Alle amichette comprassero un visone

Non vengo dalla cultura femminista e sono molto stupita delle polemiche che sta suscitando, a sinistra, la mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Ho firmato anche io, insieme a Giulia Bongiorno, l’appello a scendere in piazza e la questione mi sembrava molto semplice: si trattava di indire una civile protesta non contro le arcorine, non contro Ruby, la Polanco o le altre, non contro le abitudini private di chicchessia, ma contro l’idea che la selezione della rappresentanza femminile avvenga col “metodo Mora” e le liste bloccate siano usate per dare un salario ad amanti occasionali o fisse del tutto disinteressate alla politica fino al giorno prima.

Questo è il nocciolo politico della questione, e mi è difficile immaginare che ci si possa dividere su un tema così. Eppure, succede. Con effetti paradossali: due sere fa, durante una accesa discussione con un paio di “compagne”, mi sono trovata io, di destra, a difendere Nilde Jotti (che, secondo loro, aveva pure lei il suo Papi a darle una mano), ricordando che approdò in Parlamento da ex-staffetta partigiana e non da ballerina di Macario. Oggi ho letto interdetta un’altra “compagna”, la regista Liliana Cavani, che incita a protestare nel nome dell’antifascismo, collegando le notti di Arcore alla «cultura maschia del Ventennio che ha pervaso la generazione dei nostri nonni».

Magari farebbe bene a tutte sfrondare, semplificare, andare al punto, rinunciando alla piccola vanità di cercare qualcosa di originale da spiegare su una questione che, alla fin fine, è molto banale: la politica è una cosa seria e la scelta delle classi dirigenti – perché tali sono i consiglieri o i parlamentari inseriti nelle liste bloccate – non si può fare promuovendo gente che della politica se ne è sempre fregata. Non c’entra il moralismo, non c’entra la libertà sessuale, non c’entra il fascismo o l’antifascismo. C’entra un minimo di etica pubblica. Alle amichette comprassero un visone o una profumeria, come si faceva una volta: nessuno si scandalizzerà o scenderà in piazza.