Mark Zuckerberg ha una nuova missione per Facebook

Mark Zuckerberg ha una nuova missione per Facebook

Il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha pubblicato una lunga e articolata lettera aperta in cui racconta come vuole aggiornare la missione del suo social network. È il primo aggiornamento ufficiale e formale sugli intenti, e in un certo senso sulla linea, di Facebook dal 2012, anno in cui la società si quotò in borsa. L’obiettivo di Facebook, quello che vedono tutti quando si iscrivono per la prima volta al servizio, è di aiutare a “connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”. Nella lettera, Zuckerberg ammette che questa “mission” ha lasciato diversi punti irrisolti, che ora devono essere affrontati considerate le dimensioni del social network, la comunità online più grande al mondo con oltre 1,8 miliardi di iscritti.

Il nuovo intento è di prendersi meglio cura di cosa avviene dopo che le persone sono state messe in contatto, sviluppando una “infrastruttura sociale” che dia a ognuno la possibilità di “contribuire a costruire una comunità globale che funzioni per tutti”. Per la prima volta in modo articolato, Zuckerberg riconosce che Facebook ha una responsabilità nel modo in cui le persone si informano e vengono informate, e che il social network sta lavorando per creare filtri e nuovi algoritmi che privilegino una conversazione aperta, riducendo il fenomeno della forte polarizzazione degli utenti, che gli stessi social network contribuiscono ad aumentare. I nuovi algoritmi, tra le altre cose, cercheranno di tenere sotto controllo non solo la diffusione di notizie false, ma anche di articoli e contenuti sensazionalistici. Intervistato dal New York Times, Zuckerberg ha detto di avere iniziato a pensare alla sua lettera circa sei mesi fa, dopo il discusso caso della celebre fotografia di una bambina vietnamita che scappa da un bombardamento, censurata da Facebook per la presenza di un nudo. Dopo quell’episodio, Zuckerberg ha iniziato a pensare a quanto sia inefficace la politica per la gestione dei contenuti su Facebook, su scala globale, considerato che percezioni e norme culturali variano da paese a paese. Nella sua lettera, Zuckerberg prospetta anche l’adozione di termini di servizio diversi, a seconda dei paesi.

L’inizio della lettera di Zuckerberg:

To our community,
On our journey to connect the world, we often discuss products we’re building and updates on our business. Today I want to focus on the most important question of all: are we building the world we all want?
History is the story of how we’ve learned to come together in ever greater numbers — from tribes to cities to nations. At each step, we built social infrastructure like communities, media and governments to empower us to achieve things we couldn’t on our own.
Today we are close to taking our next step. Our greatest opportunities are now global — like spreading prosperity and freedom, promoting peace and understanding, lifting people out of poverty, and accelerating science. Our greatest challenges also need global responses — like ending terrorism, fighting climate change, and preventing pandemics. Progress now requires humanity coming together not just as cities or nations, but also as a global community.
This is especially important right now. Facebook stands for bringing us closer together and building a global community. When we began, this idea was not controversial. Every year, the world got more connected and this was seen as a positive trend. Yet now, across the world there are people left behind by globalization, and movements for withdrawing from global connection. There are questions about whether we can make a global community that works for everyone, and whether the path ahead is to connect more or reverse course.
This is a time when many of us around the world are reflecting on how we can have the most positive impact. I am reminded of my favorite saying about technology: “We always overestimate what we can do in two years, and we underestimate what we can do in ten years.” We may not have the power to create the world we want immediately, but we can all start working on the long term today. In times like these, the most important thing we at Facebook can do is develop the social infrastructure to give people the power to build a global community that works for all of us.

Il resto della lettera di Zuckerberg è qui.

Il canestro segnato da più lontano nella storia della NBA, 16 anni fa

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Il 17 febbraio 2001 Baron Davis, forte playmaker dei New Orleans Hornets, dei Golden State Warriors e dei Los Angeles Clippers, fece quello che si ritiene essere il canestro segnato da più lontano nella storia della NBA. Era una partita di stagione contro i Milwaukee Bucks, e Davis allo scadere del terzo quarto tirò da circa 27 metri, praticamente dalla parte opposta del campo. Eseguì il tiro con una sola mano e la palla raggiunse un’altezza di circa sette metri. E segnò come aveva previsto un suo compagno di squadra, che alzò le mani per festeggiare quando la palla era ancora a metà strada. Alla fine gli Hornets vinsero la partita per 103 a 93. Il sito di sport americano SB Nation ha realizzato un bel video in cui racconta la storia del canestro di Davis, degli altri canestri che gli contendono il primato e della fisica del tiro, che era praticamente impossibile da segnare.

Tom Hardy che fa i versi, in “Taboo”

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Taboo è una miniserie storica con protagonista Tom Hardy, trasmessa nel Regno Unito da BBC One e negli Stati Uniti dal canale via cavo FX. Taboo è prodotto fra gli altri dal noto regista e produttore di fantascienza Ridley Scott e racconta la storia di un esploratore britannico che torna nel Regno Unito per vendicarsi della morte del padre. Hardy interpreta un personaggio particolarmente burbero, come si nota tra l’altro dai versi (spesso simili a grugniti) che fa in continuazione. C’è un video che li ha messi uno dopo l’altro, per contarli.

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