Domìni e cortesie

All’ossessione antifiniana non è sfuggito quello che il Giornale chiama “lo strano legame tra Sofri jr e Fli”. Si tratta in pratica del fatto che il dominio Futuroelibertà.com sia stato originariamente registrato a nome del direttore del Post, Luca Sofri. La notizia è stata diffusa da Lettera 43, il sito di Paolo Madron. Il quotidiano di Sallusti ci ha aggiunto un interrogativo: «ma perché il piddino figlio di Sofri amministra il sito ufficiale di Fli?». È talmente divertente vedere il tema del conflitto di interessi evocato dal giornale del fratello del presidente del Consiglio che quasi dispiace dover smentire la cosa, e raccontarla per come è andata.

Il Post partecipò il 30 luglio scorso alla concitata giornata in cui fu annunciata la fondazione dei gruppi finiani con un “concorso” on line: si intitolava, se non ricordo male, «aiutateci a suggerire un nome al nuovo partito dei dissidenti del PdL, prima che sia troppo tardi». Parteciparono in tantissimi (almeno un paio suggerirono proprio “Futuro e libertà”) e quando il nuovo nome fu annunciato al Post lo registrarono per premura in tempo reale, avvisando Fli che era in tutt’altre faccende affaccendata: in due giorni si era consumata a sorpresa l’espulsione di Fini dal Pdl, la decisione di dare vita a una formazione autonoma, la raccolta di firme tra i parlamentari per costituirla, e insomma c’era altro a cui pensare.  Poi, quando in tempi più tranquilli si arrivò a ragionare sul resto – a cominciare dalla registrazione del sito di Fli – esaurimmo con il direttore del Post le pratiche di passaggio del dominio.

Il gentlemen’s agreement probabilmente risulta incomprensibile per chi ragiona ancora in termini di “nemico comunista” e di “nemico interno”. Non ho dubbi che, se quel dominio lo avesse occupato uno dei giornalisti da guardia del Pdl sarebbe stato assai più difficile riottenerlo indietro. Invece bastò una telefonata. Ci ho tenuto a raccontare io la storia perché la conosco in presa diretta, e mi è sembrata a suo tempo un piccolo ma significativo segnale di civiltà e reciproco rispetto che nulla ha a che vedere con il “famolo strano” evocato dal Giornale.

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