’ultimo protagonista della storia è Matteo Castagna, responsabile del circolo Christus Rex Traditio. Basti questo.

L’incontro comincia alle sei. Il tavolo dei relatori sembra un altare: è coperto da un drappo rosso scuro con il simbolo di un cuore con una croce sopra (una croce di Vandea). La sala è piuttosto grande, mancano pochi minuti all’inizio e ci sono circa settanta persone in attesa. Riconosco qualche giornalista locale, due tizi della Digos, il consigliere comunale alla Famiglia Rosario Russo, il consigliere regionale Andrea Bassi, un gruppone di militanti di estrema destra rasati, tatuati, perennemente incazzati e tutti neri. E poi ci sono uomini in abito grigio con una croce al collo sopra la camicia, diverse signore di una certa età, ma anche qualche ragazzo più giovane. Ci sono anche degli infiltrati: Gianni Zardini, del circolo Pink, che a Verona ha tra le altre cose un servizio di accoglienza trans. Ci sediamo vicini, io e Gianni.

Si comincia. Castagna introduce dicendo che Miriano ha scritto dei libri su cui loro sono «completamente d’accordo», «libri contro le ideologie sessantottarde» e sottolinea molto il fatto che a farlo sia stata proprio una donna, «una donna che va controcorrente». Bacciga attacca dicendo di non voler parlare di sé e ricorda subito a tutti la storia della donazione che ha fatto alla biblioteca civica: «Un consigliere femmina, anzi una “consigliera”, come piace chiamarsi a loro, mi ha recriminato il fatto di aver donato un libro di Miriano, “quella che vuole che noi donne stiamo a casa a stirare”». Citare se stesso era dunque solo un trucco per arrivare alla prima domanda: la sottomissione della donna.

Lei comincia col dire che è un concetto che è stato frainteso e che basterebbe leggere i suoi libri per capire cosa intende quando lo predica: la dimostrazione evidente che non significhi quel che la parola significa è che lei oggi è qui e che suo marito è a casa. Cita immediatamente San Paolo (che spera «di vedere un giorno in cielo per discutere dei diritti» del suo libro) e che dice alle donne «di accettare di stare sotto». Ma San Paolo «non pensa affatto che le donne siano inferiori. Anzi». La frase è forte (San Paolo non lo posso sentir nominare), ho un momento di smarrimento e mi perdo la risposta. Ma il blog di Miriano mi è di aiuto:

«La sottomissione di cui parlo io (…) non ha molto a che fare con la divisione dei compiti pratici. Anche una donna che lavora, e che lo fa ad alto livello, può essere sottomessa se ascolta il marito, lo rispetta, tiene in gran conto le sue opinioni e le mette prima delle proprie. (…) Credo che le donne si debbano riappropriare della loro vocazione all’accoglienza della vita, quella che viene dal loro essere morbide, capaci di ricucire i rapporti, di fare spazio, di intessere relazioni, di tirare fuori da tutti il meglio. Che mettano questo loro genio femminile in cima alle priorità.

(…) Quanto ai ruoli e ai rapporti di forza tra i sessi devo a malincuore ammettere una cosa. Essere donna mi ha procurato solo vantaggi: ignoro se la mia auto possegga una ruota di scorta, ed eventualmente dove si nasconda, la subdola. Non ho la minima idea di come, attraverso quali misteriose vie la mia casa venga rifornita di energia elettrica, calore, gas. Posso guardare Sex and the city e trascorrere svariati minuti a scegliere uno smalto senza perdere il mio prestigio, perché la mia frivolezza è ormai socialmente ammessa. Ho avuto il privilegio incommensurabile di ospitare e sentir muovere quattro bambini nella pancia, anche se, lo ammetto, nei momenti di farli uscire l’aspetto del privilegio non mi è sembrato il più evidente.

(…) non voglio ribellarmi agli uomini, ma, riconoscendo la loro superiorità in tanti settori (e in altri la nostra), una volta trovato quello giusto ho capito che ascoltare ed ”obbedire” alla sua lucidità, la sua razionalità, non poteva che farmi del bene. E io fare del bene a lui con il mio genio femminile, il mio talento, le mie capacità».

Miriano dice più o meno tutto questo con voce carezzevole, sorride anche mentre parla, non ha affatto un’aria pericolosa, infila di continuo innocui aneddoti sulla sua vita matrimoniale e le persone la trovano decisamente divertente. Anche io, in un certo senso: provo anche una specie di ammirazione (si fa per dire). Parte da sé (efficace pratica femminista), dice cose estreme senza che sembrino estreme, senza attaccare nessuno, scivolando con garbo sulla superficie delle questioni e rigirando in un modo quasi ipnotico alcune argomentazioni da cui lo stesso femminismo è partito. Descrive in continuazione rassicuranti scenette da vignetta anni Cinquanta, dice cose non vere con il candore di una fanciulla: è divina, non c’è che dire.

Mentre spiega che con i figli maschi, la mamma «si sa, ha un rapporto particolare», dichiara che «la madre è il pavimento e il padre il muro» (ed è subito Raffaella Carrà).

Mentre racconta che lei percepiva il pianto dei suoi bambini prima che piangessero, dice che noi donne siamo fatte per dare la vita («è la prima chiamata, quella che ci compie»); mentre spiega che sua figlia «vuole fare la badante» dice che «i figli, soprattutto maschi, devono essere sostenuti nell’andare fuori casa». E mentre racconta che quando è in ansia «al terzo rosario si mette tranquilla» spiega che «noi donne siamo dotate di una speciale attrezzatura: l’intuito femminile, la capacità di capire il tono della voce». Fa un esempio: «Quando ci chiamano i nostri mariti e ci dicono “ti vengo a prendere in stazione”, noi rispondiamo (e a questo punto piega la testa di lato e addolcisce la voce): “ma no dai”. E invece noi intendiamo “sì, vienimi a prendere”. Ma lui non sa interpretare il tono della voce e quindi non verrà in stazione». E ancora: «Il linguaggio della donna è tonale, la donna ha un modo di rapportarsi alla realtà che è ciclico. Siamo cicliche, quindi torniamo sugli argomenti, li svisceriamo e di solito questa cosa non piace tanto ai mariti. Conosco migliaia di famiglie così e ogni tanto qualcuna mi chiede se sono sposata con suo marito». Risate.

La donna però, deve usarle bene queste sue differenze, dice. «La tentazione femminile per eccellenza è quella di usare i suoi talenti per controllare l’uomo, per manipolarlo, per volerlo cambiare». E non si deve fare perché «gli uomini non vogliono essere manipolati, non dalla propria moglie, almeno». Altre risate.

Si passa poi a parlare di emancipazione e ci racconta che «il femminismo è stato una richiesta buona e giusta di attenzione da parte delle donne. La donna ha bisogno di qualcuno che la guardi e che la riconosca». Ed ecco spiegati cinquant’anni di lotta. Ma è tutto un inganno: «Le donne sono state convinte che è meglio dipendere da un capo ufficio che non da un marito che vuole loro del bene. L’emancipazione è la nuova schiavitù».

E l’aborto? Quella è «una fregatura enorme, il più grande tradimento della vocazione profonda della donna». L’altra è quella «della libertà sessuale che ce la siamo bevuta come se fosse una conquista per noi, ma che in realtà dà più potere all’uomo che si permette una relazione senza impegno. Abbiamo adottato il modello maschile sia nel lavoro che nelle relazioni e siamo più infelici di prima, anche gli uomini. Ma le donne hanno scritto più profondamente in loro la chiamata a un relazione unica e stabile». Quindi sono più infelici.

Dice che l’aborto è «garantitissimo in Italia» e che «mai a nessuna donna è stato negato un aborto, nemmeno in Molise dove si dice che il tasso di obiettori sia altissimo. Il problema dell’obiezione non esiste, in Italia. Per me la RU486 (la pillola abortiva) è l’essenza della violenza contro le donne. L’utero è della madre, ma l’embrione no. Nell’aborto ci sono tre vittime: la madre, il padre e il bambino». Sostiene che la legge vada cambiata e che «non dovrebbe esserci il diritto di abortire. La donna va aiutata, le donne che hanno abortito e con cui ho parlato mi hanno detto di pensare sempre a questo bambino che hanno ucciso».

Miriano conclude con qualche elaborata argomentazione contro l’adozione da parte delle coppie dello stesso sesso: dice che l’amore non basta, «nemmeno quello di una madre da sola». Nemmeno il suo di amore, quello di una madre che darebbe tutto ai suoi figli («appena piove li andrei a prendere»). «La vita nuova viene generata da un uomo e da una donna: non si fanno i figli solo nel momento del concepimento»: c’è un progetto più grande, «che è scritto dentro di noi». Lei, poi, ha parlato «con i bambini di una casa famiglia vicino a Roma» e «in modo colorito» le hanno detto «che preferiscono restare lì, piuttosto che andare a vivere con due uomini».

Applausi. Felicità generale. E conclusioni, affidate a Castagna: «È stato un incontro nel solco della TRA-DI-ZIO-NE».

Diverse signore si mettono in fila per un autografo. Io e Gianni pure, per una foto ricordo.

Non lo farò mai più, giuro. Ma abbiamo riso tantissimo, e rumorosamente: ed è stata la miglior protesta che potessimo immaginare. La più NA-TU-RA-LE.

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Post scriptum: Costanza Miriano ci fa sapere che il pavimento era pulito

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