Un video che mostra quanto è difficile smettere di toccarsi la faccia

Un video che mostra quanto è difficile smettere di toccarsi la faccia

Da qualche giorno sui social network circola molto il video di una conferenza stampa organizzata la settimana scorsa in California, negli Stati Uniti, uno degli stati più coinvolti dalla diffusione del coronavirus. Nel video una funzionaria del governo locale consiglia a tutti di toccarsi la faccia il meno possibile – una delle principali raccomandazioni per limitare la diffusione del virus – ma al contempo si lecca un dito per girare i fogli del suo discorso. La funzionaria in questione si chiama Sara Cody ed è la responsabile del dipartimento di salute pubblica della contea di Santa Clara, a sud di San Francisco. BuzzFeed News ha provato a contattarla per chiedere conto del video, ma senza successo.

Un quotidiano australiano ha stampato otto pagine bianche da usare come carta igienica in caso di penuria per il coronavirus

Un quotidiano australiano ha stampato otto pagine bianche da usare come carta igienica in caso di penuria per il coronavirus

Negli ultimi giorni il coronavirus si è diffuso anche in Australia, dove sono stati individuati una sessantina di casi. Come successo in diversi paesi, in molti si sono precipitati nei supermercati facendo la scorsa di oggetti di uso quotidiano. Nei supermercati australiani è stato un problema soprattutto per le scorte di carta igienica: le principali catene hanno ammesso di averne delle riserve molto scarse, e ne sono nati articoli, hashtag e meme sui social network. Un quotidiano australiano – il Northern Territory News, con sede a Darwin, nel nord del paese, e già noto per le sue trovate goliardiche – ha fatto il passo successivo e nell’edizione di due giorni fa ha stampato 8 pagine vuote, così che i lettori possano usarle in caso di (improbabile) necessità.

Vecchi video rimessi a nuovo

Vecchi video rimessi a nuovo

Denis Shiryaev è un utente di YouTube – di cui non si sa praticamente niente – che nelle ultime settimane ha pubblicato sul suo canale alcuni video che, grazie ad algoritmi, appositi software e reti neurali, rendono sorprendentemente moderni e attuali video vecchi anche più di un secolo. Uno dei video mostra immagini riprese sulla Luna nel 1972; uno fu girato a New York a inizio Novecento, altri due a Mosca e a Parigi a fine Ottocento e un altro ancora è una versione migliorata di L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat, famoso cortometraggio del 1896 dei fratelli Auguste e Louis Lumière. Quello di cui si dice, ma quasi di certo non è vero, che fece scappare dal cinema il pubblico in sala, spaventato dall’arrivo del treno.

Per i suoi video “migliorati” Shiryaev usa approcci diversi. In generale li porta sempre a una risoluzione 4K (quindi con immagini particolarmente definite) e con 60 fotogrammi al secondo (nella maggior parte dei film sono 24 e nei film dei fratelli Lumiere erano 16). Nelle descrizioni dei suoi video Shiryaev aggiunge anche link e dettagli tecnici utili a chi volesse capire meglio come fa a migliorare i video: ha spiegato, tra le altre cose, che usa un programma da meno di 100 dollari (Gigapixel AI), un algoritmo che sfrutta reti neurali per colorare le immagini in bianco e nero, e un software (DAIN) per l’interpolazione delle immagini, una tecnica che – molto in sintesi – cerca di indovinare e ricreare fotogrammi che in realtà non esistono, inserendoli tra quelli esistenti.

Le immagini colorate, la cosa forse più evidente a un occhio profano, sono in realtà state criticate da alcuni siti e lo stesso Shiryaev ha scritto, nella descrizione di uno dei suoi video, di non esserne pienamente convinto e soddisfatto. Per il resto, il suo lavoro è notevole e generalmente apprezzato anche dagli addetti ai lavori: chi è interessato, può leggere un approfondimento tecnico fatto da Engadget. Per tutti gli altri è sufficiente guardare – se possibile non da smartphone, data l’alta risoluzione richiesta – uno dei video originali e, allo stesso tempo (o magari in una diversa finestra) uno di quelli modernizzati.

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