I finiani sono pochi

Ha ragione Alessandro Gilioli, che sul suo blog Piovono rane si chiede “dove sono i finiani” a proposito delle modifiche inserite a Palazzo Madama al testo di riforma delle intercettazioni. I finiani, effettivamente, in Commissione Giustizia del Senato non ci sono: tutti i rappresentanti del Pdl in quella Commissione fanno riferimento alla maggioranza del partito, e in particolare tutti quelli provenienti da An (il capogruppo Filippo Berselli, Alberto Balboni, Domenico Benedetti Valentini, Giuseppe Valentino, Franco Mugnai) hanno firmato il documento “antifiniano” proposto dagli ex colonnelli di An – Gasparri, La Russa, Matteoli e Alemanno – alla vigilia dell’ultima Direzione nazionale del partito. L’unica “finiana” è Laura Allegrini, che tuttavia è una neofita della Commissione, dove è entrata un anno fa in sostituzione di un collega.

La situazione, insomma, è molto differente da quella della Commissione Giustizia della Camera, dove appartengono all’area “finiana” la presidente Giulia Bongiorno e i deputati Giuseppe Consolo, Antonino Lo Presti, Angela Napoli e Maria Grazia Siliquini. Il loro peso si è fatto sentire nel primo dibattito della legge sulle intercettazioni con la modifica di due punti-chiave del testo base: quello sui “gravi indizi di colpevolezza” necessari per disporre intercettazioni (trasformati in “indizi di reato”) e quello sul diritto di cronaca, che veniva consentito “per riassunto” anche nelle more delle indagini preliminari. Entrambi i punti sono stati contro-modificati al Senato, con i risultati che sappiamo.

Non per eludere il dato politico, ma le cose stanno così. E personalmente non escludo che la zelante tenacia con cui in questi giorni alcuni esponenti del Pdl difendono – oltre ogni ragionevolezza – il “top secret” imposto alle inchieste giudiziarie abbia a che fare (anche) con l’inconfessata volontà di demolire il buon punto di equilibrio raggiunto alla Camera grazie ai “finiani”. Comunque, sono convinta che le norme su giornali e giornalisti saranno riviste. La stessa maggioranza si renderà conto che, dopo il caso Scajola, ciò che prima era azzardato è diventato improponibile. Se avessero i riflessi un po’ più veloci lo avrebbero capito già, senza aspettare l’imput dei sondaggi del weekend e la mobilitazione della stampa italiana (“Giornale” compreso). Staremo a vedere.

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