Quando la guerra fra bande finirà

Sì, è imbarazzante che due anni fa Matteo Salvini proponesse – con quella solennità popolana da terzo bicchiere di vino che impasta tutta la sua retorica – addirittura la disobbedienza dei sindaci della Lega contro la legge sulle unioni civili, mentre oggi minaccia ritorsioni contro i sindaci di centrosinistra che non hanno intenzione di applicare il cosiddetto “decreto sicurezza” perché crea problemi alle città invece di risolverne, ed è con ogni probabilità incostituzionale. Ma è imbarazzante anche il contrario, purtroppo, perché all’epoca furono gli elettori del centrosinistra a imbufalirsi e ricordare a Salvini che leggi dello Stato vanno applicate e basta, e lo stesso fecero i dirigenti del PD e gli allora membri del governo: «ogni sindaco è chiamato ad applicare la legge», risposero a Salvini, e «nessuno ha diritto a disapplicare la legge» perché «di fronte alla legge si ferma il politico, persino il magistrato».

Non mi sogno nemmeno di mettere sullo stesso piano una legge razzista e criminogena come il “decreto sicurezza” con quella salvifica e tardiva sulle unioni civili. Il problema però è che in un dibattito politico di questa povertà intellettuale, che si preoccupa di parlare agli elettori sempre e solo come fossero bambini, che non conosce sfumature, che ruota solo attorno alla spregiudicatezza e alla tattica, ogni argomento è prevedibile e ribaltabile alla bisogna: vale tutto, pur di fottere l’avversario. In questo modo si finisce per disinnescare qualsiasi discussione possibile, nonché qualsiasi possibilità di persuasione. La disobbedienza civile è una cosa seria, e pone questioni antiche quanto la democrazia: l’argomento del centrosinistra ieri e dell’estrema destra oggi è che una democrazia non funziona se i pubblici ufficiali decidono quali leggi far applicare e quali no, mentre l’argomento del centrosinistra oggi e dell’estrema destra ieri è che in alcuni casi – estremi e rari – la disobbedienza alle leggi dello Stato è necessaria, e se ne pagano le conseguenze. Sarebbe una cosa interessante su cui discutere e dividersi, a costo di rinunciare alla pretesa di raggiungere conclusioni assolute: magari lo faremo quando la guerra tra bande finirà. Se finirà.

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