Eric Cantona, ministro ideale del governo Vendola

Eric Cantona conferma la regola: il mondo del pallone è una potente macchina dei sogni, una Taz (Zona Temporaneamente Autonoma) – per dirla alla Hakim Bay – dove convivono utopie e contraddizioni. La sfida al sistema bancario lanciata dall’ex calciatore qualche settimana fa dalla pagine di Press Ocean è entrata nella sua fase operativa ieri, sette dicembre, giorno in cui lui e i suoi seguaci hanno promesso di ritirare tutti i soldi depositati nei conti correnti (anche se pare che Cantona non sia andato, alla fine). Naturalmente questo piratesco sabotaggio ha mandato su tutte le furie gli addetti ai lavori, tra cui il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde: “A ciascuno il suo mestiere. C’è chi gioca a calcio benissimo, io non mi azzarderei mai. Ognuno dovrebbe parlare a seconda delle proprie competenze”.

Ed è proprio questo – la competenza – il punto debole delle critiche mosse dai detrattori al neo chevarizzato Cantona, per almeno due semplici ragioni.

Primo. Posto che per farsi stare antipatiche le banche non bisogna essere né Slavoj Zizek né Toni Negri, la sfida del centravanti è in continuità con quella di illustri colleghi che lo hanno preceduto. Uno su tutti è Diego Armando Maradona, quello col “Che” tatuato sul braccio, che passa il tempo libero a fumare sigari con Fidel Castro, Chavez, Morales e altri leader terzomondisti. Né Cantona né Maradona sono “competenti”, quasi sicuramente non hanno letto Keynes o Marx, ma hanno dalla loro qualcosa di più luminoso: la biografia. Sono entrambi eroi del pallone, belle giocate e tante cazzate nella vita, a qualche metro dalla gloria e un passo dal baratro: insomma, sono miti. Le loro storie diventano romanzi e loro personaggi le cui azioni non devono essere giustificate, perché sono parte integrante della narrazione. Gli unici per cui il termine così di moda “auto fiction” non è un genere letterario ma un agente patogeno di cui sono portatori sani. Tradotto: chiedereste mai a Robin Hood se è “competente”?

Secondo. Dedicato a chi si meraviglia e storce il naso al fatto che la guerra alle banche di Cantona possa essere presa sul serio, a chi lo considera un vip populista, un rozzo prestato alle provocazioni intellettuali: vi sbagliate di grosso! I Robin Hood di questo millennio hanno il loro vivaio nello star system, ma raramente vengono allevate nei territori del cinema, dell’arte o della letteratura, luoghi incapaci di produrre identità forti e incisive. Né tantomeno cresce qualcosa di appetibile nei campi delle elite economiche e politiche, troppo inquadrate per proporre una visione che sia alternativa o appetibile. Ne sa qualcosa Nichi Vendola, principale sponsor di quella “grande narrazione” che magari non offrirà la soluzione ai problemi dell’Italia, ma che attraverso la retorica può trasformare la politica in romanzo scegliendo i protagonisti in base alle proprie biografie e al gradimento che hanno sui possibili elettori. Non è un caso che Vendola abbia ipotizzato come ministri di un suo prossimo possibile governo gente come Gino Strada o Carlo Petrini: biografie piene di azioni, contraddizioni e utopie, identità forti, sicuramente discutibili (sarà competente Gino Strada come ministro degli Esteri?), ma forti.

Possiamo a questo punto suggerire a Nichi Eric Cantona come Ministro dell’Economia, con buona pace di Tremonti e Draghi. Non sappiamo dire se Eric sarà all’altezza del compito, ma il compito di questi tempi sembrerebbe essere all’altezza del personaggio.