Il premier coi superpoteri

Caro Direttore,

Il Presidente del Consiglio italiano ha pochi poteri, Silvio Berlusconi ne ha troppi. Il paradosso delle riforme istituzionali è tutto qui. È vero, come dice il Premier, che il primo ministro italiano non ha il potere che i suoi omologhi hanno in giro per il mondo, ma è pur vero che nessuna parte del mondo un premier accentra in sé tutti i poteri che accentra Silvio Berlusconi.

Questo è l’impasse su cui è bloccata la Nazione, guidata da un uomo potentissimo ma da un premier debole. Un miliardario, un tycoon televisivo, un uomo molto potente, un primo ministro che però esercita il suo potere in un sistema obsoleto, complicato, bloccato da infiniti contrappesi che hanno ormai un’unica ragione di esistere: servono nel caso che a ricoprire il ruolo di primo ministro arrivi uno come lui.

Silvio Berlusconi ed il Presidente del Consiglio: i poteri del primo limitano quelli del secondo, le debolezze del secondo si spiegano solo alla luce delle caratteristiche del primo.

L’opinione pubblica, le forze politiche sembrano pensare che dare più potere al premier sarebbe giusto, ma darne altro a Berlusconi sarebbe francamente troppo; e parlando di forze politiche perplesse dalla figura del presidente Pdl è giusto riferirsi anche a parte di quelle che sostengono il Governo in Parlamento, basti pensare allo scontro di questi giorni con Gianfranco Fini ed agli scontri degli anni passati con Buttiglione, Follini, Casini, Alemanno… Addirittura con Bossi, in un passato non remoto.

L’Italia è un Paese ingiusto, che ha bisogno di riforme. In Italia chi nasce povero resta povero, i padri vedono arretrare i figli per status e condizione economica, chi è ricco può molto e chi è povero non può praticamente nulla. In Italia il destino è deciso dal dna: dove nasci, stai.

L’Italia è un Paese spaccato in due; nascere al Sud vuol dire una cosa, nascere al Nord un’altra; studiare al Sud porta a dei risultati, studiare al Nord ne porta altri; lavorare al Sud vuol dire una cosa, al Nord un’altra. Persino la busta paga parla due lingue diverse. Crescere, studiare, lavorare, sono vocaboli che hanno senso diverso. Sposarsi, costruirsi una vita, fare impresa, rivolgersi alla giustizia, essere uomo ed essere donna. Latitudini diverse, storie diverse. In Italia c’è un grande bisogno di riforme: sanità, scuola, previdenza, assistenza, casa, giustizia (sia civile che penale).

In Italia le riforme non sono mai piaciute a nessuno. Per risistemare la sanità, le pensioni, il mercato del lavoro, nessuna forza politica ha mai voluto mettere a rischio il consenso tra i propri elettori. Se qualcuno ha varato una riforma, chi era all’opposizione ha cavalcato il malcontento, ed una volta arrivato al potere ha dovuto contro riformare per accontentare il proprio elettorato. Basti pensare a cosa ha fatto con le pensioni il governo Prodi abolendo il cosiddetto “scalone Maroni”, o cosa sta facendo il Governo Berlusconi con le liberalizzazioni di Bersani.

La teoria, che ha molti sostenitori, è che fino a che non verranno riformate le istituzioni e fino a che il Presidente del Consiglio non verrà dotato di poteri più incisivi nessuno riuscirà mai a cambiare nulla.

L’uomo più potente d’Italia, insomma, cerca di avere più potere, altrimenti resterà impotente. Sembra impossibile, ma è la nostra quotidianità, ormai da quasi vent’anni: il Presidente del Consiglio che vuole le riforme è un uomo troppo potente per farle.

jjj

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