Venti minuti assurdi nella finale di Coppa d’Africa tra Marocco e Senegal
Caos, polemiche, una delle due squadre che abbandona il campo per un quarto d'ora e un rigore parato all'ultimo sullo 0-0

Negli ultimi minuti regolamentari della finale di Coppa d’Africa di calcio sono successe parecchie cose abbastanza clamorose: due decisioni arbitrali dubbie, un rigore “a cucchiaio” parato e, in mezzo, una squadra che abbandona il campo per protesta. La finale si è giocata tra Marocco e Senegal: il Marocco giocava in casa, in quanto paese ospitante. Alla fine, nonostante sia stato penalizzato dalle scelte dell’arbitro, il Senegal ha vinto il torneo (per la seconda volta nella sua storia).
Il caos è cominciato nei minuti di recupero del secondo tempo. Al 92esimo, sullo 0-0, il Senegal ha segnato con Ismaïla Sarr, ma l’arbitro non ha convalidato il gol, avendo fischiato poco prima un fallo contro il Senegal, per una trattenuta molto leggera del giocatore senegalese.
Al 97esimo, a pochi secondi dalla fine, l’arbitro ha assegnato un rigore al Marocco per un altro fallo piuttosto dubbio su Brahim Diaz.
L’allenatore del Senegal a quel punto ha chiesto ai suoi giocatori di abbandonare il campo in segno di protesta, ritenendo che il Marocco fosse stato favorito ingiustamente: per una quindicina di minuti non si è giocato.
La partita è infine ripresa con il rigore per il Marocco, potenzialmente decisivo essendo l’ultimo minuto. Il numero 10 Brahim Diaz (fino a quel momento uno dei migliori giocatori del torneo) ha deciso di calciare col cucchiaio, cioè con un debole pallonetto che può riuscire solo se il portiere si butta in anticipo tentando di intuire la direzione. Così non è stato, però: il portiere del Senegal Édouard Mendy è rimasto fermo e ha parato il rigore.
Dopo 23 minuti di recupero, la partita è andata quindi ai supplementari: al quarto minuto del primo tempo supplementare Pape Gueye ha segnato il gol decisivo per il Senegal.
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