Sotto il cielo di un’estate senza le olimpiadi

In una realtà parallela in cui il COVID non esiste o è una semplice influenza, oggi a Tokyo si aprono i giochi olimpici. Per onorare la cerimonia come si deve il Giappone ha reso il 23 luglio 2020 una festa nazionale, scuole e uffici sono chiusi. Ma nella realtà in cui ci troviamo io che scrivo e voi che leggete, oggi è una giornata paradossale in cui c’è la vacanza ma non la ragione per festeggiare. E piove a scrosci.

Per gli stessi motivi quest’anno non ci sarà il mio consueto rimpatrio estivo: voglio evitare quarantene, problemi burocratici causati dallo status incerto di chi ha un visto ma è pur sempre uno straniero in un paese straniero. Per mesi i non giapponesi non hanno capito se sarebbero stati riammessi in Giappone una volta usciti: i decreti e gli uffici competenti si sono mantenuti sul vago facendo capire che tutto poteva essere. Adesso pare che questo “re-entry ban” sia in discussione e chi ha un visto studentesco o lavorativo guadagni qualche diritto a rientrare.

I casi di nuovi contagi a Tokyo sono esplosi nelle ultime settimane ma pochi pazienti sono in terapia intensiva e le morti registrate sono quasi insignificanti. Forse questo dipende dalla massa di ventenni e trentenni che stanno facendo i test.

In quanto a me, sto cercando delle tecniche per sopravvivere all’estate di Tokyo che poi non è nemmeno iniziata ufficialmente visto che la stagione delle piogge si sta allungando rendendo tutta la città una poltiglia umida. In qualche rarissima giornata di sole ho provato a fare cose che di solito non facevo, come prendere la moto e raggiungere Kamakura senza usare l’autostrada. Per tutta quella giornata il tempo è stato miracolosamente meraviglioso e Kamakura è molto carina, come un piccolo borgo affacciato sul mare.

La strada per arrivarci, però, è complicatissima e perfettamente priva di punti di riferimento sia architettonici che naturali: una distesa di strade, incroci, capannoni e negozi tutti uguali. Sulla strada del ritorno ho fatto una pausa a un konbini (i minimarket che vendono di tutto) per comprare una bevanda e nel parcheggio c’era un uomo seduto a prendere l’ombra, testa abbassata e asciugamano avvolto al collo.

Appena sono sceso dalla mia moto lui ha alzato lo sguardo, lentamente, e mi ha detto “Bella moto. Prima è passato uno con lo stesso modello.” Mi sono sentito il gringo di un film western, aspettavo una chiusura del tipo “Hey, straniero, lo sceriffo ti darà filo da torcere”, poi prima di ripartire l’ho salutato con un cenno e lui mi ha regalato una risata molto cinematografica. Sembra assurdo ma anche dopo una gita di mezza giornata, rientrare a Tokyo e vedere le stazioni della metro e poi della linea Yamanote mi dà una sensazione piacevole e un po’ inaspettata di ritorno a casa.

Le mie altre mie attività estive includeranno gli allenamenti con la squadra di baseball di cui ora faccio parte (sto ancora finendo di imparare le regole, ma è divertentissimo) e la ricerca quasi ossessiva di un po’ di Mediterraneo a Tokyo e dintorni. Tutto aiuta: passeggiare nel verde dei parchi cittadini guardando i pini e aspettando che le cicale comincino a frinire, preparare insalate di pomodori, grigliare qualsiasi cosa in terrazzo, preparare la granita. E forse un piccolo viaggio nell’arcipelago di Izu, perché già prendere un aliscafo e raggiungere un’isola significa uscire per un po’ da dove si è normalmente.