Ironia

Ironia del caso: pubblicità dell’alto commissariato ONU per i rifugiati.

Adesso sono a Kyoto e qui ci sono pane, riso, acqua, tutto, i distributori non hanno la fila, mentre stamattina a Yokohama un mio conoscente ha fatto 3 ore e mezza incolonnato dalle 5 di mattina per fare il pieno. Nel frattempo la fila di macchine aveva raggiunto svariati chilometri.

Le facce qui hanno tutto un altro tono: senza paura, senza stress, sorridenti. Sembra di vivere in un’isola felice. Ogni tanto, però, si sentono i discorsi di gente che è chiaramente scappata dall’ovest senza sapere bene cosa fare: “stanotte dove dormiamo? come ci regoliamo?”, giovani coppie si appisolano sulle panchine dei centri commerciali e della stazione, le teste appoggiate una sull’altra.
Io non so bene cosa fare per tranquillizzare le persone che conosco. Non avrei intenzione di tornare in Italia, ma se apro bocca in proposito a momenti mi mangiano vivo via telefono dall’Italia.

Il fatto è che a guardare la situazione dal Giappone e dall’estero (specie dal nostro amato paese centocinquantenne) sembra che ci si riferisca a cose completamente diverse. Qualcuno evidentemente non dice la verità, ma è difficile capire chi sia, sempre che esista. Di sicuro se metto insieme le informazioni spudoratamente false che parlano di olocausto atomico, Tokyo nel panico, fuga oceanica, mi sa che finisco per credere ciecamente a quello che dicono il governo, la TV e i tecnici giapponesi.

Tanto per aggiungere un po’ del titolo del post: qui a Kyoto adesso sta nevicando.