All’altezza della bassezza

L’ho già detto, non mi indigno facilmente. Neanche ora che l’indignazione riempie i giornali, i palazzetti e forse domani le piazze. Ma una cosa che mi piace meno dell’indignazione è la retorica contro quello che ieri, sul Foglio, Giuliano Ferrara chiamava “il moralismo dei ricchi veri, cioè l’azionismo”.

Precisiamo: condivido molte delle ragioni dell’articolo del Direttore e preferirei andare fuori a bere Coca Light con lui piuttosto che con Gustavo Zagrebelski. Quello che mi sta sulle balle è quel citazionismo così alto che più che una freccia contro i moralisti che scrutano “condiscendenti e morbosi i giorni, le notti e le vite degli altri” sembra piuttosto un paracadute gonfio, pronto ad atterrare senza contraccolpi nel “populismo rozzo e grintoso dei berluscones”. Dopo aver tirato in ballo il culo di Montaigne, dopo che una delle penne più cazzute dello stesso giornale – Andrea Marcenaro – ha citato “quel porco di Cesare Pavese” (“Nessuna donna si sposa per denaro. Sono tanto astute, prima di sposare un miliardario, da innamorarsene”), ieri Ferrara ha chiosato il pezzo con le parole del grande Ralph Waldo Emerson.

Perché, mi chiedo, scomodare i pesi massimi per una battaglia così modesta? Senza contare il rischio di non essere capiti da tutti quelli che pensano che Emerson non sia altro che un discreto centrocampista brasiliano. All’ipocrisia che tracimava dal palazzetto di Libertà e Giustizia di sabato, sarebbe stato sufficiente rispondere con le parole di un giovanissimo poeta italiano, il cui nome d’arte è Marracash. Il suo ultimo disco rap, molto in voga anche negli iPod dei figli degli “azionisti”, si intitola “Fino A Qui Tutto Bene” e contiene un pezzo – “Roie” – adatto a essere citato alla fine di qualsivoglia editoriale contro quelli che vengono ora soprannominati “indignati speciali”. Potete scegliere liberamente le vostre rime preferite, tra queste:

Certe si fanno pagare, altre invece la danno
Le prime sono puttane le altre che scusa hanno
Troie da strada, troie da lap dance nei locali,
troie nei club chic, troie in TV, troie presidenziali

Alcune passano attraverso tutte queste fasi
Vogliono sistemarsi intorno ai 25 anni
Fingono storie, fingono orgasmi
Ma in fondo, fra, al mondo ognuno combatte con le armi che ha

Il gioco è sottile
Una troia è pericolosa
Sa cosa vuoi sentirti dire
E sa agire nell’ombra
E quando scoprirai che stavi con una troia mettici una pietra sopra
Hai imparato qualcosa

Concordo che il linguaggio esplicito possa dare fastidio, ma d’altra parte è assolutamente al livello della battaglia in corso. Una battaglia – quella dei misogini contro i moralisti – già vinta: il successo di Marracash che riempie i palazzetti è un esempio importante del punto di non ritorno cui siamo arrivati. Quando il rapper racconta quello che vede, i figli di tutti noi non si indignano, si immedesimano. È di questo che dobbiamo indignarci.