La politica alla Schiavone

Francesca Schiavone è una campionessa intelligente. Nella prima intervista dopo la vittoria agli Internazionali di Francia ha spiegato la sua filosofia di gioco e (immagino) di vita con parole semplici: «Amo rispettare il mio avversario, grazie a questo rispetto anche me stessa». E mi è piaciuto anche il consiglio che ha dato ai giovani che aspirano a diventare come lei. Non ha detto “faticate, sacrificatevi, sudate”, ma «divertitevi, ragazzi», perché prenderci gusto e appassionarsi è il modo migliore di riuscire. Adesso alcuni politici milanesi hanno proposto di darle l’Ambrogino d’Oro, e va benissimo, soprattutto se servirà a riflettere un un po’ sulla filosofia di Francesca. Una ricetta che potrebbe essere molto utile all’attuale bipolarismo tutto muscoli che non prevede avversari ma solo nemici giurati. Se poi si può osare un piccolo consiglio senza apparire radical chic (l’accusa che al momento va per la maggiore verso i “finiani”), consiglierei, qualora la Schiavone apparisse sul palco dell’Ambrogino, di evitare il paternalismo già sentito sabato in tv con un servizio che esaltava le campionesse italiane “un po’ mamme un po’ reginette di bellezza”. Ricordiamoci che Francesca ha vinto il Roland Garros, non la Prova del Cuoco.