Coronavirus a Tokyo

Tokyo, 25 febbraio,  149 giorni alle olimpiadi

Dopo il terremoto e lo tsunami del 2011 lo spavento e l’incertezza per la sorte della centrale nucleare sono state indimenticabili per chiunque si trovasse in Giappone.

Contemporaneamente all’epoca ho notato una profonda calma nella gente, molto più pronta di me per affrontare i disastri imprevisti. Rispetto agli atti di sciacallaggio che mi sarei aspettato, non ho visto nemmeno un prodotto venduto sovrapprezzo nonostante la richiesta avesse svuotato gli scaffali dei negozi; e in generale l’incertezza non è mai sfociata nel panico.

Con il virus corona ho visto dei segni un po’ meno incoraggianti: le file fuori dalle farmacie prima dell’apertura sono fatte di persone che probabilmente fanno incetta di mascherine e liquidi disinfettanti per rivenderli e guadagnarci, impedendo a chi ne avrebbe bisogno di comprarli al prezzo normale. Adesso poi il polline dei famigerati cipressi giapponesi ha cominciato il suo volo e gli allergici soffrono.

Si sentono frasi chiaramente discriminatorie verso ai cinesi, i vicini ingombranti di sempre, e agli stranieri in generale. Almeno un ristorante ha affisso un cartello da povero ignorante in cui annuncia il divieto di ingresso a chi non è giapponese.

Cosa è cambiato in questi 9 anni? Ad esempio i siti di commercio online si sono espansi a dismisura, e ogni privato può vendere qualsiasi cosa anche su Amazon: è per questo che si trovano flaconi di disinfettante con un sovrapprezzo di decine di euro camuffato da spese di spedizione. E poi le malattie sono forse il punto debole della società giapponese, una minaccia contro la quale tutti si sentono più indifesi che nei disastri naturali.

Ieri ho portato le mie bambine al museo dei pompieri: 7 piani di storia dei domatori di disastri, dai corpi volontari di Edo ai giorni nostri. Diorami, video interattivi, automezzi e informazioni su come prevenire e agire durante incendi, inondazioni, eruzioni, tifoni e chiaramente terremoti. Niente su pandemie, però.

È difficile decidere cosa pensare, tutti i reporter stranieri hanno scritto degli errori fatti dalla burocrazia e dal governo giapponesi riguardo ai passeggeri della Diamond Princess, un vero pasticcio gestito male. Qualche volta mi sembra che alcuni giornalisti, specie gli inviati dei media occidentali, decidano una direzione e la cavalchino senza sottilizzare. Gli errori del governo, l’impreparazione dei responsabili sono fatti innegabili, ma non so quante posti al mondo fossero veramente pronti a una crisi epidemiologica di questo tipo, grave o no che sia (lo scopriremo fra non molto).

Di sicuro in Giappone è chiaro a tutti quanto il panico sia disastroso per la società: titoli come quelli che vedo sui giornali italiani qui sarebbero considerati dissennati, o forse uno scherzo. Io mi affido alla percezione della vita quotidiana che, tralasciando alcuni particolari, non è cambiata molto: le scuole e il lavoro funzionano, le attività umane proseguono, ci si lava e disinfetta le mani, nessuno si azzarda a tossire o starnutire in presenza di altri. 


intanto i fiori sbocciano…

Flavio Parisi

Flavio Parisi @pesceriso vive in Giappone dal 2004, insegna italiano all'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, e l'opera lirica in una università giapponese. Il suo blog personale è Pesceriso.