Con Fini lo scontro è sulla playlist

Pare confermato. La goccia che ha fatto traboccare l’indignazione antifiniana del premier, sfociata nella cacciata di Italo Bocchino, è stata la battuta di Gianfranco Fini a Ballarò sulla canzone Meno male che Silvio c’è. “Non mi piace”, aveva detto il presidente della Camera, e poi “i partiti moderni non hanno bisogno di inni”.

Apriti cielo, da Arcore è partita la folgore. Il problema d’altronde serpeggiava da tempo. Era stata pubblicamente criticata l’evocazione su FareFuturo di Libertà di Gaber. Si era storto il naso per Addio di Guccini (“io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite, 

riflettori e paillettes delle televisioni,

 alle urla scomposte di politicanti professionisti,

 a quelle vostre glorie vuote da coglioni…”) citata in un convegno. 
E c’era l’ambiguo precedente del Mio canto libero intonata addirittura da un palco elettorale. Ma cosa vogliono, questi finiani, oltre al programma rifarsi pure la playlist?

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