La prima ministra neozelandese è stata interrotta da un terremoto in diretta televisiva

La prima ministra neozelandese è stata interrotta da un terremoto in diretta televisiva

Domenica mattina un terremoto ha interrotto un’intervista in diretta televisiva che la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern stava tenendo in collegamento dal parlamento del paese, a Wellington. «Qui c’è un terremoto», ha detto Ardern all’intervistatore in collegamento: le scosse di terremoto non hanno però sorpreso più di tanto Ardern, che ha mantenuto la calma e ha continuato a raccontare sorridendo quello che stava succedendo. Dopo pochi secondi le scosse sono finite e Ardern ha rassicurato di stare bene. Il terremoto, di magnitudo 5,9 e con epicentro a 30 km dalla città di Levin, è durato circa 15 secondi e non ha provocato danni nelle zone interessate.

Una parrocchia di Berlino ha permesso ai musulmani di pregare nella sua chiesa durante il Ramadan

Una parrocchia di Berlino ha permesso ai musulmani di pregare nella sua chiesa durante il Ramadan

Una parrocchia protestante di Berlino ha permesso ai musulmani del quartiere di pregare nella propria chiesa, la Marthakirche, durante il Ramadan. Reuters ha scritto che la parrocchia si è offerta di ospitare le rituali preghiere del mese sacro per la religione musulmana dopo aver scoperto che nelle strutture della moschea Dar Assalam le restrizioni per il coronavirus avrebbero permesso l’accesso soltanto a 50 fedeli. In Germania i luoghi di culto hanno riaperto il 4 maggio dopo diverse settimane di restrizioni.

La pastora della parrocchia, Monika Matthias, ha raccontato a Reuters che durante una recente preghiera ha tenuto un piccolo discorso in tedesco e si è unita ai riti dei fedeli musulmani: «durante le preghiere ripetevo continuamente di sì: abbiamo le stesse loro preoccupazioni».

La prima pagina del New York Times fatta interamente con i nomi dei morti per il coronavirus

La prima pagina del New York Times fatta interamente con i nomi dei morti per il coronavirus

Stamattina il New York Times ha riempito la prima pagina della propria edizione cartacea con due soli elementi: un titolo che annuncia i 100mila morti per coronavirus negli Stati Uniti, e un lungo elenco testuale di una parte dei morti, ognuno dei quali raccontato con una breve descrizione. «Sapevamo che stavamo raggiungendo questo dato», ha commentato Simone Landon, che lavora per la redazione grafica del New York Times, «e sapevamo che in qualche modo avremmo dovuto farci i conti».

L’elenco – che in un altra forma si può leggere anche online – comprende il nome dei morti, la loro età e provenienza e frasi come «direttore d’orchestra con un orecchio formidabile», «imprenditore e avventuriero», «nota per creare spille elaborate e bouquet»; prosegue anche nelle pagine interne.  Negli Stati Uniti, i casi registrati di coronavirus sono più di 1,6 milioni.

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