Il video di un aereo che atterra su una strada trafficata (fermando a un semaforo rosso, anche)

Il video di un aereo che atterra su una strada trafficata (fermando a un semaforo rosso, anche)

Giovedì un aereo che volava sopra lo stato di Washington, non lontano da Tacoma, negli Stati Uniti, è atterrato nel mezzo di una strada statale a quattro corsie, immettendosi come se fosse una normale auto e fermandosi poi a un semaforo. Nel video che ha ripreso l’atterraggio si vedono le macchine della carreggiata opposta frenare mentre l’aereo si avvicina e scostarsi leggermente verso l’esterno della strada, probabilmente per paura di essere colpite. L’aereo in questione è un KR2, un modello ultraleggero con un solo motore, largo circa 6 metri e lungo quasi 5; l’atterraggio di emergenza è stato causato da un guasto nel sistema di alimentazione dell’aereo, hanno detto le autorità dello stato di Washington.

Il video è stato ripreso dalle telecamere di un agente di polizia, che si è visto arrivare l’aereo davanti e poi è sceso ed è andato ad aiutare il pilota a spostare l’aereo dalla strada. Non è chiaro se il pilota riceverà una multa, intanto il Seattle Times dice che è in corso un’indagine.

Il video della nuova canzone di Fabio Rovazzi

Il video della nuova canzone di Fabio Rovazzi

È uscito il video di “Senza pensieri”, la canzone di Fabio Rovazzi, Loredana Bertè e J-Ax. Sebbene sia alla sua quinta canzone, Rovazzi, il cui vero cognome è Piccolrovazzi, è soprattutto un videomaker e regista. La canzone dura poco più di tre minuti, il video invece ne dura più di sei e ci compaiono, tra gli altri, Paolo Bonolis, Gigi Marzullo, Terence Hill, Fabio Fazio, Enrico Mentana, Max Biaggi e Maccio Capatonda e gli youtuber Anima e Kokeshi. Come già capitato in alcuni dei recenti video di Rovazzi, più che un video musicale è un costoso e ricercato cortometraggio, con un po’ di inserimenti di prodotti a fini pubblicitari, tanti personaggi famosi e un po’ di citazioni, per esempio al film Ritorno al Futuro.

È emersa una telefonata razzista del 1971 fra Ronald Reagan e Richard Nixon

È emersa una telefonata razzista del 1971 fra Ronald Reagan e Richard Nixon

L’Atlantic ha pubblicato la registrazione di una telefonata avvenuta nel 1971 fra Ronald Reagan e Richard Nixon, due ex presidenti degli Stati Uniti, entrambi Repubblicani, di contenuto palesemente razzista. La telefonata avvenne nell’ottobre del 1971: a quell’epoca Nixon era presidente degli Stati Uniti e Reagan era governatore della California. Poche ore prima l’ONU aveva votato a favore del riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese (quella che oggi conosciamo come Cina). La votazione fu fortemente osteggiata dagli Stati Uniti, storici alleati di Taiwan nella disputa territoriale con la Cina iniziata nel 1945. Reagan chiamò Nixon per lamentarsi del fatto che diverse nazioni africane avevano votato a favore del riconoscimento. «La scorsa notte ho visto quella roba in televisione, e vedere quelle scimmie da quei paesi africani… Diamine, sono ancora a disagio a indossare le scarpe!». Nixon rise di gusto.

In realtà, come fa notare l’Atlantic, lo stesso dipartimento di Stato statunitense riteneva che il voto fosse stato condizionato da altri elementi, fra cui le manovre diplomatiche di Francia e Regno Unito.

L’audio è stato pubblicato in un articolo firmato da , uno storico ed ex direttore della biblioteca presidenziale di Nixon, che da anni cercava di ottenere l’autorizzazione a diffondere le registrazioni di alcune telefonate contenute nell’archivio di Nixon (registrate dallo stesso Nixon). In un’altra telefonata, Nixon descrive i delegati africani dell’ONU come «cannibali».

Il New York Times fa notare che Nixon era solito fare commenti razzisti, in privato, su persone di varie etnie: dagli ebrei agli irlandesi agli italo-americani. Anche Reagan fu accusato di adottare una retorica e alcuni stereotipi razzisti durante la campagna elettorale per le presidenziali del 1980. «Se cinquant’anni fa ha detto quelle cose, non avrebbe dovuto», ha detto Melissa Giller, una portavoce della Ronald Reagan Presidential Foundation: «E sarebbe stato il primo a scusarsi». Reagan è morto nel 2004 in seguito alle complicazioni del morbo di Alzheimer.

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