Le proteste attorno alle calciatrici della nazionale iraniana in Australia

Dopo l’ultima partita della nazionale di calcio femminile dell’Iran alla Coppa d’Asia, all’uscita dallo stadio il pullman che trasportava le atlete è stato bloccato da decine di persone che hanno protestato contro la squadra, intonando cori a supporto della famiglia reale iraniana (cacciata dalla rivoluzione islamica del 1979) e inneggiando dell’erede dell’ultimo scià Reza Pahlavi, che vive in esilio.

Anche durante la partita, nella zona dello stadio che ospitava il pubblico iraniano si sono viste moltissime bandiere dell’Iran imperiale, la bandiera ufficiale dell’Iran prima della rivoluzione islamica.

Tifosi iraniani che mostrano le bandiere imperiali dell’Iran durante la partita della Coppa d’Asia femminile tra Iran e Filippine allo stadio di Gold Coast, in Australia, 8 marzo 2026 (Albert Perez/Getty Images)

Le giocatrici durante la Coppa d’Asia si sono trovate in una posizione molto difficile e delicata: sono state criticate e chiamate «traditrici» anche dalla televisione iraniana qualche giorno fa, per non aver cantato l’inno dell’Iran durante la partita d’esordio al torneo. Nessuna ha voluto chiarire se il gesto sia stato una protesta contro il regime. Prima delle altre partite del torneo – inclusa quella di ieri – lo avevano cantato.

Molte persone e gruppi per la tutela dei rifugiati come Refugee Council Australia hanno espresso preoccupazioni in vista del ritorno delle atlete in Iran, un paese sotto bombardamenti continui, alla fine del torneo e hanno esplicitamente chiesto al governo australiano di permettere alle giocatrici di rimanere per il tempo necessario in Australia, per la loro sicurezza.

– Leggi anche: L’impatto della guerra sullo sport, non solo in Medio Oriente