Issyukan

Con oggi siamo a una settimana dopo l’inizio di questo martirio.

La situazione della centrale atomica è presentata alla televisione, secondo il mio modesto parere, in modo esauriente e abbastanza chiaro. Gli esperti spiegano il funzionamento, i danni e le procedure per risolvere i problemi che in questo momento stanno impegnando soprattutto i militari. Ieri, durante le operazioni di riempimento dei contenitori con acqua di mare, una telecamera è rimasta fissa sulla centrale, alla distanza di sicurezza di trenta chilometri, in modo quasi noioso, ma confortante, in qualche modo.

La cosa che preoccupa di più i giapponesi, però, è la situazione degli sfollati. Alla televisione si vedono madri non ancora disperate che cercano i membri della famiglia tra le macerie, in altri rifugi. Oltre al servizio di raccolta informazioni telefoniche per chi non ha notizie dei suoi familiari, molte vittime parlano alla televisione, mostrando un foglio con il nome delle persone disperse, dicendo dove sono e che stanno bene. La situazione è molto dura per i rifugiati: mancano medicine, benzina, biancheria, cibo e tranquillità. La solidarietà degli altri mi fa vedere un paese veramente unito, come si dice, nella disgrazia.

Mi sembra di capire che la gente senta più dolore per le persone che hanno perso tutto piuttosto che paura per le minacce del proprio futuro.