Gli uccelli morti a Roma la notte di Capodanno

Gli uccelli morti a Roma la notte di Capodanno

Da giovedì sera, stanno girando online foto e video che mostrano decine (o centinaia) di uccelli morti in alcune vie del centro di Roma nei pressi della stazione Termini. Secondo le prime ricostruzioni, gli uccelli morti sarebbero per la maggior parte storni, che in questo periodo affollano gli alberi del piazzale della stazione Termini. I motivi della morte di così tanti uccelli non sono chiarissimi, ma si sono fatte alcune ipotesi. La più credibile, per il momento, è quella secondo cui gli uccelli sarebbero morti schiantandosi tra loro o contro i palazzi ai lati delle strade volando disordinatamente dopo essere stati spaventati dai botti e dai fuochi artificiali sparati per festeggiare Capodanno. Questa ipotesi è stata sostenuta anche da un portavoce della LIPU – la Lega italiana protezione uccelli – sentito dall’AGI.

 

Il bilancio del 2020 secondo Zerocalcare

Il bilancio del 2020 secondo Zerocalcare

In primavera, durante il primo lockdown, il fumettista italiano Zerocalcare aveva iniziato a pubblicare sui propri profili social una serie di video dal titolo “Rebibbia quarantine” (che andavano in onda anche su La7, nella trasmissione Propaganda Live).

Erano dei cartoni animati disegnati da Zerocalcare che raccontavano come lui stesso stava vivendo la quarantena dovuta all’emergenza sanitaria, e furono accolti con grande favore dal pubblico, oltre che molto commentati e condivisi, al punto che quando il fumettista aveva smesso di pubblicarli, molti fan avevano chiesto più volte dei nuovi episodi.

Ora Zerocalcare ha pubblicato un nuovo video sullo stile di quelli di “Rebibbia Quarantine”, per fare un bilancio dell’anno che è stato, ancora una volta incentrato su come è stato vissuto il coronavirus in Italia.

La volta che Marshall McLuhan interpretò se stesso in un film di Woody Allen

La volta che Marshall McLuhan interpretò se stesso in un film di Woody Allen

Il 31 dicembre del 1980, 40 anni fa, morì a Toronto Marshall McLuhan, uno dei più importanti e noti sociologi del Novecento. McLuhan è ricordato soprattutto per i suoi studi sugli effetti della comunicazione sulla società, e in particolare per il saggio del 1962 La galassia Gutenberg, in cui usa per la prima volta l’espressione “il medium è il messaggio”, con cui indicava come i media non vadano giudicati in base ai messaggi che comunicano, quanto in base al modo in cui essi stessi organizzano la comunicazione.

McLuhan è noto al grande pubblico anche per una breve apparizione che fece in Io e Annie, film di Woody Allen del 1977. In una scena del film si vedono Allen e Diane Keaton, che interpretano i due personaggi protagonisti, discutere mentre si trovano in fila per andare al cinema. Il personaggio di Allen è particolarmente infastidito da una persona dietro di lui che parla in continuazione pontificando sul cinema di Federico Fellini, tra gli altri, e su Marshall McLuhan.

A un certo punto sia Allen che il signore in fila “rompono la quarta parete” e parlano direttamente in camera. Allen lo accusa di non sapere nulla di McLuhan e lui risponde rivendicando di tenere un corso di “Tv, media e cultura” alla Columbia University. A quel punto Allen fa entrare in scena direttamente McLuhan, che risponde così al signore:

Ho sentito quello che ha detto. Lei… lei non sa niente del mio lavoro. Lei sostiene che ogni mia topica è utopica. Come sia arrivato a tenere un corso alla Columbia è cosa che desta meraviglia!

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