Il primo trailer del nuovo film di Maccio Capatonda (pieno di “BRAAAM”)

Il primo trailer del nuovo film di Maccio Capatonda (pieno di "BRAAAM")

È online il teaser trailer di Omicidio all’italiana, il secondo film scritto, diretto e interpretato da Maccio Capatonda, nome d’arte di Marcello Macchia. Il film uscirà nei cinema il 2 marzo e nel cast ci sono anche Herbert Ballerina e Ivo Avido – con cui Capatonda collabora spesso – e, tra gli altri, l’attrice Sabrina Ferilli. Capatonda e Ballerina interpretano il sindaco e il vicesindaco di un comune in cui di solito non succede granché: capita però che ci sia un omicidio, che viene visto come una possibilità per fare come «Cogne, Avetrana e Novi Ligure» e far uscire quel comune dall’anonimato. Ferilli interpreta Donatella Spruzzone, conduttrice di “Chi l’acciso?”. Il teaser è girato come se fosse quello di un grande film americano: pieno di BRAAAAM e con anche un riferimento (la capra) al film horror The Witch.

“Shoplifters of the world” ha trent’anni

"Shoplifters of the world" ha trent'anni

Il 26 gennaio 1987 gli Smiths – forse la band più originale e creativa dei pur prolifici anni Ottanta britannici – pubblicarono una delle loro canzoni più particolari e rappresentative, in un singolo a 45 giri (fu poi inclusa in alcune raccolte successive). Si chiamava “Shoplifters of the world unite”, che vuol dire una specie di “Ladruncoli di tutto il mondo, unitevi” (shoplifters è un termine tutto inglese che indica chi ruba nei negozi): citazione dello slogan marxista “Proletari di tutto il mondo unitevi”, ma anche allusione al termine shirtlifters, usato per definire gli omosessuali (l’omosessualità è sempre stato un tema alluso, citato e implicato nelle composizioni ed esibizioni di Morrissey, cantante degli Smiths). In un’intervista Morrissey spiegò che la canzone parla di “appropriarsi culturalmente e spiritualmente delle cose a proprio vantaggio”.

– Luca Sofri: Fermatemi se vi sembra di averla già sentita

La brutta storia intorno a un manifesto dell’Australia Day con due ragazze musulmane

La brutta storia intorno a un manifesto dell'Australia Day con due ragazze musulmane

Da qualche giorno sui giornali australiani si discute di un’immagine scelta per la festa nazionale del paese, l’Australia Day, che si celebrerà oggi, giovedì 26 gennaio. L’immagine è comparsa qualche giorno fa su un grande cartellone pubblicitario di Melbourne, capitale dello stato di Victoria, e mostra due bambine musulmane di circa dieci anni che sorridono, hanno i capelli completamente coperti da un hijab e tengono in mano una bandiera australiana.

Australia

Il manifesto voleva promuovere il multiculturalismo e faceva parte di una campagna del governo dello Stato di Victoria decisa in occasione della festa nazionale Australia Day: è stato però molto criticato sui social network e da parte di gruppi di estrema destra contro l’Islam con argomenti che sostengono che le due bambine non siano “vere” australiane e che “in nome del politicamente corretto il paese sta per dimenticare la sua vera cultura” (questi sono i commenti meno estremisti, accompagnati però da molti altri razzisti, violenti e islamofobi).

La società responsabile della pubblicità ha detto di aver ricevuto delle minacce e la settimana scorsa ha dunque deciso di ritirarla. A quel punto un’agenzia di pubblicità ha lanciato una raccolta fondi su Internet che in cinque giorni ha messo insieme 165 mila dollari australiani (circa 117 mila euro) per pubblicare l’immagine delle due ragazze in altre città del paese e sui principali quotidiani.

Nel frattempo altre associazioni culturali e governative hanno spontaneamente aderito alla campagna di sostegno alla pubblicità: il Canberra Theatre Centre ha per esempio scelto di trasmetterla fino al 26 gennaio sul grande schermo esterno all’edificio, annunciando la decisione su Facebook. Il teatro ha però ricevuto centinaia di insulti e di messaggi minacciosi in cui si parla di bombe e di incendi. Il gruppo anti-islamico Respect Australiav ha anche pubblicato un video in cui si vede uno dei leader del movimento fuori dal teatro mentre accusa il governo di essere “anti-australiano”: l’uomo, circondato da sostenitori, precisa che le loro proteste non hanno a che fare con una questione razziale o con una discriminazione religiosa, ma con un fatto legato alla cultura australiana e alle sue origini.

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Molti australiani sono critici verso l’Australia Day per altri motivi, e lo chiamano Invasion Day, il giorno dell’invasione: la festa celebra infatti la “scoperta” dell’Australia da parte degli europei e la sua successiva colonizzazione, ma l’isola era a quel tempo già abitata da circa 250 tribù aborigene, ognuna con una sua lingua e con le sue tradizioni che furono poi private delle loro terre e dei loro diritti.

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