Questo grafico mostra quanto sono cresciute in una settimana le richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti

Questo grafico mostra quanto sono cresciute in una settimana le richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti

La scorsa settimana 3,3 milioni di persone hanno presentato una domanda per il sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti, battendo ogni record precedente e surclassando le settimane seguite alla crisi finanziaria del 2008 e la recessione degli anni Settanta, come mostra efficacemente un grafico condiviso su Twitter dall’economista Heidi Shierholz.

Negli Stati Uniti i primi veri effetti della pandemia di COVID-19 sono arrivati proprio la scorsa settimana, e le chiusure e le restrizioni – per ora molto più lievi di quelle italiane – hanno evidentemente già fatto perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro. Tre settimane fa le nuove richieste di sussidi di disoccupazione erano state 210mila, due settimane fa 282mila: l’incremento è stato del 1.500 per cento in due settimane. Da oltre dieci anni, inoltre, le richieste di sussidi stavano diminuendo significativamente, come mostrato nel grafico, per via della buona salute dell’economia americana.

Anche Londra si è svuotata

Anche Londra si è svuotata

Lunedì sera il primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato che da oggi, martedì 24 marzo, anche il Regno Unito avrebbe adottato misure simili a quelle già in vigore in Italia da ormai diversi giorni, per cercare di fermare la diffusione del coronavirus. Le misure, infatti, consentono gli spostamenti solo per una serie di motivi precisi e impongono la chiusura di tutti i negozi che vendono beni considerati non essenziali. Da oggi quindi anche Londra, la capitale del paese, è insolitamente vuota, anche nei suoi luoghi più noti e generalmente affollati. Lo ha mostrato, tra gli altri, un breve video di Sky News che contiene diverse riprese aeree.

Il nuovo logo dei Los Angeles Rams non è stato accolto bene, diciamo

Il nuovo logo dei Los Angeles Rams non è stato accolto bene, diciamo

Lunedì i Los Angeles Rams – la principale squadra di football della città californiana – hanno presentato il loro nuovo logo: non un semplice restyling, ma una rielaborazione completa dell’immagine coordinata della squadra che però ha mantenuto come elemento centrale il montone, suo simbolo dal 1936, anno della fondazione.

Il logo era stato anticipato online alcuni giorni fa, e già allora non era stato accolto bene. Ora che è stato confermato, le critiche più diffuse continuano a riguardare la sospetta somiglianza con il logo dei Chargers, l’altra squadra di football di Los Angeles.

La somiglianza è evidente e c’è chi crede possa essere una scelta precisa da parte dei Rams per provare a sfruttare la scarsa popolarità dei Chargers, i cui pochi tifosi si trovano spesso in minoranza anche nelle partite casalinghe. Oltre al corno del montone che ricorda il fulmine, il logo dei Rams può essere letto come un acronimo – “LAC” – che di certo non sta per Los Angeles Rams.

C’è chi poi ha fatto notare un’altra evidente somiglianza con il logo dell’Angelo State University di San Angelo, in Texas, mentre altri tifosi lo hanno accostato ironicamente ai loghi di Internet Explorer, di discount e stazioni di rifornimento o di notiziari californiani.

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